martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Perché difendo Jobs act e buona scuola
Pubblicato il 16-05-2015


Sarà per il nostro alto tasso di originalità ma dobbiamo esprimere un giudizio positivo sui due provvedimenti del governo più contestati e cioè il Jobs act e i cosiddetti provvedimenti per la buona scuola. Dispiace che su entrambi il sindacato si sia mobilitato con scioperi e proteste. Anche se, almeno sul primo, Renzi ci ha messo del suo, con quell’atteggiamento di sfida che sul secondo si è invece risparmiato. Che al presidente del consiglio piaccia assumere atteggiamenti da Gregorio, er fusto del Pretorio, è palese. Che l’arte del governare comporti talvolta la necessità di saper ascoltare e anche di mediare è parimenti evidente.

Se in Italia ci sono stati un paio di centinaia di migliaia di trasformazioni di contratti a tempo determinato in tempo indeterminato, sia pure non più vincolato da garanzie più o meno a vita, è un fatto positivo e incoraggiante. Si tratta di lavoratori che hanno acquisito migliori condizioni dal punto di vista previdenziale, sanitario, maggiori possibilità di contrarre mutui bancari. È un passo avanti che mi auguro possa produrne altri, magari sorretto da quell’inversione di tendenza del tasso di sviluppo che è sotto i nostri occhi anche se per ora non produce nuova occupazione. Il tema della disoccupazione dovrebbe semmai essere all’ordine del giorno delle forze di progresso, più che non la difesa ad oltranza di vecchie barriere ideologiche.

È un po’ quel che avviene nella scuola. Il governo decide di regolarizzare la posizione di centomila insegnanti. Naturalmente non sono tutti, ma si tratta pur sempre di un passo avanti rispetto a nessuno. Forse sarebbe il caso di procedere con un piano pluriennale per sistemare tutte le posizioni, anziché retrocedere quelli che oggi non vengono assunti e delegarli a futuri concorsi. Su questo si può discutere, ma sul resto? Perché si contesta l’autonomia scolastica e il nuovo ruolo di responsabilità dei presidi? Come e chi deve assumersi la responsabilità del buon funzionamento di un istituto?

Mi viene il dubbio che anche su questo si giochi una partita di potere. Se le decisioni passano da un esclusivo ordine di graduatoria al merito, crolla un’intera impalcatura. Costituita da inamovibilità e da rendita di posizione. È giusto o no? E poi. Ho sempre pensato che i veri protagonisti della scuola, senza nulla togliere agli insegnanti, debbano essere gli studenti. Se parliamo di sanità sappiamo che il primo pensiero va ai cittadini e che il ruolo dei medici in un ospedale debba essere quello di curare i pazienti nel miglior modo possibile e non in quello più utile per la loro carriera.

Perché non si deve ragionare così anche per la scuola? Si tratta del momento fondamentale della formazione dei cittadini di domani. Qualsiasi deformazione, ritardo, incapacità si può ripercuotere per tutta la vita sulle future generazioni. È ovvio che gli sforzi di un governo debbano serre rivolti innanzitutto a questo con nuovi strumenti. Da Internet, ai buoni per la formazione, ai nuovi rapporti scuola-lavoro, ma anche alla valutazione degli insegnanti. Ho sempre pensato che non possa bastare un’abilitazione ottenuta prima di iniziare una carriera per formare definitivamente un insegnante. Se gli studenti devono essere valutati è necessario che anche gli insegnanti lo siano, anche periodicamente. Resta solo il dubbio dei valutatori dei valutatori in quel gioco di scatole cinesi che rischia di non finire mai, di creare sospetti, di generare risentimenti. Lo sappiamo. Una graduatoria è spesso oggettiva, un giudizio di merito sempre soggettivo. Ma lo è anche quello dei singoli insegnanti nei confronti degli studenti. Se lo possono esprimere devono anche saperlo accettare.

