sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Buona scuola del governo, ma protestano tutti
Pubblicato il 04-05-2015


Scuola-sciopero generaleLa mobilitazione più attesa e temuta dal Governo Renzi sta per arrivare, domani centinaia di migliaia di insegnanti, personale ATA e studenti sono attesi nelle maggiori piazze italiane contro il decreto la “buona scuola”, il testo è atteso in aula alla Camera per il 14 maggio, mentre la votazione finale avverrà il 19.

Uno sciopero generale che risulta incomprensibile per l’Esecutivo, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini ha così commentato la mobilitazione prevista per domani: “i punti su cui si sciopera francamente mi lasciano perplessa. Noi vogliamo fare la buona scuola”. Dubbioso anche il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che in un post su Facebook scrive: “Domani è il giorno dello sciopero contro #labuonascuola. Lo sciopero è un diritto e chi governa ha il dovere di ascoltare e modificare il ddl qualora emergano suggerimenti validi”. “Noi – aggiunge Faraone – stiamo ascoltando tanto e in alcuni casi correggendo, il lavoro che si sta facendo in commissione alla Camera lo dimostra”.

Molte invece le ragioni espresse dal sindacato, soprattutto contro il finanziamento delle scuole paritarie. Il ddl inoltre prevede per tutte le scuole, statali e paritarie, nuove forme di finanziamento come il 5 per mille dalle dichiarazioni dei redditi a favore delle scuole frequentate dai figli; elargizioni in denaro da parte di privati cittadini e, solo per le paritarie, la detrazione fiscale fino a 400 euro all’anno per le spese sostenute per le rette. Misure per cui si accentueranno i divari tra gli istituti frequentati dai figli dei professionisti e quelli delle aree a rischio. Per Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil in questo modo si allargano “le disuguaglianze sociali e territoriali”. “Scioperiamo – aggiunge Francesco Scrima, Cisl scuola – per ottenere una sostanziale riscrittura del disegno di legge su La Buona Scuola che, se approvato come proposto dal governo, ci porterebbe verso una scuola terra di conflittualità interna ed esterna”. Ma per Francesca Puglisi, la responsabile Scuola e Ricerca del Pd, la preoccupazione che “la scuola diventi una scuola per ricchi non trova fondamento nel contenuto del ddl, poiché oltre alla possibilità offerta ai cittadini di contribuire con il 5 per mille al funzionamento delle scuole, istituisce anche un fondo di perequazione statale del 10 per cento”.

La protesta degli insegnanti inoltre riguarda non tanto il finanziamento alla scuole private, quanto il continuo rischio per alunni e insegnanti delle scuole pubbliche di trovarsi in in strutture vecchie e senza manutenzione perché il Def toglie quasi 500 milioni di euro all’edilizia scolastica e li assegna alle scuole private. Molto criticata la misura di delegare alcuni poteri ai presidi, più volte discussa e riproposta, Carmelo Barbagallo, segretario Uil, ha affermato al riguardo: “Nella scuola abbiamo bisogno di presidi e non di podestà. Si sta dando potere assoluto a dirigenti e presidi. È un ritorno al passato, il potere in mano a un uomo solo nella scuola è un pericolo”. “La scuola riguarda anche studenti, docenti e genitori – ha aggiunto – Il proporre un modello antico la dice lunga su questo governo che si proclama di centrosinistra”. E “per buona pace di Renzi e della Giannini che parlano di buona scuola”, quello di domani sarà “il più grande sciopero che sia mai fatto nella scuola in Italia”.

Oltre all’odiata misura dei “presidi-sceriffi”, il ddl non risolve il problema dei precari, ci sono 166mila abilitati che non sono iscritti nelle graduatorie provinciali ad esaurimento, perché bloccate nel 2007, e resteranno fuori dalle 100mila assunzioni programmate.

“Nelle promesse dovrebbero cancellare il precariato della scuola, ma la proposta governativa non dà le risposte attese sul precariato”, spiega Massimo Di Menna, Uil scuola. “Ci sono insegnanti precari che hanno superato prove e corsi a pagamento per l’abilitazione e che insegnano da anni, per i quali è previsto il licenziamento”, dice Di Menna. In più, “rimane il blocco del contratto e il rapporto di lavoro, l’orario di servizio, la formazione e la retribuzione verranno del tutto definiti per legge”.

Il ddl, inoltre, rischia di precarizzare tutti i docenti, anche quelli di ruolo, caso unico nello Stato e addirittura dentro lo stesso comparto, perché introduce la mobilità decontrattualizzata.

Maria Teresa Olivieri

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