mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi, Berlinguer e Craxi
Pubblicato il 06-05-2015


Non capisco cos’abbia in comune Renzi con Berlinguer, visto che di solito il leader del Pd e presidente del Consiglio loda l’ex segretario del Pci. Berlinguer morì mentre sfidava il governo sulla scala mobile, Renzi approva il Jobs act che supera l’articolo 18. Berlinguer, dopo il fallimento del compromesso storico, auspicava l’alternativa democratica con la famosa svolta di Salerno numero due, Renzi ha rotto ogni ponte alla sua sinistra tanto che si va profilando un polo a lui alternativo guidato da Landini e forse “dal sempre in forse” Civati. Berlinguer era per l’eurocomunismo, una sorta di terra di nessuno, ma alternativa al socialismo reale e anche all’eurosocialismo, Renzi è entrato a pieno titolo nel Partito socialista europeo.

Potrei naturalmente continuare. È pericoloso scrivere sull’Avanti che semmai Renzi ricorda Craxi, non tanto come personalità o come coerenza socialista, ma come contenuti dell’azione politica, come capacità decisionista. Il Craxi della scala mobile, il Craxi del liberalsocialismo, quello sempre espulso dalla sinistra ufficiale, quello che aveva cambiato “geneticamente” il Psi. Certo gli manca l’autorevolezza dello statista a livello internazionale, la capacità di dir di no ai grandi. Attenzione, perché qui sta semmai la diversità tra i due. Craxi sfidava tutti i poteri forti a livello economico, politico, di stati. Si era messo contro la Fiat e il partito di Repubblica, contro Pci e Dc, contro l’Urss coi missili a Comiso e contro gli Usa con Sigonella. Renzi no, flirta coi poteri forti e se ne compiace.

Craxi era garibaldino, Renzi più cavouriano. Forse anche per questo il primo ci rimise le penne e il secondo durerà. Anche se Renzi sfida i sindacati come Craxi e proprio sul tema dell’innovazione. Ma Craxi dialogava con loro e sulla scala mobile cercò fino all’ultimo di evitare il referendum, convincendo anche Lama, poi “convinto” politicamente da Berlinguer. Renzi si pavoneggia della sua indisponibilità. Craxi amava la storia e apprezzava gli anziani (anche i comunisti, da Pajetta a Cossutta) ai quali mai mancava di rispetto, mentre Renzi ama la rottamazione e li paragona ad auto usate da gettare al macero.

I due hanno stili diversi, hanno caratteri diversi, hanno stature diverse. Anche Blair, che oggi apprezza Renzi, era paragonato a Craxi. Anzi ricordo che gli inglesi dichiaravano che il precedente del New Labour era il Psi di Craxi e Martelli. Eppure Craxi non avrebbe mai partecipato alla guerra in Iraq. Non diede neppure le basi agli americani per bombardare la Libia nel 1986. Resta il fatto che chi è stato abituato ad essere espulso dalla sinistra ortodossa e più o meno ufficiale, chi ha dovuto fare i conti col suo tasso di socialismo, sempre sottoposto ad esami dai soliti cultori del dogmatismo, chi ha avuto la ventura di essere, non solo politicamente, processato da coloro che dovevano essere sottoposti a giudizio dopo la clamorosa caduta del loro muro ideologico, non può stare oggi dalla parte opposta. È una questione di coerenza. E forse anche di sangue.

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Mauro.
    Come esperto musicale sai come far vibrare le corde dei sentimenti e risentimenti dei socialisti. Peccato che ti è concesso di scrivere solo sull’Avanti e non per il giornali di Scalfari e Travaglio, dove la demonizzazione dei socialisti è una religione. Stavo per accettare la tua provocazione per lanciarmi in altri parallelismi tra Renzi e Craxi ma mi limito ad ironizzare sul 5 maggio del Manzoni:
    “ Ei si nomò. Il Picì e la Dicì l’un per l’altra armati, compromessi a lui si volsero come temendo il fato. Ei NON fé silenzio, ed arbitro si assise in mezzo a lor. Fu vera gloria?? Ai posteri l’ardua sentenza.
    Per giudicare come ha fatto politica Craxi occorre affidarsi alla Storia. Per valutare Renzi basta affidarsi ai suoi Tweets.
    Je suis socialiste

  2. Finalmente la luna senza perdersi in futili descrizioni del dito che la indica. Mi ci ritroverò bene in questo Partito Socialista che sarà l’anima laica del Patito Democratico. E, tutto sommato, aver finalmente un leader che non ragiona sulla base di un credo, anche se è cattolico, mi auguro possa insegnare a noi laici e garibaldini il pragmatismo e la leggerezza. Quella leggerezza delle lezioni americane di Italo Calvino e l’elogio dell’imperfezione che è stato il fondamento della scuola di Rita Levi di Montalcini. Oggi l’Italia si affaccia sul ventunesimo secolo anche se con quindici anni di ritardo. Lo fa accettando la lezione della più antica e longeva democrazia del mondo.

