domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Conti e baroni
Pubblicato il 25-05-2015


La decisione della Consulta ha scombussolato gli schieramenti, trovando difensori a destra e a sinistra e ammutinati per vigliaccheria a destra e a sinistra. Nel passato se una cosa andava bene alla destra non andava bene alla sinistra, e viceversa. Ciò, conferma che, oggi, è tutto un bluff. Dico la mia. Non sono esperto in diritto, ma mi ritengo preparato sulla “morfologia”  e sui valori, che influenzano il legiferare. Ho anche, come bussola, un modello di società. Secondo me, la Consulta non aveva la competenza per esprimersi sulla materia, per tre ragioni:

1) conflitto di interessi. Se Berlusconi non poteva legiferare su materie, che lo vedevano coinvolto, i giudici non potevano esprimersi su questioni, che li vedevano interessati (come pensionati d’oro);

2) una legge, che modifica quanto stabilito da un’altra legge, non può essere giudicata incostituzionale;

3) un provvedimento legislativo non può produrre diritti acquisiti. Altrimenti, non capisco perché abbiamo lottato per ottenere risultati, che andavano a modificare “Diritti acquisiti”. Una maggioranza parlamentare ha il potere di modificare quanto fatto da un’altra maggioranza. Negli ultimi mesi, si è rafforzata, in me, l’idea di un ritorno alla logica del passato. Ci sono diversi indicatori. Di uno, la previdenza integrativa, ne ho parlato in un precedente articolo. Un altro è, secondo me, il seguente: le pensioni sono state utilizzate per far rinascere categorie del periodo borbonico. Al posto dei Baroni, Conti, Marchesi, Cardinali, Vescovi e Cafoni, c’è la diversa entità delle pensioni. E’ da pazzo, paragonare un pensionato da 500.000 euro all’anno a un Marchese? I professori universitari, con molto potere, non venivano chiamati “BARONI”?

A chi possiamo paragonare, uno che percepisce una pensione d’oro, grazie agli stipendi d’oro percepiti in età lavorativa o da parlamentare, e che si è fatta la tenuta, con villa nobiliare? Una domanda frulla nella mente delle persone: Come  sono state costruite le pensioni d’oro? Facciamo un semplice esempio: ci sono tre pensionati, che,10 anni fa, percepivano rispettivamente 1.000, 3.000 e 5.000 euro mensili di pensione. Ipotizziamo un’inflazione annuale e costante del 3%. I tre pensionati hanno avuto rivalutata la pensione, ogni anno del 3%. Dopo 10 anni, quello che era partito da una  pensione di 1.000 euro è arrivato a 1.240 euro; quello che era partito  da una pensione di 3.000 euro è arrivato a 3.849 euro; quello che partì da 5.000 euro è arrivato a 6.707 euro mensili. La differenza tra il primo e il terzo, che all’inizio, era di 4.000 euro, dopo 10 anni è diventata di 5.467 euro, con un incremento di 1.467 euro ( più di quanto percepisce il primo, dopo 10 anni). Dove stavano quelli che erano, a parole, per l’uguaglianza? I dirigenti sindacali, che sono nati pontificando, dove stavano quando il processo avanzava? Cosa devono dire quelli che avevano creduto alle parole dei Capanna e Compagni? Ho l’impressione che molti di quelli che  dicevano di volere l’emancipazione delle masse; che la proprietà era un furto; che gli imprenditori erano degli sfruttatori, usavano le parole come i maghi usano le mani: per ingannare.  C’è un’altra bufala che nessuno ”uccide”: i Parlamentari hanno la faccia tosta di dire che i vitalizi sono laconsaguenza dei contributi versati. Purtroppo, nessuno fa loro sonore pernacchie. I non Onorevoli dovrebbero dire che lo Stato ha versato, per loro, anche i contributi previdenziali. Quindi, ciò che incassano è esageratamente aurifero. Quando si incomincerà  a dire ”pane al pane e vino al vino”. Quando finirà l’ingenuità  della masse?

Luigi Mainolfi

 

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Commenti all'articolo
  1. Tutti quelli che se la prendono con le pensioni “altissime”, in fondo al ragionamento puntano a colpire il grosso delle pensioni del ceto medio (così sono “ricchi” coloro che percepiscono più di tremila euro lordi!) perché sono tanti e, si sa, togliere un bel po’ a tanti dà bei risultati. Ma impoverendo il ceto medio non si dà una mano ai consumi e, neppure, si aiutano i giovani (come tanti mistificatori vanno dicendo).

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