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Commenti all'articolo
  1. Caro direttore sul jobs act ho letto recentemente un’intervista del professore di diritto del lavoro all’università di Modena Michele Tiraboschi tra l’altro allievo e molto vicino alle posizioni del povero Marco Biagi che esprimeva serie perplessità sui contenuti e sulla copertura economica di questa riforma. Riporto un breve riassunto senza nessuna vena polemica ma per riportare una opinione di chi dovrebbe essere esperto sull’argomento come stimolo per il dibattito anche con gli altri lettori. primis diceva che gli sgravi fiscali a favore delle imprese che modificheranno il contratto a lavoratori con contratti a tempo determinato introducendo quello a tempo indeterminato senza articolo 18 (l’unica forma di contratto prevista anche in caso di nuove assunzioni ma anche applicabile in caso di cambio di ragione sociale di un’azienda che in pratica riassume i dipendenti che ha già) in gran parte andranno ad imprese che di fatto non creeranno nuovi posti di lavoro ma “confermeranno” lavoratori che hanno già . Inoltre all’interno dello stesso reparto ufficio ci sarebbero lavoratori di serie a e di serie b la cui sola colpa e’ quella di essere stati assunti o confermati dopo marzo 2015 che avranno la spada di damocle sulla testa di poter essere licenziati con indennizzo di 5-6 mensilità in ogni momento a differenza di altri che fanno la stessa mansione ma più tutelati. Ultimo punto dice che e’ stata trattata in modo molto scarso e marginale le modalità di collaborazione fra scuole imprese enti di formazione per permettere di creare sinergie e migliorare la formazione dei giovani basandosi anche sulle esigenze territoriali che possono esserci nelle varie regioni e distretti produttivi. Fraterni saluti Je suis socialiste

  2. Buona domenica!
    Se fosse Mauro Del Bue il capo del Governo sarei portato a credere che i due provvedimenti possano essere un passo per tentare di trovare una soluzione ai problemi.
    Ma il premier è Renzi. Sul “Jobs Act” (così finisce “Americanismo e fordismo” di Gramsci) grazie alle provvigioni riconosciute ai datori di lavoro qualche trasformazione di contratti di lavoro c’è stata (quasi nulla, però per nuovi contratti!); sul “duce d’istituto” ho molte più riserve, poiché reputo che vedremmo manifestarsi le più “nobili” caratteristiche nazionali (nepotismo, raccomandazioni, stalking, amorucci, ricatti, corruzione, ecc.) che sicuramente non migliorerebbero l’ambiente dentro la scuola.
    Né Del Bue discuterebbe coi sindacati per poi fare, come Renzi, di testa sua. La visione renziana: un premer per lo Stato, un governatore per la Regione, un podestà per il comune, è il fondamento della scelta per la scuola.

  3. Molto dell’intervento di Mauro del Bue lo condivido, specialmente quando stigmatizza sull’esigenza di guardare avanti, superando retaggi del passato, così come quando, correttamente mentre al centro delle riforme, i soggetti fruitori dei servizi, siano essi malati, studenti, o utenti del servizio pubblico. Coloro che sono chiamati ad esercirlo, hanno il dovere di essere formati, qualificati, professionalmente in grado di offrire il meglio e quindi, periodicamente verificati. Condivido anche che chi verifica dovrebbe a sua volta essere valutato se in grado di farlo, e sua volte l’ennesimo giudicante; non essendo questo possibile, certamente si può stabilire metodi e criteri certi ed oggettivi di riscontro. Detto questo, alcune osservazioni vanno però evidenziate: se il jobs-act ha consentito, senza tutele, alcune stabilizzazioni, è altrettanto vero che sinora da parte delle imprese non c’è stato quello slancio di investimenti alla riconquista ei mercati che ci si attendeva, con conseguente mancato sviluppo del mercato del lavoro su cui di contro, venendo meno alcuni ammortizzatori, pesano esempi eclatanti come la Smith di Saline di Volterra, leader mondiale nel settore delle trivellazioni che licenzia tutto il personale. Cito solo questa come esempio di tanti centinaia di casi. Attenzione, sul funzionamento del jobs act vanno confrontati i dati INPS ed i dati ISTAT che divergono in larga parte e di cui i secondi, per motivi che non sto qui a dilungarmi sono i più attendibili. Anche sula scuola, ovviamente, una riforma è fondamentale per rispondere alle esigenze di un più moderno e dinamico insegnamento. Tralascio gli atteggiamenti del Ministro e del Capo del Governo che ci hanno abituato alle loro esibizioni di forza, ma sui contenuti serve affrontare il tema in maniera più critica e riflessiva. Giusto dare risposta a quei tanti precari in lista dopo l’ultimo concorso, ma attenzione a non stravolgere con il gioco delle graduatorie ad esaurimento, i punteggi ed il merito di chi il concorso lo ha fatto e lo ha vinto (a meno che, con questo sistema, non si vogliano rimpinguare gli organici delle scuole private a cui poi concedere sussidi (prima questione); seconda questione il ruolo dei Presidi. Senz’altro al preside, come al rettore di un’Università, compete garantire il massimo livello di qualità dell’Istituto che dirige ma non compete a lui, in via esclusiva, la valutazione di un insegnante, o la scelta dei docenti per il proprio istituto. Inoltre alcuni criteri di formazione inseriti nella legge hanno da essere chiariti: cosa sono i buoni per la formazione? qualcosa che si inventa per favorire la scuola privata? Sono semplici osservazioni, ma sono quelle che vengono dalle persone comuni e da chi, venendo da una formazione che vede la scuola pubblica come elemento essenziale per la crescita delle generazioni future, desidererebbe che attorno alla scuola non si facessero troppe sperimentazioni, m si creassero le condizioni migliori per ridare non solo conoscenza e cultura a tutti, ma formazione di buona cittadinanza a tutti, valorizzando il merito dei migliori, stando attendi a no disperdere il patrimonio di coloro che oltre non possono andare, ma che comunque saranno in grado di affrontare le sfide del domani in ruoli diversi da quanti invece potranno aspirare ad essere classe dirigente; una scuola che sia inclusiva e non per pochi, una scuola che sappia parlare al mondo del lavoro e con esso preparare piani di formazione permanente per quanti dalla scuola usciranno nelle diverse specializzazioni. In questo senso vorrei vedere indirizzate le riforme che il Governo sta portando avanti. In ultimo, ma non per ultimo, un piano di aiuto concreto alle famiglie con disagio, per garantire la certezza ai figli dell’accesso alla scuola fin dalle prime classi: un problema che l’Italia ha e di cui spesso, troppo spesso, non si parla. L’analfabetismo di ritorno in questo nostro Paese è un tema da affrontare con coraggio; una piaga da curare, forse prima ancora di tante revisioni.

