venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Perché tacciamo su questioni importanti?
Pubblicato il 22-05-2015


Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla indicizzazione delle pensioni ha diviso per così dire l’opinione pubblica, e l’insieme dei tanti pareri che capita di leggere o di ascoltare in merito, si incanala di fatto, pur coi vari distinguo, lungo due principali linee di pensiero, l’una delle quali vorrebbe l’adeguamento esteso a tutti i trattamenti di quiescenza, compresi quelli di livello medio-alto, mentre l’altra crede invece che questi ultimi ne vadano esclusi considerando “immorale” la loro perequazione.

Chi sostiene la rivalutazione generalizzata delle pensioni si appella allo ‘Stato di diritto’ e al principio che debba essere indistintamente difeso il potere di acquisto di chi percepisce un assegno di pensione, e ritiene nel contempo che non venga meno il solidarismo sociale posto che le nostre entrate sono soggette a tassazione progressiva, senza contare quei servizi il cui costo è agganciato al rispettivo reddito familiare.

Sempre a detta di esponenti di questa tesi, se la perequazione lasciasse fuori le pensioni medio-alte, per ragioni di “moralità” e “opportunità” nei confronti di quelle più basse, prevarrebbe di fatto la logica dello ‘Stato etico’ su quello di diritto, con la possibile conseguenza, estremizzando ma non troppo, che le pulsioni e gli stati d’animo che attraversano volta a volta la nostra società ne possono regolare in buona sostanza il suo vivere, sopravanzando anche il valore e la forza delle stesse leggi (alla stregua del garantismo a senso unico, che si attiva a seconda delle circostanze in causa, viste semmai con la lente dell’appartenenza politica).

Quelli che pongono la questione in questi termini possono anche essere “di parte”, nel senso di appartenere a quelle fasce pensionistiche destinate a non vedersi riconosciuta alcuna rivalutazione, ma il loro discorso sta comunque in piedi, e quanti, all’opposto, propendono invece per il primato dell’etica, dovrebbero avvertire poi un qualche disagio, pena l’incoerenza, se all’indomani volessero farsi paladini della laicità dello Stato (che taluni identificano con la sua secolarizzazione) di fronte a chi cercasse di immettervi valori da loro ritenuti impropri ed estranei, perché afferenti piuttosto alla sfera della morale o della spiritualità.

È sicuramente vero che nel caso specifico c’è anche il problema di tenere in ordine i conti pubblici, ma una volta salvaguardato il ‘principio’, cioè la rivalutazione per tutti, può esservi il modo di attutirne gli effetti economici sul bilancio dello Stato, attraverso meccanismi che qualcuno ha già prefigurato o delineato.

Salvo una mia svista, sulla indicizzazione delle pensioni non mi pare di aver sentito alcuna voce proveniente dalla casa socialista, mentre la riterrei utile, anche se l’argomento è sicuramente delicato, e il prendere posizione rischia di “inimicarsi” una parte dell’elettorato, ma anche l’dea del ‘buono scuola’, avanzata negli anni ottanta dal PSI di allora, credo in una col ‘buono sanità’ (bene ha fatto il direttore dell’Avanti! a ricordarlo in un suo articolo del 15 maggio, dal titolo “Il maestro e la scuola”) non trova di certo unanime condivisione, e purtuttavia sarebbe una proposta da rilanciare, anche perché darebbe attuazione al binomio pubblico-privato, che secondo il mio modesto parere rientra a buon titolo nella concezione liberal-riformista.

Del resto una forza politica “minore” che rinuncia ad esporre le proprie posizioni, per timore di “dispiacere” o far torto agli uni o agli altri, è verosimilmente destinata a farsi annettere ed annullare dai partiti “maggiori”, nel senso che si esauriscono le ragioni del suo esistere e della sua autonomia.

Paolo Bolognesi

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Commenti all'articolo
  1. Ritengo profondamente sbagliato il silenzio del nostro Partito su una vicenda che va comunque affrontata sul piano del rispetto dei diritti dei pensionati, se vogliamo rimanere il Partito dei diritti dei cittadini. Come è possibile avere delle riserve in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illegittima una specifica norma di legge,con tanto di motivate argomentazioni nelle 14 pagine della sentenza. Va applicata per la parte arretrata (2012/2015) salvo rateizzazioni o pagamento con titoli di stato, mentre per il futuro interevenire con norme conformi alla Costituzione. Peraltro è inaccettabile che un diritto ci viene presentato come un “BONUS”, cioè un regalo e fatto vergognosamente pesare “pagato con i soldi del tesoretto dei poveri”. Renzi si vanta di aver dato 80 Euro mensili a chi ha un reddito sino a 26.000 Euro, escludendo pensionati poveri e lavoratori che hanno un reddito sino ad 8000 Euro l’anno. Con la copertura dei giornalisti e TV dei poteri forti distoglie l’attenzione con la ipotetica possibilità della flessibilità per andare in pensione con decurtazione della stessa e si nasconde dietro la tenuta dei conti pubblici “che ci chiede l’Europa”?. E’ un vero e proprio imbroglio del populista Renzi, che non possiamo più tollerare Se il Segretario Nencini non si sente di prendere posizione con dignità sul problema, che i Socialisti non votarono e che rischia di aggravare le casse dello Stato per le parcelle degli Avvocati con la miriade di contenziosi e ricorsi, significa abdicare al ruolo di un Partito Socialista che ha sempre sostenuto di essere a tutela dei diritti delle persone.

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