sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ombre sulla sentenza Montedison. Csm apre fascicolo
Pubblicato il 14-05-2015


Discarica di Bussi“Riaprire subito il processo: ci era chiaro da subito che sotto ci fosse qualcosa”. Così il sindaco di Bussi sul Tirino, Salvatore La Gatta dopo le rivelazioni de “Il Fatto Quotidiano” sulle presunte pressioni che avrebbero ricevuto due giudici popolari della Corte d’Assise di Chieti in relazione al processo sulla mega discarica di Bussi della vecchia Montedison che lo scorso 19 dicembre ha visto assolti tutti e diciannove gli imputati dal reato di avvelenamento delle acque, mentre il disastro ambientale doloso è stato derubricato a disastro colposo. E perciò, per gli imputati – ex dirigenti e consulenti di quello che fu il grande gruppo petrol-chimico – era stata emessa anche una sentenza di non luogo a procedere per sopraggiunta prescrizione. Nel frattempo il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un fascicolo, e il Forum H2O – associazione in prima linea sulla vicenda di Bussi – ha presentato un esposto alla Procura di Campobasso. Sul caso è intervenuto il senatore Psi, Enrico Buemi: “Vicenda sarà accertata nelle sedi competenti”.


IL CSM APRE UNA PRATICA
– In seguito alle rivelazioni di ieri fatte a ‘Il fatto quotidiano’ da due donne – tra i sei giudici popolari della Corte d’Assise (in cui avevano dichiarato di non aver mai letto gli atti del processo, e di aver ricevuto, durante una cena, pressioni per l’emissione del verdetto a favore degli imputati, ndr) – il Consiglio superiore della Magistratura ha aperto un fascicolo. “Le indagini e le valutazioni sulla vicenda sono state affidate alla Prima Commissione” ha reso noto il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano diretto da Marco Travaglio si dovrà fare luce su una cena – organizzata in un locale pubblico di Pescara il 16 dicembre (tre giorni prima della Camera di Consiglio, ndr) – durante la quale le due donne della giuria popolare e due giudici togati avrebbero discusso di dolo e colpa. Discarica di BussiLegnini ha precisato che la decisione di intervenire è stata presa “dopo aver ricevuto una missiva dell’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis su quanto riferito dall’articolo”. Il legale conosce nel dettaglio il processo avendovi preso parte in nome e per conto dell’Avvocatura dello Stato che – assieme all’accusa – ha contemplato il reato di dolo per alcuni imputati.

FORUM H2O: ESPOSTO  A GARANZIA DI TUTTI L’associazione Forum H2O, da sempre in prima linea nella vicenda di Bussi ha presentato un esposto alla Procura di Campobasso. “Stiamo parlando di un processo con un potenziale impatto economico di miliardi di euro, della qualità della vita di centinaia di migliaia di persone e dello stato dell’ambiente di un’intera vallata” ha dichiarato Augusto de Sanctis del Forum. “Riteniamo dunque necessario diradare ogni ombra su uno dei principali processi ambientali a livello nazionale”.

BUEMI (PSI): TRAVISATORI NOTIZIE COLPEVOLI COME INFLUENZATORI INDEBITI – Sulla vicenda, in particolare sull’articolo pubblicato da ‘Il fatto quotidiano’ del 14 maggio 2014 (‘Camera di coniglio’) a firma di Marco Travaglio – è intervenuto il senatore Enrico Buemi, capogruppo Psi in commissione Giustizia. “Se un presidente di Corte d’Appello ha davvero potuto influenzare la libera determinazione dei giudici popolari – con le modalità scoperte dal giornalista Massari – la qualità e la credibilità della Giurisdizione nel nostro Paese è davvero a rischio”. “La vicenda di Chieti sarà accertata nelle sedi competenti, che mi auguro il ministro Orlando investirà al più presto” ha spiegato Buemi. “Ma il commento alla vicenda, pubblicato oggi sul ‘Fatto quotidiano’ ha dell’incredibile”. “Per Travaglio il voto del Senato e poi della Camera avvenivano a cavallo del processo di Chieti nel solito modo capzioso – ha commentato Buemi – egli lascia intendere che chi avesse voluto influenzare i giurati avrebbe potuto, quindi, accampare i progressi parlamentari della mia legge.

“Valga il vero: l’articolo 7 comma 3 della legge Vassalli prevedeva che ‘i giudici popolari  rispondono soltanto in caso di  dolo’ e l’articolo 7 comma 3 della legge 27 febbraio 2015, n.18 continua a prevedere – ha spiegato il senatore socialista – sul punto, che ‘i giudici popolari rispondono soltanto in caso di dolo'”. “L’unica cosa che Travaglio si guarda bene dall’adombrare è che l’insistita campagna mediatica – da lui condotta contro la legge – abbia potuto rendere credibili veri e propri spropositi e falsità grossolane” ha continuato Buemi. “Avvelenando i pozzi dell’opinione pubblica, è ben possibile che proprio le sue tesi preconcette, sostenute disinvoltamente e con livore, abbiano fornito argomenti ad un togato scaltro, desideroso di sormontare i dubbi dei colleghi giurati con pseudo – argomenti infondati in fatto ed in diritto”. “La sentenza della Cassazione, il mese scorso, ha dissipato con estrema facilità questi ed altri fantasmi, insegnando un po’ di modestia ai giuristi improvvisati delle gazzette” ha concluso Buemi. “È  a questo tipo di giudici, e solo ad essi, che, in quanto primo firmatario della legge n. 18 del 2015, rendo merito, perché sanno parlare e decidere con il linguaggio della verità”.

Silvia Sequi

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