lunedì, 18 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pensioni di invalidità.
Al Sud sono il doppio
rispetto al Nord
Pubblicato il 04-05-2015


Al Sud le pensioni di invalidità civile rappresentano il 22,96% del totale delle pensioni erogate nell’area (1,25 milioni su 5,47 milioni assegni totali), una percentuale doppia rispetto al Nord (all’11,36%, meno di un milione su 8,77 milioni). È quanto emerge dall’Osservatorio Inps sulle pensioni con dati riferiti a fine 2013. Non è un caso se tra gli interventi di spending review contemplati nel Def, che è stato appena approvato, sono previsti anche controlli più stringenti sulle prestazioni sociali a partire dagli assegni di invalidità, oltre che un’ accelerazione dei costi standard, con le spese dei Comuni che dovranno essere tutte messe online.

Intervento sulle pensioni in legge di stabilità
Intanto il governo ha fatto sapere che interverrà sulle pensioni, modificando la riforma Fornero nella legge di stabilità. Lo ha recentemente annunciato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, citando tra le «situazioni da affrontare», quella «dei lavoratori vicini alla pensione ma privi dei requisiti, non coperti da ammortizzatori sociali, che rischiano di trovarsi in una terra di nessuno», e più in generale il nodo della «flessibilità in uscita». Poletti ha ricordato che «l’Inps è impegnata in un lavoro di analisi e nella predisposizione delle opzioni possibili che devono essere efficaci ed economicamente sostenibili». Il dossier è allo studio dell’esecutivo con l’obiettivo di disinnescare possibili “problemi sociali”, lo stesso Poletti ha rilanciato la proposta del “prestito pensionistico” elaborata dal suo predecessore, Enrico Giovannini: al lavoratore vicino alla pensione verrebbe data la possibilità di incassare in via temporanea un assegno pensionistico, da restituire in piccole somme alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.

La proposta Boeri
Una proposta ulteriore sarà presentata dall’Inps a giugno. Lo ha anticipato lo stesso presidente dell’Istituto Tito Boeri, che ha avviato l’operazione trasparenza per far emergere le situazioni di privilegio, con assegni pensionistici solo parzialmente coperti dai contributi versati. Il passo successivo potrebbe essere la proposta di un intervento di riequilibrio contributivo, o di un contributo di solidarietà per le pensioni più alte (non giustificate dai contributi versati). I proventi potrebbero finanziare il contrasto a situazioni di povertà, soprattutto nella fascia 55-65 anni, o per appesantire gli assegni più bassi.

Non previsti tagli per fare cassa
L’intervento sulle pensioni però non sarà per “fare cassa”, ha precisato Yoram Gutgeld – commissario alla spending review – che ha nuovamente ribadito: «Le pensioni non verranno toccate, per ottenere un risparmio significativo avremmo dovuto toccare anche quelle da 2-3mila euro che sono buone pensioni ma non da ricchi. Perciò abbiamo deciso di non farlo».

Le istruzioni Inps. Tetto pensioni, il calcolo dal 2015
L’Inps spiega come si calcola l’assegno applicando il tetto pensioni previsto dalla Legge di Stabilità ai trattamenti che dal 2012 conteggiano le quote maturate con il contributivo: le regole sono dettagliate nella circolare n. 74/2015, relativa alle novità previdenziali inserite in Legge di Stabilità (tetto pensioni, niente penalizzazioni pensioni anticipate).
La normativa. Il riferimento normativo è il comma 707 della legge di Stabilità che prevede che l’importo complessivo della pensione non possa essere più alto di quello che risulterebbe dal computo con il sistema retributivo (quindi, in pratica, stabilisce un tetto massimo pari all’80% dell’ultimo stipendio).

Chi riguarda
La circolare Inps chiarisce che la norma riguarda lavoratori che, al 31 dicembre 1995, avessero già un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni. In base a quanto prefigurato dalla Riforma Fornero delle pensioni di fine 2011, questi lavoratori restando al lavoro oltre il 2012 conteggiavano le quote di pensione perfezionate con il sistema contributivo, mentre ai periodi precedenti continuava ad applicarsi il sistema retributivo. Questa norma provocava una sorta di distorsione, con pensioni che in virtù del doppio calcolo (retributivo più contributivo dal 2012) risultavano alla fine più alte rispetto a quelle che sarebbero maturate applicando il semplice calcolo retributivo.

