lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scuola e parità di genere, Chiesa contro la “Riforma”
Pubblicato il 19-05-2015


Scuola-arita generi-BagnascoPer la Scuola arriva l’ultimo round prima del voto finale, oggi infatti si votano gli ultimi emendamenti per il ddl di riforma. Ieri è stato respinto l’emendamento della minoranza del Pd (a prima firma di Stefano Fassina) all’art. 9 del ddl sulla scuola, che abrogava il potere dei presidi di chiamata diretta dei docenti, ma oggi arriva il “premio di consolazione” per la minoranza Pd, è stato infatti stralciato l’articolo 17 del ddl, quello relativo al 5 x mille.

La norma prevedeva che il 5×1000 dell’imposta IRPEF, a discrezione del cittadino-contribuente, poteva essere destinato dai genitori all’istituto scolastico dei figli. Nella prima stesura del testo era previsto un fondo perequativo che destinava il 10% del totale alle scuole più disagiate, ma commissione alla Camera il Pd ha raddoppiato tale fondo innalzandolo al 20 per cento. A questo punto però sono insorte le associazioni di volontariato, tra cui Emergency e Telethon, che unite al malumore interno alla maggioranza rischiava di non far andare avanti il ddl. “Visto il problema riscontrato con la copertura finanziaria“, ha spiegato la relatrice Maria Coscia (Pd), “è stato deciso di rimandare l’introduzione della norma a un’altra legge”, i sì sono stati 380, i no 13 e così il Pd ha cancellato l’articolo 17 durante il passaggio in Aula, rinviando l’istituzione del contributo in sede di dichiarazione dei redditi ad un altro provvedimento.
Intanto il deputato socialista Marco Di Lello è intervenuto oggi contro le sovvenzioni alle scuole private sostenendo che è vero che “sono scuole di eccellenza”. Ma “se vediamo la classifica dell’OCSE, quando nei test vengono verificate solo le scuole pubbliche, l’Italia è al ventitreesimo posto, se concorrono anche le scuole private, scendiamo al trentesimo; anzi, secondo lavoce.info nei test le scuole finanziate dallo Stato, cioè le paritarie, sono quelle i cui alunni hanno i risultati peggiori in assoluto. E che ci sia un fondamento in questa preoccupazione è tanto vero che la nostra relatrice ha proposto, e la Commissione ha approvato, una norma «antidiplomifici»”. Inoltre spiega l’Onorevole Di Lello che non ha senso “regalare 80-100 euro di defiscalizzazione all’anno, perché di questo stiamo parlando, a famiglie che hanno un reddito sopra i 100 mila euro l’anno (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) ? Noi facciamo come Robin Hood, al contrario: prendiamo i soldi dalle povere scuole pubbliche e li diamo alle private. Io sono certo che nessuno vuole questo”.
Ma sul tema “scuola” non poteva non farsi sentire anche la Chiesa. Ieri è arrivato il secco No della Cei (Conefrenza episcopale italiana) all’introduzione dell’insegnamento della parità di genere a scuola previsto dalla riforma in discussione in Aula alla Camera e introdotto durante l’esame del provvedimento in commissione. “Una simile previsione – commenta il cardinale Angelo Bagnasco – sembra rappresentare l’ennesimo esempio di quella che papa Francesco ha definito ‘colonizzazione ideologica’. In Italia, dice il porporato ricordando la manifestazione per la scuola dell’anno scorso, che radunò a Roma più di 300 mila persone con il Papa, c’è un “popolo trasversale e senza targhe”, che “chiede una struttura più giusta e adeguata per sedi e organici, un’istruzione solida ed essenziale, una formazione professionale stimata e sostenuta; in una parola, un’educazione integrale per tutti, educazione di base che molti Paesi avanzati non hanno e ci invidiano, ma libera, lontana da schemi statalisti, antiliberali”.
Intanto di riforma della Scuola si parla anche oltralpe. In Francia sta facendo molto discutere la riforma delle scuole medie statali dove, tra l’altro, verranno soppressi gli insegnamenti di latino e greco. La riforma voluta dal ministro dell’Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, è stata difesa con modalità simili a quelle nostrane dal Primo ministro Manuel Valls che ha denunciato le “falsità” che vengono distillate su questa riforma, una vera e propria “visione conservatrice della scuola” di questi ultimi contro la necessità di una scuola “veramente nazionale, allo stesso tempo esigente, meritocratica e generoso.”. Facendo riferimento al glorioso passato della scuola repubblicana, il Primo Ministro ha sottolineato la necessità per il Paese di adattarsi alla modernità e si riferisce a classifiche internazionali che rendono la scuola francese una delle più antiche. “Il mondo sta cambiando, la Francia deve adattarsi”, scrive Manuel Valls, per “l’interesse dei nostri figli”. Ma contro la riforma voluta dal Governo Hollande, anche l’ex ministro dell’Istruzione Luc Ferry: “Najat Vallaud-Belkacem non capisce i problemi della scuola. Lei crede ancora che le difficoltà provengano dal collegio (scuola media, ndr) .. Tutti gli insuccessi scolastici dei collegi sono legati alla scuola primaria”. L’ex ministro porta come riprova un sondaggio appena pubblicato che dimostra come gli studenti alle medie abbiano difficoltà riscontrabili dalla cattiva istruzione alle elementari, ben l’80% dei bambini che non hanno imparato a leggere bene in prima elementare non lo farà mai. “Dobbiamo prima prenderci cura della scuola primaria”.

Maria Teresa Olivieri

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