  3. Come sostengo da tempo, quindi, al di là della sgattaiolante ironia del signor direttore ai miei commenti, Renzi esprime il LIBERALSOCIALISMO DEI SOCIALISTI DI IERI.
    A questo punto per noi, ribadisco, o si intercettano nuovi spazi, con l’assunzione di nuove categorie che l’attuale epoca evidentemente ci OFFRE e ci IMPONE, oppure si certifica la propria crescente irrilevanza, sulla base della propria palese inutilità.
    Tra due forze politiche omologhe, una al 40%, l’altra al 1%, il cittadino sano di mente quale sceglie???

  4. Non ci restate male: Renzi è socialista come io sono il papa, E per sapere la fine che faranno i socialisti con Renzi basta pensare a come si è comportò a Firenze quando si candidò a sindaco!
    Auguri….

  5. Stavolta invece giudico il ragionamento di Carlo interessante e rispondo così. Ammesso che Renzi sia diventato liberalsocialista io devo cambiare natura solo per avere più spazio o resto quello che ero magari per denunciarne limiti e contraddizioni?

  6. Pur ringraziando della sofferta concessione, non nascondo la meraviglia del rilievo d’interesse solo in tale occasione, posto che ripeto da sempre, in questo organo, gli stessi concetti.
    Tra questi, negli ultimi interventi, sottolineo la natura di Renzi come espressione del liberalsocialismo dei socialisti di IERI.
    Così riproponendo la mia tesi dell’attuale passaggio d’epoca, con l’avvento di nuovi assetti etici, sociali, economici, che reclamano l’assunzione di nuove categorie.
    Oggi emerge la necessità, PRIMA SOCIALE poi partitica, di declinare un socialismo, sempre liberale, in grado di intercettare i bisogni del tempo, per ciò stesso produttori di nuovo spazio politico.
    P.S. Per caso, il socialismo degli anni 80 non venne rappresentato, ingiustamente, come il portato di una mutazione genetica?
    Morale della politica: Ampia cornice valoriale entro cui misurarsi con le pulsioni del tempo.
    Il nostro socialismo si articola nella costante capacità di commisurare la libertà con l’uguaglianza, nella conclusiva e riassuntiva determinazione della giustizia.
    Ci sono epoche che pretendono più libertà, altre più uguaglianza, con ciò non significa, comunque, abdicare al socialismo.

  7. Se io scrivo è perché sono interessato a discutere e non solo ad affermare le mie idee. L’importante, caro Carlo, è di considerare degne anche quelle degli altri. Quando ho avuto l’impressione che così non fosse da parte tua ho reagito in altro modo. Oggi che vedo invece un atteggiamento diverso certo che sono interessato a entrare nel merito. Tutto giusto quel che scrivi. Ma bisogna tradurlo in cose concrete e alleanze politiche.