Il calcolo
Adesso, la norma cambia e l’importo massimo della pensione resta quello del retributivo. Ma come si determina il calcolo? Il meccanismo, che non è semplice, viene puntualizzato nella circolare Inps. Bisogna mettere a confronto due diverse operazioni, e alla fine scegliere quella da cui risulta la cifra minore. Ecco i due sistemi di calcolo da raffrontare: calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011 e calcolo contributivo per le anzianità maturate a partire dal 1° gennaio 2012; calcolo interamente retributivo per tutte le anzianità contributive perfezionate dall’assicurato. Se dal computo misto risulta una cifra più bassa, questa continuerà a essere la pensione accreditata, se invece l’importo più basso risulta dal calcolo interamente retributivo, quest’ultimo corrisponderà al versamento. Significa che le pensioni che rientrano in quest’ultimo caso, di fatto, dal primo gennaio di quest’anno subiscono una decurtazione rispetto all’importo liquidato precedentemente.

I limiti
Per la determinazione del trattamento pensionistico con il sistema retributivo, ci sono alcune differenze in confronto al vecchio sistema in vigore fino al 2011, che afferiscono unicamente il limite massimo di anzianità contributiva. L’anzianità contributiva valorizzabile è pari a quella necessaria per il raggiungimento del diritto alla prestazione, incrementata con quella che il lavoratore consegue fino al primo periodo utile per la corresponsione dell’assegno previdenziale. I limiti per il diritto alla prestazione nel 2015 sono i seguenti: 20 anni di anzianità contributiva ed assicurativa per la pensione di vecchiaia; 35 anni di anzianità contributiva ed assicurativa per la pensione di anzianità con le quote;
40 anni di anzianità contributiva ed assicurativa per la pensione di anzianità indipendente dal requisito anagrafico;
41 anni e 6 mesi per le donne e 42 anni e 6 mesi per gli uomini di anzianità contributiva ed assicurativa per la pensione anticipata.

Naspi 2015. Come calcolare l’improto del nuovo sussidio di disoccupazione

Il nuovo sussidio di disoccupazione Inps è di fatto entrato in vigore: Naspi 2015 è infatti operativo a partire dal 1° maggio 2015 come nuova indennità, in sostituzione di Aspi e Mini Aspi, introdotta dal Governo Renzi tramite il Jobs act. Ma come si fa a sapere l’entità del trattamento economico che compete ai nuovi disoccupati? In questa breve nota si cercherà di fornire una piccola guida per riuscire a calcolare l’importo spettante.

Naspi 2015 Inps, come determinare l’indennità
Il procedimento per la determinazione dell’importo Naspi da attribuire ai richiedenti non è molto semplice, ma conoscerne il metodo può servire a farsi un’idea di quanto un soggetto disoccupato potrebbe percepire a partire dal mese di maggio. La prima cosa da fare e individuare la retribuzione media settimanale del lavoratore negli ultimi quattro anni. La cifra ottenuta va moltiplicata per un coefficiente fisso, ovvero 4,33. Il risultato di questo computo è lo stipendio di riferimento per computare la Naspi. Se l’importo è pari o inferiore a 1.195 € (lordi), il sussidio corrisponderà al 75% di questo importo. Se invece lo supera, corrisponderà al 75% di 1.195 € più il 25% della cifra in eccesso. L’importo massimo della prestazione di disoccupazione Naspi è fissato in 1.300 euro ed ha una durata massima di due anni. A decorrere dal quarto mese però, l’importo sarà ridotto progressivamente del 3% ogni 30 giorni. E’ possibile anche avere tutta la somma spettante in un’unica soluzione.

Calcolo Naspi, esempio operativo
Un lavoratore che ha guadagnato per i precedenti quattro anni 12.500 euro, avrebbe una retribuzione settimanale di 240 euro (12.500/52 settimane) che, moltiplicata per il coefficiente fisso, equivale ad un importo di 1.040 euro. L’assegno Naspi concedibile in questo caso si attesterà al 75% di questa cifra, per cui ammonterebbe a circa 780 euro. Questo per i primi tre mesi. Dal quarto in poi interverrà la decurtazione mensile del 3 per cento. Un lavoratore che ha invece percepito negli ultimi quattro anni un totale di 100mila euro, otterrebbe una retribuzione media di 480 euro. Questa, moltiplicata per il coefficiente fisso, corrisponde ad un importo di 2.080 euro circa, quindi superiore ai 1.195 euro. In questa ipotesi, per conteggiare l’assegno Naspi bisognerà fare il 75% di 1.195 euro (896 euro), più il 25% dell’importo restante (220 euro). L’assegno Inps Naspi dei primi 3 mesi da mettere in pagamento, sarà pertanto dato dalla somma di queste due risultanze.

Carlo Pareto

Angela Merkel Angelino Alfano bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento