martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

“Pezzi di vita” di Enrico Ruggeri con Mannoia, Di Battista e Pannofino
Pubblicato il 29-05-2015


Enrico Ruggeri al Parco Della Musica di Roma

Enrico Ruggeri al Parco Della Musica di Roma

Pur penalizzato dal derby calcistico della capitale giocato il 25 maggio, Enrico Ruggeri ha radunato un discreto pubblico di affezionati alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per il suo “Pezzi di vita Tour”: il “Rouge” era accompagnato da Luigi Schiavone (chitarra), Fabrizio Palermo (basso e tastiere), Francesco Luppi (pianoforte e tastiere) e Marco Orsi (batteria), oltre agli ospiti speciali che si alterneranno sul palco.

Il concerto è iniziato con “Sono io quello per strada”, il primo inedito del nuovo lavoro “Pezzi di vita” (un doppio cd e vinile uscito il 14 aprile che contiene 10 inediti e 14 successi riarrangiati del periodo ’80-‘85), una risposta in rima al collega Francesco De Gregori che ai fan che lo incontrano per strada con le buste della spesa in mano diceva “Guarda che non sono io”, mentre Ruggeri canta: “Mi prendo le mie responsabilità collettive, io non sono la stella che scappa, qui non c’è un sacerdote che scrive, sono un uomo che cerca, che vive…”. Segue “Con la memoria”, versione italiana di “Foreign Affairs” di Tom Waits tradotta da Ruggeri in “Enrico VIII” del 1986. Era il lato b di “Confusi in un playback”, brano cantato in origine in duetto con Mimmo Locasciulli, mentre qui Ruggeri ospita il sax soprano di Stefano Di Battista, uno dei momenti più emozionanti del concerto, “e ognuno lascia il segno sulle persone più sensibili”.

Stefano Di Battista ed Enrico Ruggeri

Stefano Di Battista ed Enrico Ruggeri

Dopo “Quante vite avrei voluto” (che dava anche il titolo ad un suo libro) ed “A un passo dalle nuvole”, due brani più recenti meno conosciuti, si torna al passato con “Fantasmi di città”, scritta con Schiavone nel 1985.

Arriva il momento del secondo ospite, il celebre doppiatore Francesco Pannofino (voce di “Boris”), che prima duetta con Ruggeri in “Hai ragione!” (brano contro i luoghi comuni) e poi canta la sua “Ciak”, già proposte entrambe al recente concerto del Primo Maggio, accompagnati dal bluesman Lino Rufo alla chitarra. Il simpatico Pannofino dimostra di essere più a suo agio con la lettura che con le canzoni, ma si riscatterà nel finale con una bella prova di recitazione accompagnato solo dalle tastiere.

Si torna a due grandi classici con “Il futuro è un’ipotesi” e “Polvere”, una delle canzoni più belle di Ruggeri, presenti entrambe in una nuova versione nella seconda parte di “Pezzi di vita”. Dopo gli inediti “La statua senza nome” e “Tre signori” (dedicata agli amici scomparsi Gaber, Jannacci e Faletti, e presentata in anteprima alal scorsa edizione del Festival di Sanremo), c’è spazio anche per “L’onda” dal recente “Frankenstein 2.0” dello scorso anno. La terza ospite della serata tarda ad arrivare e allora Ruggeri si interrompe durante “I dubbi dell’amore” e poi ricomincia da capo per aspettare che lo raggiunga la splendida voce di Fiorella Mannoia, che l’aveva incisa per prima nel 1988.

Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri in un duetto

Fiorella Mannoia ed Enrico Ruggeri in un duetto

Si resta nel passato con la sempre emozionante “Il portiere di notte”, per poi tornare al presente con il nuovo singolo “Centri commerciali”, sull’alienazione della vita moderna. Dopo “Peter Pan” (dagli anni ’90), il ritorno della Mannoia per “Quello che le donne non dicono”, la sua canzone più famosa scritta per lei da Ruggeri, e poi la splendida “Il mare d’inverno” (in origine scritta per Loredana Berté) eseguita in un nuovo arrangiamento con il sax alto di Stefano Di Battista. C’è tempo per una versione rock di “Poco più di niente” e per le nuove “Perdersi nel tempo/Un pezzo di vita” (in medley), prima del gran finale con le storiche “Vivo da Re”, “Contessa” (che risalgono al periodo dei ‘Decibel’) e “Mistero”, con cui vinse a Sanremo nel ’93. Ci sono mancate almeno “Nuovo Swing” e “Non finirà”, ma il suo repertorio di raffinato chansonnier è sterminato e non si può pretendere di ascoltarlo tutto.

Alessandro Sgritta

 

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