venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. La Corte ha ragione,
ma fanno il contrario
Pubblicato il 11-05-2015


Quando “a botta calda”, tre ore dopo la notizia che rendeva pubblica la sentenza della Corte costituzionale, ebbi modo di commentarla affermando che non si trattava affatto di un fulmine a ciel sereno, poiché era tanto tempo che sostenevamo l’incostituzionalità dei provvedimenti targati Monti-Fornero, che bloccavano l’indicizzazione delle pensioni, che la sentenza era giusta e andava applicata senza perdere altro tempo e che bisognava guardarsi dai tanti tentativi di imbroglio che avrebbero preso vita da subito, avevo sicuramente ragione.

Sostenere “io l’avevo detto” è sempre antipatico, lo è sicuramente di meno ricordare il motto andreottiano sul pensar male che è peccato ma spesso ci si azzecca. Quello che sta succedendo in queste ore dimostra quanto sia buona norma non dare mai niente per scontato neppure quando si parla di sentenze della Corte costituzionale. Sentenze che a detta di tutti vanno rispettate e applicate ad opera di chi intanto cerca di smontarle pezzo per pezzo.

È quanto sta succedendo con una operazione in grande stile. Padoan ha chiaramente fatto ricorso all’argomento che meno ci saremmo potuti aspettare in questo momento, la sacralità della Commissione europea. Prima viene il bilancio e poi tutto il resto e i diritti valgono solo se non si mettono in discussione i parametri fissati dalla Commissione, che in questo caso finisce per riproporci chiaramente il ruolo che la Trojka ha svolto, certo in condizioni molto più drammatiche, per la Grecia.

Dove sia finita la convinzione che l’Italia possa ripartire solo puntando sulla crescita e che la crescita stessa dipende anche dall’aumento dei consumi interni sembra che Padoan, dopo averlo ricordato a noi tante volte, se lo sia completamente dimenticato. Come se non bastasse il terrorismo sui conti, è arrivato il sostegno de ‘la Repubblica’, che ha scoperto un nuovo terreno di lotta contro i contenuti della sentenza. Ricostruendo l’andamento del dibattito in seno alla Corte costituzionale, la Repubblica ci ha spiegato che Giuliano Amato, capo della cordata contraria alla sentenza, è stato sconfitto per sbaglio e che il sei a sei che ha fatto sì che il Presidente diventasse decisivo con il suo doppio voto per approvare la sentenza sarebbe cancellato sicuramente e con un esito nettamente favorevole ai contrari se si rivotasse oggi.

A parte la singolarità di una interpretazione degli umori e degli orientamenti dei componenti della Corte che dipenderebbero evidentemente dalle variazioni meteorologiche, ci domandiamo che senso abbia e a che pro si sostenga oggi una tesi che di fatto favorisce ogni manovra tendente al rinvio in attesa di tempi migliori. Non dimentichiamoci neppure di un sottosegretario del governo in carica che si è addirittura spinto a dichiarare ‘immorali’ eventuali rimborsi per pensionati il cui reddito superi un certo limite.
Cerchiamo allora di ricordare alcune cose semplicissime.

Una pensione minima dà un reddito non solo insufficiente, ma al di sotto della soglia di sopravvivenza. Tre minimi fanno 1.450,00 € al mese, metteteci sopra l’Irpef, le addizionali e capirete che il moralismo di questo sottosegretario è davvero il frutto o di ignoranza o di insensibilità sociale. Va anche tenuto conto che i pensionati italiani pagano molte più tasse dei pensionati del resto d’Europa. Non dimentichiamoci poi che, nel corso degli ultimi dieci anni, le pensioni hanno perso tra il 25% e il 30% del loro valore, mentre tutti spiegavano al mondo che l’unica strada per favorire la ripresa era l’incremento dei consumi interni. È ormai chiaro che nel mondo politico e purtroppo anche in quello giornalistico si preferisce parlare di spesa pensionistica e non di pensioni, di bilancio dell’Inps e non di condizioni e qualità della vita dei pensionati. Che milioni di pensionati abbiano dato fondo anche ai pochi risparmi per aiutare i nipoti a sopravvivere è solo un dettaglio, loro in quanto pensionati sono comunque nemici dei giovani punto e basta.

Non credo sia possibile continuare su questa strada, se ciò dovesse avvenire, come anziani dovremmo diventare i rottamatori alla rovescia e affermare con forza che i giovani hanno fallito e ora tocca agli anziani, chiarendo in modo inequivocabile che i giovani non hanno fallito per colpa loro, ma in quanto si sono fidati dei pifferai che, in nome di un giovanilismo bieco e senza principi hanno scatenato la criminalizzazione dei pensionati e delle pensioni per fini politici, che per loro vengono prima di qualsiasi preoccupazione sociale.

Per favore facciano presto a decidere. Ci dicano come intendono pagare, sapendo benissimo che non essendo noi della categoria del tutto e subito non pretendiamo miracoli. Semplicemente non vorremmo più essere presi in giro e soprattutto vorremmo essere messi in condizione di sapere oggi che cosa succederà domani.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. E se tornassimo a fare i Socialisti cominciando a contestare vivacemente questa casta di pseudo politici che hanno tradito i padri fondatori della Repubblica nata dalla RESISTENZA e per opportunismo si sono venduti al miglior offerente. Altro che catto-comunisti questi sono solo degli opportunisti che coprono le loro malefatte con Karl Popper.

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