  8. Non è possibile!
    A me dispiace scrivere certe affermazioni, perché sono buono d’animo e credo anche un buon compagno Socialista Craxiano, ma lei direttore me lo faccia dire con tutto il cuore è un provocatore, tempo fa con la questione dei dogma e dei nostalgici ci tirò dentro ad una polemica per cui lei poi non seppe dare una risposta, ora con questo argomento ancor più accattivante mi fa sobbalzare dalla mia poltrona di Firenze Socialista.
    Certamente da craxiano devo rispondere, e le contesto l’editoriale. Prima di tutto che Craxi e Renzi possano coesistere nello stesso rigo di scrittura è inaccettabile, per una prossima volta le consiglio di mettere Renzi due spazi sotto, e scritto in piccolo, va pure meglio, detto questo le contesto che non è pericoloso scrivere sull’Avanti, è cosa si scrive, perché il popolo Socialista lo legge, lo commenta, e poi i craxiani tirano le proprie conclusioni.
    Come le ho scritto altre volte su Matteo Renzi, (ma lei su questo argomento non risponde ma sorvola), le ripeto che egli è un antisocialista nato e sputato, è semplicemente un catto-comunista proprio da compromesso storico, e i fatti lo dimostrano, ma ancora una volta le riporto il fatto, non parole o discorsi metropolitani, fatti che il Segretario Nencini ben ricorderà, almeno spero: Quando il Matteo era Sindaco di Firenze, in Consiglio Comunale approdò una mozione dal titolo: ” Una piazza o una strada per Bettino Craxi”, il ragazzo, così si chiama da queste parti, ma ancora meglio definito panzanella, si permise di sbiascicare che Bettino Craxi non è pedagogico, ma non è finita qui la storia con i socialisti, a suo tempo silurò un’ assessore socialista “Elisabetta Cianfanelli”, e per finire, durante le elezioni amministrative del 2009, con la sua solita arroganza da fattore disse: non mi faccio ricattare da un partito che elettoralmente ha una percentuale da prefisso telefonico, questo ha detto e fatto, caro Direttore, il boy scout: Se le sembra che si sia comportato bene nei confronti del Socialisti lascio a lei le conclusioni.
    Continuando a leggere il suo articolo, scopro che il rignanese è entrato a pieno titolo nel Pse, domando per cosa, dove riscontriamo questi eventi che lo portano all’interno della maggiore famiglia politica Europea, visto che le sue riforme ancora non hanno nessun effetto nel mondo economico, credo che sul piano politico il Renzi non abbia proprio niente a che vedere con il Socialismo, sia liberale o riformista o come meglio o peggio si vuol chiamare. Possiamo scrivere e ribattere, ma vorrei sapere i contenuti politici di Renzi, che abbiano uno scopo con la politica socialista, e il suo decisionismo quale è, quello di farsi votare le riforme con un Parlamento che ha la maggioranza trasversale dalla destra Ncd, ai fuoriusciti di Sel, compresi lista civica e il Psi, un po’ comodo per essere decisionista, oppure lei si riferisce quando si reca nella sede del Pd, e fa la voce grossa e minaccia, urlando “o io o tutti a casa”: Sinceramente c’è da dire un decisionismo un po’ comodo, essendo anche il segretario del maggior partito, cosa che Bettino doveva fare i conti per ottenere determinate cose da una certa Democrazia Cristiana, che elettoralmente lei sa meglio di me cosa aveva e cosa non aveva, non parlo del Pci altro incomodo che esisteva nell’era politica di Bettino, credo che sia anche questo il pericolo che scrive lei nell’Avanti, confondendo fra la persuasione esosa e cattolica da confessione di Renzi, alla voglia decisa di cambiamento di Bettino. E allora dico: come si fa ad abbinare questi due personaggi, credo che sia soltanto una provocazione nei confronti dei socialisti.
    Primo rigo terzo paragrafo: Craxi Garibaldino, Renzi Cavouriano, io carbonaro, e lei?
    Veramente irriguardoso dire il primo ci rimise le penne, brutta cosa scritto da un Socialista e scritto sull’Avanti, anche questo è pericoloso, e poi pubblicato da lei fa un brutto effetto, perché la storia racconta che all’epoca di tangentopoli fu uno dei primi ad abbandonare il Segretario Nazionale, formando rinascita Socialista, con Manca, Mattina e Benvenuto e altri, da Craxiano le scrivo che vi dà un certo fastidio quando Bettino nei suoi ricordi e nelle sue memorie vi definisce come lei sa, e non sto qui a ripetere, questo sono convinto che è un motivo per cui ogni tanto nei suoi editoriali troviamo qua e là spunzonate a Bettino, e questo da craxiano mi fa stare all’erta.
    Inoltre vorrei capire quali sono i temi innovativi di Renzi, queste riforme più volte citate, vediamo se il Job act , l’italicum e quella della scuola portano i frutti sani, credo che sia ancor presto per cantar vittoria, e poi il tema dei sindacati leggo nell’articolo, il Renzi come abbiamo visto ha sopravvissuto a mezzi scioperetti, e a qualche fischio spaurito, credo che Bettino abbia avuto un altro trattamento dai sindacati anche se dialogava, il referendum, non fu uno scherzo, e anche qui c’è da sottolineare che c’era qualcuno che nel partito gufava alla grande.
    Nell’ultimo paragrafo non voglio mettere altra polemica al fuoco, ma che Blair era paragonato a Craxi mi è nuova tuttavia prendiamo anche questa, ci riserviamo in altre circostanze di essere più chiari, e portare elementi veritieri.
    Concludendo, questo editoriale mi sembra molto provocatorio nei confronti dei Craxiani, non si può essere socialisti e mettere a pranzo nello stesso tavolo Bettino Craxi e Matteo Renzi, ma neppure se Bettino è in capo di tavola, solo in un caso potrebbero coesistere: Matteo cuccia che fra poco arriva l’osso!

  9. Caro Caciolii, ti voglio bene credimi. So che sei in perfetta buona fede. Ma evita di storpiare il mio pezzo dove non dico che Craxi e Renzi sono uguali, ma contesto che vi sia qualcosa di più comune tra Renzi e Berlinguer. Lascia perdere il passato. Io ero convinto che dopo l’ottantanove Craxi avesse sbagliato politica. Per questo dopo le elezioni del 1992 con Martelli abbiamo dato vita alla componente di rinnovamento. Era sbagliato il tempo, non il merito della contestazione. Poi, quando arrivò il primo avviso di garanzia a Craxi è finita la constetazione è iniziata la solidarietà. Tanto che ad Hammamet sono stato due volte a trovarlo e ad abbracciarlo. Non so davvero cosa tu vada cercando. Cerca di evitare queste accuse di tradimento tipiche dello stalinismo e non del socialismo democratico.

  10. Io credo direttore, che Renzi non abbia nulla in comune con Craxi neanche il decisionismo. Craxi non aveva la maggioranza in Parlamento come c’è l’ha Renzi è quindi fin troppo facile decidere in queste condizioni logistiche,fra l’altro sbagliando moltissimo, in quanto non ha e non ha avrà mai la statura politica di Craxi. Per quanto riguarda il Socialismo o il Liberal-Socialismo credo che questo signore non centri assolutamente nulla. Fra l’altro proprio qualche settimana fa, in occasione della visita con Obama. ha dichiarato che farà di tutto a togliere dall’acronimo PSE la parola Socialista.

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