venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

PILLOLE DI RIPRESA
Pubblicato il 13-05-2015


Pil crescita-renzi

Finalmente dopo tanti segni meno consecutivi, arriva un dato positivo. I dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat, secondo cui il Paese registra nel primo trimestre del 2015 una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, superando le stime degli analisti (+0,2%). Per trovare una performance migliore bisogna tornare indietro di quattro anni, al primo trimestre del 2011, quando il Pil ha segnato un +0,4%. Su base tendenziale, invece, la variazione del Pil nel primo trimestre 2015 è stata nulla. “Il dato del Pil – commenta il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – è superiore alle nostre aspettative. E’ presto per cantare vittoria – aggiunge – ma questo dato è il segnale della svolta impressa all’economia dalle politiche del Governo. Con il mix di riduzione delle tasse, sostegno ai consumi, stimolo agli investimenti e riforme strutturali abbiamo creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità determinata dal Qe e dal calo del prezzo del petrolio. Non dimentichiamo che le decisioni della Bce e quelle sulla flessibilità della Commissione sono state rese possibili dall’atteggiamento responsabile dei singoli stati nella gestione dei bilanci e in una programmazione finanziaria in equilibrio tra risanamento e sostegno a crescita e occupazione”.

La crescita congiunturale, spiega l’istituto nazionale di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dell’industria e di una sostanziale stazionarietà nei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) maggiore dell’apporto negativo della domanda estera netta. Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,1% negli Stati Uniti e dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 3,0% negli Stati Uniti e del 2,4% nel Regno Unito. La variazione acquisita per il 2015 è pari a 0,2%. Buone notizie anche sul fronte del lavoro: secondo la nota diffusa oggi dal ministero, nel mese di marzo, il numero di attivazioni di nuovi contratti di lavoro è pari a 833.574, dei quali 190.799 (quasi il 23%) a tempo indeterminato. Considerando le 743.206 cessazioni registrate nello stesso mese, di cui 162.258 relative a contratti a tempo indeterminato, si ha un saldo positivo di circa 90.000 contratti, di cui 28.500 a tempo indeterminato. Per quanto riguarda, invece, l’inflazione, l’Istat registra ad aprile un aumento dello 0,2% su base mensile e un calo dello 0,1% su base annua.

Renzi con un tweet, parla di “giornata di passi in avanti su flessibilità, immigrazione Ue, crescita economica. C’è ancora molto da fare, ma non si molla”. Dal Pd parla anche la vicesegretaria Debora Serracchiani per la quale “i dati odierni rafforzano l’ottimismo nei confronti di una ripresa che finalmente comincia a concretizzarsi. L’incremento rispetto all’ultimo trimestre 2014 e il dato tendenziale – continua Serracchiani – sono i migliori dal 2011 e testimoniano che lo sforzo riformista e l’impulso impresso dal Governo all’economia iniziano a dare frutti visibili”.

Soddisfazione arriva dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, che parla di “segnali incoraggianti”, e confermano che “le misure adottate dal Governo stanno funzionando”. Il Mise, e il Governo nel suo complesso, “è e resta impegnato nell’adozione di tutti i provvedimenti necessari ad accompagnare la crescita della produzione, il sostegno alle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro”. Secondo Guidi, i dati dell Istat “dimostrano che la domanda interna è in recupero, spinta da una ripresa di fiduciadelle famiglie sostenuta dalle prospettive positive sull’occupazione, e compensa ampiamente la temporanea battuta d’arresto delle esportazioni nette”. Gli investimenti da parte delle aziende, conclude il ministro, “sono già ripartiti negli ultimi mesi del 2014 grazie agli interventi del Governo per stimolare l’acquisto di beni strumentali. La crescita potrebbe ulteriormente accelerare nel corso dell’anno quando gli effetti delle politiche monetarie della Bce spingeranno anche l’export”.

Per il presidente del gruppo del Psi alla Camera Marco Di Lello, intervenuto a Sky Tg24, “i segnali che arrivano dall’economia, l’aumento dei posti di lavoro, il PIL, ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta. Sono risultati che derivano anche dalle riforme fatte, come quella del Jobs Act. Bisognerebbe ricordare – conclude – che fino a ieri pagavamo 40 miliardi l’anno di interessi in più sul debito per la non credibilità del Governo Berlusconi”. Per Marianna Madia, “passo dopo passo, tutti insieme, possiamo far ripartire l’Italia”. Commenti che fanno dire alle associazioni dei consumatori: “Basta poco, troppo poco, per accendere gli entusiasmi”. Un dato che per Confcommercio non sorprende: “Una crescita dello 0,3% congiunturale, nulla in termini tendenziali, è, infatti, perfettamente in linea con la previsione di una variazione del Pil, nell’anno in corso, dell’1,1%. Le insidie alla ripresa provengono dal versante della politica fiscale. Se distensiva, compatibilmente con il nodo ‘pensioni’, la ripresa potrebbe rafforzarsi. Se eccessivamente cauta o restrittiva, la ripresa potrebbe soffrirne. In ogni caso, ben presto, la questione delle clausole di salvaguardia per il 2016 contribuirà a determinare le aspettative di famiglie e imprese e, quindi, è urgente fornire un segnale credibile che sarà più probabile l’aumento della ricchezza piuttosto che delle tasse”.

Per il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo “continua il balletto dei dati economici e noi non abbiamo nessuna intenzione di partecipare al confronto tra pessimisti e ottimisti. Sta di fatto, però, che il Pil avanza a velocità di lumaca, siamo tornati in deflazione e, mentre nell’area Ocse si registra un calo della disoccupazione, in Italia la percentuale sale al 13%. Ma la combinazione di quei dati conferma una realtà – sostiene Barbagallo – se non si fanno investimenti pubblici e privati e se non  si restituisce potere d’acquisto a lavoratori e pensionati, la rotta non si inverte”.

Ginevra Matiz

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