venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonella Soddu:
Black bloc, anche questione di educazione
Pubblicato il 04-05-2015


Parte ufficialmente la campagna “complotto” infiltrati pagati alla manifestazione “No Expo” di Milano. Pagati per infiltrarsi tra i manifestanti pacifici per creare disordini. Premetto che chi vuole manifestare lo fa pacificamente ed è certo che la manifestazione era una manifestazione organizzata da cittadini pacifici. Il problema sono i ‘senza cervello’, quelli che se gli chiedi perché creano disordini ti rispondono che è una bella esperienza – vedi il ragazzino intervistato dall’inviato del tg. Ah, dimenticavo; “quello fra un paio di giorni si scopre che era pagato per dire quelle cose e magari gli hanno pure offerto una canna”.

Aldilà dei disordini ci sarebbe da fare un lungo discorso sulla realtà violenta e insensibile che avvolge questi nostri ragazzi. Chi pensa che quelle dichiarazioni possano esser una montatura abilmente costruita, ha poca dimestichezza con la realtà di molti adolescenti che vivono in mezzo a noi tutti i giorni. Provate a fare un viaggio in bus, in treno o a transitare nei pressi di luoghi dove si ritrovano e poi, se ne avete il coraggio, dite che sono pagati.

È vero, di tutta un’ erba non si deve mai fare un fascio, ma caspita, nella maggior parte dei casi tanti di questi ragazzi, i nostri ragazzi, quelli del futuro, non sanno fare un discorso logico compiuto. Parlano a morsi, balbettano, hanno un enorme confusione nella testa da far timore al più esperto degli esperti in psicologia. Non hanno idee, le poche, confuse, parlano di cose futili. Il loro linguaggio è costellato di parolacce, di rabbia, di frasi fatte e demagogiche. Non è la fase adolescenziale che implica anche la voglia di ribellione; è lo specchio di una solitudine disperata e del vuoto che gli adulti hanno creato intorno a loro.

Abbiamo visto tutti il video , oramai diventato virale, della mamma di Baltimora che assestava sonori ceffoni al figlio sorpreso a creare disordini durante una manifestazione contro le discriminazioni razziali. Lo abbiamo visto e commentato tutti e molti abbiamo anche avuto modo di leggere opinioni differenti nel merito della vicenda. Ecco, a me ha colpito molto questo commento: “una mamma, picchia duramente suo figlio perché reo di aver lanciato sassi contro la polizia. Tutti contenti, tutti osannanti. Ma non sarà, forse, che quel ragazzo è violento perché educato a ceffoni?”

Ecco, se è vero che la violenza genera violenza è altrettanto vero che un ceffone assestato per amore, perché l’amore verso un figlio non si dimostra solo assecondandolo, e trattandolo alla pari come tra amici. Magari lo si dimostra confrontandosi tra adulto e adolescente. Parlando, certo, ma stabilendo i ruoli che dovrebbero ancora essere chiari e precisi. Nel contesto generale ceffone vuol dire amore, non indifferenza verso un figlio adolescente che va a tirare pietre contro la polizia. Mica stava dimostrando pacificamente. Basta con questo buonismo, quando ci vuole, ci vuole!

Proviamo a dire che, si, qualche schiaffo in più oggi sarebbe utile, ci sarebbero meno maleducati in giro. Possiamo dire che sarebbe ora di ammettere che anche uno schiaffo fa parte dell’educazione? Possiamo dire che a vedere come vivono gli adolescenti di oggi, vedi il crescente dilagare del bullismo, sono anche il risultato di un parziale fallimento delle nuove generazioni iper protette o inseriti nel contesto – mamma e papà come amici. Sana ipocrisia più sana di una scomoda verità, dannosa se portata avanti senza mantenere il gioco delle parti che dovrebbe esser difeso anche con qualche schiaffo, se necessario. Quale gioco delle parti? Semplicemente il rispetto dei ruoli. Non so, posso dire che noi lo conoscevamo bene il gioco delle parti e non lo mettevamo mai in discussione. Se sbagliavamo sapevamo che la punizione arrivava puntuale. Questo è il rispetto dei ruoli. Oggi non esiste più. Tutto è permesso e i genitori, sono distratti, assenti oppure colpevolmente complici, soprattutto i più giovani. Io non ci trovo niente di sbagliato nell’educazione che abbiamo avuto e non capisco perché non replicarla. Ho due figli, una nella piena età adolescenziale, l’altro nella fase intermezzo tra il bambino e l’adolescente.

E ieri, ho ascoltato e riascoltato le parole dei quel ragazzo intervistato; mi son chiesta, tu che avresti fatto ? Non so, davvero, fino ad oggi rare volte no usato le maniere forti, le poche volte mi son pure sentita in colpa, però in casa in gioco delle parti posto in esser dai miei genitori l’ho applicato pure io. Il rispetto dei ruoli è fondamentale nella vita di ognuno di noi, e deve restare fondamentale anche nell’ambito genitori/figli. Non ho esitato un attimo a fare un viaggio a ritroso nella mia memoria a quel giorno che ho marinato la scuola per andare a Cagliari e partecipare ad una manifestazione studentesca. Mamma mi aveva avvisata, “se dovete andare ti conviene dire la verità o chiedere il permesso per andarci”. Io sapevo che se glielo avessi chiesto mi avrebbe detto no. Ci andai. Al mio rientro in paese, scesa dal treno trovai lei ad aspettarmi in stazione. E casa furono due ceffoni. Ricordo che poi ad ogni manifestazione che si organizzava il mio pensiero era se chiedere o no il permesso per andarci e le poche volte che l’ho avuto, mi son ben guardata dal creare disordini. Io non so se quel ragazzo che ieri parlava in quel modo fosse o sia cosciente delle sue parole e non so nemmeno cosa ci sia dietro quel suo modo di esser o pensare di esser.

È certo che è esempio del fallimento di una società fatta molto spesso di genitori assenti che demandano ad altri ogni responsabilità. Avete mai sentito qualche genitore di compagni di scuola dei vostri figli, dire –“Non è stato mio figlio, lo conosco bene, non sarebbe capace di fare una cosa cosi, è stato convinto da tuo figlio”. Ecco, il prodotto conseguente sono ragazzi senza ordine, mentale compreso.

Antonella Soddu

 

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