  4. Sono costretto ad inserire un commento che è postato su MondoOperaio “La scuola di Renzi” perché troppi con la scusa che la scuola è di tutti parlano senza mai essere entrati in un’aula scolastica dall’altra parte della cattedra.
    La scuola di Renzi
    Mondoperaio
    Essendo stato un professore di materie scientifiche per trentasei anni ora in pensione, sono esente da critiche di interesse di parte. Il dibattito che si svolge su questa pagina è molto interessante e anch’io vorrei entrare nella discussione trattando di “merito” per i professori. Il merito per un professore insegnante lo stabilisce giustamente l’art.33 della Costituzione “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. …” pertanto e ribadisco giustamente il merito, nei riguardi dell’insegnamento, per gli insegnanti non è e non deve essere valutabile da chicchesia se vogliamo essere, ancora, un paese democratico. Altra cosa è la valutazione delle prestazioni che lo Stato può e deve richiedere ai propri insegnanti vista l’entità economica per i contribuenti al mantenimento di una Scuola Laica Antifascista e Democratica pubblica. Una volta per fare il professore si doveva fare un concorso sulle conoscenze competenze e capacità acquisite dal proprio titolo di studio e si doveva fare prima di entrare a svolgere la professione di insegnante e personalmente ritengo che lo Stato in quanto datore di lavoro abbia tutto il diritto di accertare le conoscenze e competenze dei propri dipendenti. Ho volutamente omesso la capacità perché fare l’insegnante è una professione complessa che richiede anche capacità psicologiche e molte si acquisiscono con l’esperienza principalmente per la passione alla propria disciplina ed anche per lo status che la professione ti da’.
    In questi anni invece per motivi principalmente politici lo status degli insegnanti è quello della “cameriera di famiglia” perché la spudorata riforma (sic) Berlinguer ha eliminato l’alunno studente e ha introdotto il cliente e siccome il cliente ha sempre ragione il rispetto per l’insegnante in quanto rappresentante dell’autorità Stato è andato a farsi friggere. Oggi allora parlare di merito per gli insegnanti nasconde soltanto il fine politico dell’eliminazione della Scuola Pubblica e i vari riformatori succeduti a Berlinguer: Moratti, Gelmini e ora Giannini hanno emanato provvedimenti che andavano a favore delle scuole private e principalmente delle scuole cattoliche, tanto che oggi si oppongono ai comuni a norma di legge per non fare aprire scuole pubbliche. Apriamolo, veramente un dibattito sulla scuola, ma dovrà essere un dibattito culturale su cosa deve essere la scuola e il sistema formativo nei prossimi trenta anni.

