lunedì, 18 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

PENSIONI NEL MIRINO
Pubblicato il 19-05-2015


Pensioni-bonus

Dopo Boeri, il presidente dell’INPS nominato da Renzi, è la volta di Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spending review del governo Monti tornato alla sua scrivania al Fondo Monetario Internazionale, a spiegare che le pensioni costano troppo, insomma per chi non l’avesse capito, che vanno tagliate.

“La spesa per pensioni in Italia è pari al 16,5% Pil, la più alta tra Paesi avanzati” ha detto Cottarelli a Radio Anch’io, aggiungendo pure che “alla luce della sentenza della Consulta occorrerebbe un provvedimento ben disegnato per evitare problemi legali futuri” e che soprattutto bisognerebbe commisurare le pensioni già in essere ai contributi effettivamente versati.

Sull’INPS oneri impropri
L’ex ‘mani di forbice’, com’era stato soprannominato, ha ricordato poi che in Giappone la spesa pensionistica pesa per l’11,12% del Pil ma, bontà sua, ha avuto anche l’onesta di aggiungere che in Italia, nella spesa pensionistica, rientrano alcune voci “che in altri Paesi sono catalogate come spesa per l’assistenza”. Al netto di queste voci improprie caricate sul bilancio generale pari al 2% del PIL, comunque, a detta di Cottarelli, resterebbe “comunque un peso molto elevato” determinato dall’anzianità relativa della popolazione italiana e dal fatto che “in passato le pensioni erano più elevate dei contributi effettivamente pagati”.

La verità è che con la riforma Dini prima e quella Fornero dopo, il ‘sistema’ è già in equilibrio per il prossimo mezzo secolo, ma il governo cerca soldi e non vuole fare tagli alla spesa pubblica in altri settore come, spiega Cottarelli, riducendo il peso delle innumerevoli e inutili società partecipate: “Ce ne sono alcune – ha detto – che non hanno personale, ma solo CdA, non farebbe troppo male chiuderle”.

Col ‘bonus Poletti’ ci rimettono tutti 
Intanto, in attesa di conoscere nel dettaglio il testo del provvedimento del Governo, il cosiddetto ‘bonus Poletti’, si cominciano a fare conti più precisi. Da una parte il regalo agostano dei 500 euro medi e dall’altra la cifra che è mancata a quelle pensioni interessate dal blocco del governo Monti. Con una pensione da 1.700 euro lordi – circa 1.300 netti – il ‘bonus Poletti’ vale 750 euro, ma lo stesso pensionato avrebbe dovuto avere invece 1.051 euro netti. In questo caso gli viene restituito  tre quarti circa del maltolto. Con 2.200 euro di pensione, i 450 euro di “bonus” invece poco più di un terzo dei 1.278 euro che l’INPS doveva pagare per una rivalutazione integrale. A 2.700 euro il regalo agostano si ferma a un quarto appena e a 3.200 – circa 2.200 netti – è pari a zero. In totale nel biennio 2012-2013, il Governo si è tenuto in tasca circa 5 miliardi di euro. Non c’è da stupirsi se poi i consumi, perfino quelli alimentari, sono crollati.

*   *   *

I maghi hanno sterminato i gufi
di Silvano Miniati

Probabilmente a mia insaputa, il che sarebbe un inconveniente che sembra capitare sempre più spesso nel nostro Paese, in questi giorni deve esserci stata un’invasione di maghi e maghetti che hanno definitivamente annientato l’esercito di gufi che stava invadendo l’Italia.

Il risultato di questa operazione è sotto gli occhi di tutti, l’Italia non è più un Paese oppresso dai pensionati e schiacciato sotto l peso delle loro pensioni. I nuovi maghi ne hanno semplicemente fatte sparire diversi milioni. Scherzi a parte sarà bene ricordare alcuni dati che risultano essere occultati.

I pensionati in Italia (fonte: Casellario dei pensionati sito INPS aggiornato al 2013) risultano essere 16.393.369. Per il Governo sono in questi giorni invece molti, ma molti di meno. Nella voce “non aventi diritto a nessun recupero” il Governo calcola coloro che usufruendo di redditi inferiori a tre volte il minimo non avrebbero subito nessun danno. In questa grande massa di pensionati ci stanno anche coloro che hanno assegni mensili molto, ma molto bassi, in qualche caso inferiori a 250 euro al mese. Si parte quindi da redditi di 250 euro al mese con 692.597 pensionati e si risale ad 1.740.074 pensionati con 1500 euro lordi al mese.
Nella fascia al di sotto del 1500 euro si trovano ben 10.368.586, pensionati che sono senza ombra di dubbio coloro che hanno i trattamenti più bassi e che vengono indicati come coloro che sarebbero stati privilegiati a scapito di coloro che hanno invece trattamenti più alti. Questi non sono neppure presi in considerazione dai provvedimenti del Governo. Tra essi ci sono gli incapienti per i quali, malgrado le promesse, in questi anni non è stato attuato nessun provvedimento migliorativo. Tutti assieme fanno parte di quei milioni di pensionati ai quali era stato promesso un intervento collegato alla scelta che portò il Governo Renzi a decidere un miglioramento di 80 euro mensili per quasi tutti i lavoratori, ma niente per i pensionati. Eppure, chi ha dubbi si vada a rileggere dichiarazioni e tweet; l’intervento a favore dei pensionati era stato tante volte annunciato e garantito senza che si sia neppure spiegato il perché si è cambiata completamente idea. È chiaro che, in barba a tutti i ‘gufi’ di questo mondo, Renzi e Padoan, prima o dopo, ci spiegheranno che è stata l’Europa a pretendere il rispetto di vincoli di bilancio che hanno resa inevitabile una così clamorosa giravolta da parte del Governo.

