venerdì, 18 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Palmira, oh cara …
Pubblicato il 22-05-2015


Ci siamo. Mentre Obama continua a lanciare messaggi tranquillizzanti, l’Isis si è ormai presa metà della Siria. Anche la storica e artistica città di Palmira è finita in mano al califfato. Se fosse vero che la guerra non sta volgendo a favore dei tagliagola, perché i neri guerriglieri dell’integralismo islamico continuano ad avanzare? E soprattutto cosa sta facendo la comunità internazionale per sconfiggere uno dei più pericolosi e criminali fenomeni che l’umanità abbia mai conosciuto?

Lasciamo stare gli errori compiuti dall’Europa e dall’Occidente, come le guerre che si potevano evitare, quella all’Iraq e alla Libia di Gheddafi. E lasciamo anche stare quel che non si è fatto: gli aiuti mancati alle correnti laiche e democratiche di opposizione al regime di Assad, impedendo che queste fossero sopraffatte da quelle integraliste. Soprattutto ricordandoci che proprio dalla Siria e dalla sua guerra civile è nato e si è diffuso l’Isis.

Quello che adesso importa è decidere come fermare questa barbara avanzata, costellata da infami delitti, da crudeli tragedie, da continue minacce alla civiltà liberale. Questo vorrei soprattuto sottolineare, e cioè che l’Isis rappresenta il più straziante ritorno alla civiltà della sopraffazione. A quella che nega il diritto alle più elementari libertà civili e religiose, che impone una teocrazia che annulla tutte le diversità e le colpisce con la morte più truce, spesso con la decapitazione. Una sorta di rogo seicentesco degli infedeli che si ripete nelle forme più orrende.

Noi facciamo ancora finta di niente. Pensiamo che sia conveniente non capire. Lasciamo che lo stato islamico si espanda, lanciando il pericoloso messaggio di vittoria? Riteniamo che basti qualche azione di cielo traverso i droni americani (peraltro ingiustamente ritenuti meno crudeli di un’azione di terra e invece lo sono assai di più perché spesso sparano nel mucchio seminando anche morte tra gli innocenti). Riteniamo davvero che basti qualche migliaio di soldati iraniani e qualche svagato militare iracheno per avere la meglio?

Obama, che intanto ha ritirato i suoi dall’Iraq, oggi in preda alla confusione di governi sciiti, che vengono vissuti come la peste dai sunniti, anche dalla parte di sunniti non bahatisti, invita ad avere fiducia. Non si comprende perché con questi risultati. Non si rimedia agli errori di Bush con un semplice dietrofront mentre tutta la regione è in fiamme. Prima o poi, spero non troppo poi, ci si deciderà a prendere il toro per le corna. Lo penso da tempo. Sono assolutamente estraneo ai miti interventisti, ma sono ugualmente estraneo a quelli falsamente pacifisti, che si manifestano sempre con una doppia ipocrita valenza.

Quella di estraniarsi per egoismo nazionale, o peggio occidentale, e quello di sopportare le sopraffazioni e le ingiustizia attraverso un pericoloso lasciar fare, alla luce di un deleterio e improduttivo complesso di colpa. Oggi, mai come oggi, il mondo globalizzato appartiene a tutti. È un vecchio insegnamento internazionalista così ben celebrato da Hemingway e dal suo “Per chi suona la campana”. Non vorrei che adesso fossimo passati dall’interventismo immotivato di Bush al neutralismo ipocrita che è premessa all’abdicazione.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Dispiace per Palmira. Ma non a tutti sta a cuore l’ “heritage”.
    Guardiamo da un altro punto di osservazione: presa Palmira la via per Damasco sembra spianata. Sarebbe proprio un bel lavoro se il Califfato facesse fuori Assad, che non piace agli USA anche perché ha lasciato le basi alla Russia.
    Debbo aggiungere altro od è chiaro perché l’IS non si ferma?

  2. Che il cielo mi perdoni, ma credo che non esista altra strada: fermarli costi quel che costi. Cominciamo a pensare che non esiste che bande di ribelli armati ed addestrati, siano in grado di tener testa in campo aperto ad eserciti regolari, dotati di armamenti e tecnologie di avanguardia, riuscendo a sconfiggerli e disperderli. Significa che questa gente, oltre ai finanziamenti di cui tutti sanno, possono competere su una rete di rifornimento di materiali e mezzi degni un esercito altamente qualificato, addestrato e con un livello di comando e di struttura di tutto rispetto. Ciò determina che si possa equiparare ad un qualsiasi altro esercito nazionale invasore. L’ONU risponda con fermezza e determinazione, autorizzando un’azione di pulizia senza precedenti che fermi sul nascere questo fenomeno panislamizzazione, che tanto somiglia a qualcosa di già visto in tempi non lontani. Ne va del futuro dell’umanità che stanno tentando di distruggere minandone le radici.

      • Moreno, assolutamente non intendo parlare di “pulizia etnica”, quella me la ricordo e bene, purtroppo. Fare pulizia di questi pazzi che operano “pulizia religiosa” oltreché “pulizia culturale” credo sia però un dovere della comunità internazionale, dopo il fallimento di qualsiasi azione diplomatica. Senz’altro il tuo ragionamento sulla manovra USA per destabilizzare Assad può avere un senso, ma che scopo è sotteso allora alla distruzione del patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO? Attento Moreno, come nel regime nazista, le prime vittime dell’ISIS sono gli stessi Islamici, oltretutto selezionati secondo componente e decapitati senza pietà se non allineati al Califfato. La pulizia etnica che tu richiami, ahinoi, è già in corso.

Lascia un commento