  5. Caro Direttore,
    la battaglia in atto contro il DDL scuola non si può liquidare come un fatto meramente sindacale. Stiamo parlando di una mobilitazione e di uno sciopero che ha visto partecipe la stragrande maggioranza dei lavoratori della scuola.
    Autonomia e merito, di cui si parla in questo Fondo, sono solo un pretesto per ammantare la scuola di autoritarismo e per dare a politici e faccendieri gli strumenti per favorire raccomandati, nipoti ed amici degli amici.
    Il trattamento riservato ai precari è, infine, indegno di un Paese civile.
    Trovo molto grave che la voce dei socialisti non si sia levata a difesa della scuola e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

  6. Egregio Del Bue, come docente e membro del Consiglio Nazionale del PSI nel leggere il suo comunicato mi sento grandemente umiliata e offesa perchè un preside “sindaco” vista la situazione di buona parte della dirigenza italiana, tenderà ad assumere e diostribuire incarichi in modo clientelare e ricattatoria, indipendentemente dalle capacità degli individui. Daccordo sulla valutazione dei docenti fatta in modo palese e scientifica. Il discorso è molto lungo. Saprei anche come risparmiare i soldi dell’ invalsi. E’ certo che nè cercherò voti nè vi votero nè darò altri contributi sempre che non cambiate strategia.
    Cordiali saluti Lucia

  7. Un po’ di autonomia credo sia necessaria. Rimane un problema:
    siamo sicuri che i presidi occupano quel posto per meriti? Un’indagine sarebbe necessaria prima di attribuire loro le facoltà proposte da Renzi & C.
    Forse un’indagine fatta da “Report” di Milena Gabbanelli ci aiuterebbe a capire…
    Che ci sia bisogno di un po’ di aggiornamento e di adattamento ai nuovi bisogni lo pensano in tanti ma si evitino pasticci e false riforme come spesso si fa.
    Paolo Grassi

  8. Esprimo le mie considerazioni sia sul Jobs Act, che sulla Scuola di Renzi. Non è il Jobs Act che produce la trasformazione dei contratti da precario “a precario con tutele crescenti” a scapito dei diritti sui licenziamenti arbitrari, sul demansionamento e sulla video-sorveglianza, ma gli oltre 8Milioni per tre anni di sgravi contributivi senza alcuna garanzia di “nuova occupazione”, anxi verranno riconosciuti anche alle aziende che licenziano. Nei momenti di crisi il lavoro va creato anche con investimenti diretti della parte pubblica (Piano Straordinario per i giovani ad es. Fotovoltaico nelle Scuole e negli edifici pubblici, formati con soldi Europei ).
    Sulla Scuola, come Socialisti e Sinistra abbiamo sempre evidenziato l’importanza della partecipazione, che viene incrinata dal Preside-Sindaco con tutte le conseguenze di favoritismi sia nelle assunzioni, che nel riconoscimento dei premi, destinati a provocare tensioni e divisioni. Inoltre non si capisce perchè bisogna utilizzare il 5xmille quando sono sempre soldi dello Stato, semmai da dare a chi ha più bisogno. magari per combattere la dispersione scolastica e il diritto allo studio. Al pari perchè si debba prevedere il finanziamento alle Scuole Private quando sono fortemente insufficienti quelli per le scuole Pubbliche, che hanno priorità in base alla nostra Costituzione. Come Socialisti dovremmo avere più attenzione al fatto che contro questa Legge sono scesi in campo Docenti, Studenti e Famiglie, unitamente a tutte le sigle Sindacali, con le quali si vede a pelle che Renzi non vuole confrontarsi nel merito dei punti controversi, ma furbescamente superare il momento elettorale e poi fare qualche piccolo cambiamento dopo l’approvazione alla Camera sui punti previsti dalla Legge persino sottratta al Ministro competente Giannini. Nella testa di Renzi non c’è la disponibilità alla mediazione, ma alle decisioni unilaterali nel modello dell’uomo solo al comando Sindaci nelle Istituzioni, Imprenditori in Azienda, Presidi nelle scuole, Cantone all’anticorruzione, A.D: nella RAI, ecc., cioè una visione molto lontana dalle sensibilità e posizioni Socialiste, che non a caso vuole cancellare anche nel cambiamento del nome del PSE.

  9. Però mi si deve spiegare perché gli insegnanti che hanno il compito molto delicato di giudicare gli studenti non debbano essere a loro volta giudicati. Lo penso dal sessantotto. Se qualcuno adesso lo dice perché non condividerlo? Il preside sceriffo produce favoritismi? E adesso i favoritismi non ci sono? Affidiamo tutto solo alle graduatorie? Qualcuno mi deve spiegare perché la situazione attuale sarebbe migliore (lasciamo stare i cento mila nuovi assunti) diquella prodotta dalla riforma.

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