Leggendo il provvedimento del Governo sono tante le questioni che andrebbero chiarite a partire dall’ammontare vero del costo della sentenza qualora si fosse deciso di applicarla integralmente. Difatti si era partiti da quattro-cinque miliardi il giorno della pronuncia della Corte per salire poi a nove, poi a undici e ora improvvisamente siamo arrivati a diciotto. Viene proprio da domandarsi come si fanno i conti nelle stanze del Governo.
Se il costo totale della sentenza arrivasse davvero a diciotto miliardi i casi sono due: o il Governo ci fornisce i dati precisi disaggregando quel costo per fasce di reddito, o ammette che diciotto miliardi rappresentano una ‘invenzione spauracchio’ inventata ad arte per dimostrare che la Corte Costituzionale ha assunto decisioni avventate e senza nessuna consapevolezza di quali siano davvero gli interessi generali del Paese. In sintesi o ha ragione Penati che questi giudizi durissimi sulla Corte Costituzionale li ha espressi ieri su ‘la Repubblica’, o c’è qualcuno nel Governo, al Tesoro o chissà dove, che mesta nel torbido.

Ascoltando i commenti di tutti coloro che suonano le trombe pro Governo, non c’è nessun riferimento alla condizione reale dei pensionati. Possibile che il Ministro del Lavoro non sappia che il costo della previdenza italiana è più alto di quello degli altri Paesi e che però, a conti fatti, i trattamenti pensionistici per i lavoratori italiani sono drammaticamente più bassi?
Nessuno ha spiegato ai nostri governanti come è fatto il meccanismo di indicizzazione che, complice un paniere di rilevazione dei prezzi abbastanza imperfetto, dà risultati molto discutibili e soprattutto che il fatto che l’aumento dei prezzi venga apprezzato per l’anno successivo produce di per sé effetti negativi e alimenta quel fenomeno di erosione del valore reale delle pensioni che in dieci anni ha abbattuto, in media del 27% il loro valore reale.
Milioni di pensionati tagliati fuori da qualsiasi beneficio. Altri messi nelle condizioni di potersi far valere solo ricorrendo al tribunale, ma il tutto non sembra minimamente allarmare il Governo che anzi rilancia, come usa fare ormai da diversi mesi.

Chiariamo allora alcune bugie che ci vengono propinate in queste ore: il Presidente del Consiglio sostiene che il guaio è stato combinato da altri e giudica in modo molto pesante chi, degli altri, ha approvato a suo tempo le decisioni di Monti e della Fornero. È difficile dare torto a chi denuncia il comportamento dei politici che allora approvarono. Ma come si fa a non tenere conto che i sindacati assieme a milioni di pensionati si opposero da subito al provvedimento e ne denunciarono la incostituzionalità?
Scartabellando tra gli appunti non trovo tra i critici del tempo né Boeri né Ichino né Giuliano Amato.
Il Presidente del Consiglio sostiene anche che lui non c’entra, che il tutto dipende da errori degli altri. Ma gli 80 euro ai pensionati li aveva promessi lui e non già Monti o Enrico Letta. La decisione di alleggerire il carico fiscale agli imprenditori senza dare niente ai pensionati, non sono stati gli ‘altri’ a prenderla. In materia di Fisco sarebbe davvero ora che il Governo prendesse atto di quanta Irpef pagano i pensionati e che basterebbe alleggerire un tantino il carico fiscale per dargli un sollievo, niente affatto marginale.

In conclusione possiamo affermare che il Governo si è comportato in modo molto pasticciato omettendo di dire la verità alla gente. Nel disinvolto pasticciare è entrato anche un modo di fare i conti e di manovrare le statistiche che meriterebbe una riflessione a tutto campo. A coloro che oggi riempiono le colonne dei giornali e intasano le poltrone dei talk show, viene fatto di consigliare una più attenta rilettura della situazione sociale del nostro Paese poiché quando redditi per milioni di persone sono ai livelli sopra indicati, nessuno dovrebbe sentirsi con i piedi all’asciutto. Infine, se mi è permessa una raccomandazione agli esperti rilanciatori i quali annunciano già che presto si metterà mano alla riforma delle pensioni e che è pronta una proposta che permetterà, a chi lo vorrà, di andare in pensione fino a tre anni prima dei sessantadue anni, il diritto a maturare tale scelta è, da come annunciato, oneroso e cioè secondo il principio ‘puoi andare prima, ma con meno pensione’.
L’idea teoricamente va incontro a richieste che abbiamo avanzato da anni, ma ora conviene chiedere calma e gesso. Ritirarsi dal lavoro con una pensione ridotta non è possibile per tutti e non può prescindere dal livello della pensione maturata a quel momento. Un 6% di ammontare di pensione in meno può determinare, in qualche caso, il pericolo di scivolare al di sotto della soglia di sopravvivenza. Aiutare i lavoratori ad andare in pensione è sicuramente giusto a condizione di non metterli poi nella condizione di aver bisogno di assistenza per vivere.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Spero proprio che le prossime elezioni diano una lezione al PD di Renzi. Possibile che gli italiani cadano sempre vittime del prestigiatore di turno?
    O non starebbe al PSI di far proprie le argomentazioni di Miniati e di urlarle a squarciagola?

Lascia un commento