lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Reddito minimo, come andare oltre la propaganda
Pubblicato il 11-05-2015


In politica l’onestà intellettuale dovrebbe contare come l’onesta personale. Oltre ad avere le mani pulite bisognerebbe avere anche le menti pulite, il che significa in primo luogo che non si dovrebbero raccontare bugie ai cittadini elettori per conquistare il loro consenso.

Il M5S propaganda una proposta di legge per far avere a tutti gli italiani un reddito minimo garantito (impropriamente definito reddito di cittadinanza) di 600 euro mese ovvero 7.200 euro l’anno, sostenendo di aver trovato coperture finanziarie per circa 16 miliardi.

Anche se le coperture indicate fossero effettive (e non lo sono e questa rappresenta la prima disonestà intellettuale) esse consentirebbero di coprire l’erogazione del reddito a circa 2 milioni di persone prive di reddito, che sono molte meno della platea dei potenziali beneficiari cui la propaganda grillina si rivolge (i soli disoccupati sono 3,3 milioni). Ma il M5S non indica nessun criterio per selezionare nell’ambito della ben più ampia platea dei possibili beneficiari i 2 milioni di fortunati (e questa è la seconda disonestà intellettuale). In pratica siamo alla solita, vecchissima, pratica di promettere a tutti sapendo (e forse sperando) di non aver poi la responsabilità di mantenere le promesse.

Peccato, perché dentro la proposta cinque stelle ci sono elementi interessanti (anche se declinati in modo poco convincente) come l’obbligo per i beneficiari di svolgere attività di pubblica utilità in forma volontaria o – per i beneficiari in età non pensionabile- i vincoli alla disponibilità a percorsi di inserimento lavorativo.

Credo che i temi del reddito minimo garantito e della indennità di inoccupazione (il reddito di cittadinanza è, a rigore, un’altra cosa) siano seri e meritino ragionamenti seri. Per essere discussi richiedono però, preliminarmente, l’onestà intellettuale di esplicitare in modo onesto e verificabile sia quali siano le fonti di finanziamento sia quali siano i segmenti sociali prioritari cui destinare le risorse individuate.

Personalmente troverei interessante ragionare (avendo poi alla fine il coraggio di scegliere) su tre opzioni:

– il reddito minimo garantito per gli over 55 o comunque per le fasce d’età per le quali il reinserimento lavorativo è più difficile (ipotesi formulata e credibilmente articolata dall’attuale presidente dell’Inps Boeri);

– il completamento della revisione degli ammortizzatori sociali per giungere ad un sussidio di inoccupazione generalizzato fortemente vincolato alla disponibilità all’instradamento verso nuove occupazioni (e quindi alla riforma degli strumenti di avviamento al lavoro);

– la ripresa della suggestione dell’“esercito del lavoro” di Ernesto Rossi (lo Stato sussidia chi è disposto a impegnarsi in attività di pubblica utilità).

Daniele Fichera

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Commenti all'articolo
  1. Sono completamente d’accordo è un problema molto serio e non può essere trattato con spot propagandistici.
    Gli interventi sulle condizioni di povertà e quelli legati alla disoccupazione involontaria hanno bisogno di interventi distinti.
    I lavoratori disoccupati in prossimità della pensione hanno bisogno di copertura specifica stante la difficoltà di una riconversione professionale, mentre la parte più giovanile ha bisogno di interventi di garanzia di reddito minimo unitamente alla partecipazione formativa per il reinserimento al lavoro.
    L’esperienza della Flex-security dei Socialisti Danesi è la più adatta ai nostri tempi perchè coinvolge anche le aziende che si alleggeriscono dei lavoratori stessi.
    Daniele c’è bisogno di progetti concreti e fattibili e la Tua esperienza è utile allo scopo.
    Buon lavoro.

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