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Opinioni e commenti
 

Regionali, gli impresentabili scuotono le elezioni
Pubblicato il 29-05-2015


Elezioni-regionali-Di LelloÈ formata da 17 nomi la lista dei candidati “impresentabili” alle prossime regionali resa nota dalla commissione parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi. E tra questi nomi c’è anche il candidato alla presidenza della regione Campania De Luca. Si conclude la telenovela che ha accompagnato una campagna elettorale dove si è parlato di tutto tranne che di regioni e alla fine i nomi segnalati come impresentabili dalla Commissione parlamentare Antimafia sono stati diffusi. Eccoli: Antonio Ambrosio, Luciano Passariello, Fabio Ladisa, Sergio Nappi, Vincenzo De Luca, Fernando Errico, Alessandrina Lonardo, Francesco Plaitano, Antonio Scalzone, Raffaele Viscardi, Domenico Elefante, Enzo Palmisano, Biagio Iacolare, Giovanni Copertino,  Massimiliano Oggiano, Carmela Grimaldi, Alberico Gambino.

Alla fine De Luca ci sta. Dopo tante parole il candidato Pd alla presidenza della Campania appare nero su bianco in quella lista. Inevitabile la polemica. Con il Pd che si scatena in un tutti contro tutti, con il Presidente dell’Antimafia Rosy Bindi accusata di giocare sporco. Per Orfini, presidente del Pd, quello che sta accadendo in queste ore è davvero incredibile. L’iniziativa della presidente della commissione Antimafia – aggiunge – ci riporta indietro di secoli, quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla”. Molti i malumori e i distinguo. “Bindi sta violando la Costituzione, allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”, ha affermato il dem Ernesto Carbone. A chi le chiedeva di replicare Bindi ha tagliato corto: “Posso non abbassarmi a rispondere?”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Carbone il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, anche lui del Pd: “La Commissione Antimafia non può essere usata per vendette politiche. È uno strumento troppo importante, non può essere svilito così”. Insomma dire che il clima è surriscaldato è dire poco.

La Bindy commenta con poche parole: Nelle liste del Pd non ci sono candidati “impresentabili” tranne il candidato presidente della Regione Campania: “Saremmo stati inadempienti se non avessimo fatto questo lavoro anche perché il tema della classe dirigente ha superato quello dei programmi”. “A chi sostiene che volevo coprire qualcuno, faccio rispondere da chi dice che avrei fatto questo lavoro per motivi di lotta interna al partito stesso. Non vogliamo entrare in campagna elettorale ma fotografare realtà con dati che si avvicinano alla massima attendibilità”. Ma a prendere le difese di Rosy Bindy è l’ex segretario Pier Luigi Bersani: “Vedo che adesso qualcuno dà la colpa all’Antimafia: questo mi sembra il paradosso più grande. L’Antimafia sta applicando un codice che abbiamo approvato tutti in Parlamento”. E Alfredo D’Attorre, della minoranza Pd, aggiunge un carico da 90: “L’aggressione nei confronti del lavoro della Commissione Antimafia e della presidente Bindi è inaccettabile e incompatibile con i valori fondanti del Pd . Il gruppo dirigente del Pd non può scaricare sulla Commissione Antimafia i propri errori di gestione della vicenda campana, pensando di piegare le istituzioni alle convenienze di partito”.

Il Presidente Bindi assicura che “nessuna iniziativa è stata presa in modo autonomo dalla presidente Bindi. L’Ufficio di presidenza, allargato ai capigruppo, ha condiviso tutte le procedure nelle diverse fasi del percorso di verifica, dando pieno mandato alla presidente di concludere il lavoro”.  Parole che Marco Marco Di Lello, presidente dei deputati del Psi commenta con ironia: “Leggo di smentite della presidente Bindi alle mie dichiarazioni. A lei cattolica fervente ricordo che dire bugie è peccato. E oggi ne ha commessi già due. Se vuole fare un confronto pubblico sono pronto. Non posso che confermare che né all’ufficio di Presidenza, né alla Commissione plenaria sia stato consentito di fare alcun tipo di valutazione sulla lista dei nomi resi noti oggi dalla Bindi e comunicatici pochi istanti prima della sua conferenza stampa”.

In ogni caso, Renzi torna a difendere Vincenzo De Luca “amministratore straordinario”, denuncia “il tormentone intorno alla sua candidatura” ricordando che “lo hanno scelto gli elettori campani con le primarie” e che “il Pd crede che De Luca sarebbe un ottimo presidente”. E De Luca fa lo stesso nei confronti del Presidente del Consiglio: “Mi pare evidente che questa campagna di aggressione, che sarebbe stata eccessiva anche per Totò Riina, ha un solo obiettivo: cercare di mettere in difficoltà il Governo nazionale e Renzi. L’aggressione vera è al segretario del partito”. E poi l’attacco frontale al presidente della Commissione Antimafia: “Ho dato mandato al mio legale di querelare per diffamazione la signora Bindi. Io sfido la signora Bindi ad un dibattito pubblico per poterla sbugiardare, e dimostrare che l’unica impresentabile è lei”.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini “si può discutere della pubblicazione o meno della lista dei cosiddetti impresentabili. Ma il metodo adottato, la pubblicazione a tempo di liste di proscrizione, la mescolanza tra processati assolti e non, il cumulo di reati totalmente diversi anche per gravità denunciano un modo di fare barbaro”. L’informazione corretta è tutta un’altra cosa. Se la responsabilità di questo modo di agire è del presidente della Commissione Antimafia, come si evince dalle parole dell’on. Di Lello, almeno sappiamo dove abita il novello Silla”.

Per il senatore socialista Enrico Buemi, membro della commissione Antimafia, “le magistrature parlano con le sentenze e non con le indiscrezioni mediatiche. La legge Severino è nata sull’onda di un’emotività nazionale che, benché legittima e giusta, non è certo stata buona consigliera del potere legislativo, dato che presenta vari elementi di discutibilità. Non condivido le leggi nate per soddisfare le esigenze mediatiche anche se rispetto ai temi trattati dalla legge Severino, personalmente non mi sarei candidato se avessi ricevuto anche solo una semplice comunicazione di garanzia”, ha commentato Buemi. “In altri tempi, presentati alla opinione pubblica italiana come sintomatici di un alto degrado della politica, il semplice avviso di garanzia provocava le dimissioni di ministri e di assessori; oggi non mi pare sia più cosi. Noto che, oggi, la politica gestisce in modo opportunistico le regole, il metro si allunga e si accorcia in riferimento al soggetto interessato e non mi pare – ha concluso Buemi – che questa sia una buona stagione per affermare diritti e doveri”.

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