giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Placet all’Agenda Ue. In Italia l’11% dei migranti
Pubblicato il 13-05-2015


ImmigrazioneSemaforo verde dalla Commissione Ue al piano per affrontare l’emergenza immigrazione che dovrebbe essere approvato dai ministri degli Esteri europei il prossimo lunedì. Il piano strategico prevede le redistribuzione di migranti tra i 28 Stati membri in base a quote prestabilite: nel nostro Paese giungeranno il 9,94% di 20mila profughi che a oggi vivono in campo profughi all’estero – e che sono i possesso dei requisiti per ottenere lo status di rifugiati (il cosiddetto re-insediamento) e l’11,84% dei richiedenti asilo – già presenti in Europa – o che entrano direttamente in territorio europeo (ricollocamenti). Soddisfazione è stata espressa dall’Alto Commissario Ue, Federica Mogherini: “Finalmente un peso e una responsabilità che finora è stata quasi solo italiana”. Secondo il Cir si tratta dell’ “inizio per un’assunzione di responsabilità comune”. Il piano strategico dell’Ue non piace alla Gran Bretagna che ribadisce la sua opposizione all’accoglienza di nuovi profughi nel proprio territorio. 

L’INDISCREZIONE DEL GUARDIAN E L’ESONERO PER L’ITALIA – Secondo il quotidiano britannico – che ha visionato il piano – nel documento europeo, composto da 19 pagine, ci sarebbe anche l’opzione di forze di terra su territorio libico per distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani. In piano resterebbe vincolato al placet delle Nazioni unite. Ma l’Alto Rappresentante europeo, Mogherini ha smentito spiegando che è “già chiarito all’Onu che l’Unione europea sta programmando un’azione navale” contro gli scafisti. Invece sul fronte dei nuovi profughi il nostro Paese “sarà esonerato” ha spiegato Lady Pesc poiché l’Italia ha giù superato la quota prevista.

CIR: INIZIO PER UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ COMUNE –Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) vede finalmente delle importanti aperture, per le quali le organizzazioni della società civile italiane ed europee si sono battute da diversi anni. “È un’agenda complessa di politiche per i rifugiati” dichiara Christopher Hein, direttore del CIR. “Si parla di solidarietà tra Stati europei, di messa in discussione del ‘Sistema Dublino’ e di uno status europeo per i rifugiati. Si aumentano le possibilità per entrare in modo protetto in Europa, e si rafforza il salvataggio in mare con l’ampliamento della missione ‘Frontex’. Sono risultati importanti. Se tutto questo verrà realizzato così come è scritto, il numero dei morti nel Mediterraneo potrebbe, a medio termine, effettivamente diminuire”. Tra gli aspetti più rilevanti, sicuramente i programmi per garantire l’accesso regolare e protetto ai rifugiati nel territorio dell’Unione: 20.000 nuovi posti o di re-insediamento per rifugiati da Paesi terzi, anche se ancora insufficienti, segnano un passo nella direzione giusta. Inoltre i richiedenti asilo, cominciando con quelli in Niger, avranno dei punti di contatto per presentare la loro richiesta di protezione. “Ci battiamo da anni affinché sia possibile chiedere protezione da Paesi terzi – ha aggiunto Hein – perché questa misura sia di reale sostegno ai rifugiati è però importante che, da una parte, le persone a cui verrà riconosciuta la protezione potranno effettivamente accedere al territorio europeo, dall’altra che in nessun modo venga impedito l’accesso spontaneo dei richiedenti asilo e rifugiati. Non dobbiamo creare enormi campi profughi alle porte dell’Unione, ma permettere l’ingresso sicuro a queste persone”.

MINISTRO GB: PROFUGHI POSSONO ESSERE RESPINTI – Il piano strategico europeo non piace alla Gran Bretagna, contraria all’accoglienza di nuovi migranti. Il suo ministro degli Interni, Theresa May non solo ha ribadito l’opposizione del Regno Unito all’introduzione delle quote obbligatorie per l’accoglienza dei migranti nell’Ue, ma si è inoltre dichiarata in disaccordo con Federica Mogherini sul fatto che i migranti intercettati in mare non debbano essere respinti contro la loro volontà.

Silvia Sequi

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