martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

SCUOLA, ORA AL SENATO
Pubblicato il 20-05-2015


Riforma scuola-camera

A quasi sessanta giorni dalla presentazione del ddl di riforma della Scuola in Aula, il testo viene approvato alla Camera con 316 deputati favorevoli, 137 contrari e un astenuto. Il testo ora andrà al Senato, ma già si avvertono i primi malumori, non solo al di fuori dell’Aula con proteste e manifestazioni di insegnanti e sindacati di categoria, ma anche all’interno con la ferma opposizione al testo anche della minoranza del Pd. Sono stati giorni di duri battibecchi e bagarre, e ieri la solita lite tra Laura Boldrini e i pentastellati in stile “maestra e alunni”: nata dopo che il deputato M5S Davide Crippa ha insistito per rimettere al voto l’accantonamento del solo articolo 18.

IL TESTO PASSA SENZA LA MINORANZA DEL PD
Il Partito di Renzi ieri ha tentato di dare un “contentino” alla sinistra dei dem stralciando l’articolo 17 quello relativo al “5 x mille”, anche se il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini ha comunque avvertito: “Non si accantona né si abbandona l’idea di introdurre il meccanismo molto utile e produttivo: il governo si impegna comunque, ritenendo valido il principio che introduceva questo articolo, cioè la possibilità anche per la scuola di ricorrere al 5 per mille, a riproporre, una volta trovati fondi diversi cercando una copertura aggiuntiva rispetto a quelle già stanziate, la norma in un successivo provvedimento che magari affronti temi di natura fiscale”.

Oggi alla Camera la sinistra Pd (40 deputati in tutto tra cui Bersani, Cuperlo, Speranza, Fassina, Epifani, D’Attorre, Pollastrini) non ha partecipato al voto finale mentre hanno votato contro i M5S, Forza Italia, Lega, Sel, FdI e Alternativa libera. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha mancato di ringraziare i deputati Pd che hanno votato la riforma della Scuola alla Camera e in un messaggio, insieme al capogruppo vicario del Pd alla Camera Ettore Rosato e al presidente Matteo Orfini, ha scritto: “Grazie a deputate e deputati che hanno trasformato idee e riunioni sulla scuola al Nazareno in una buona legge. Orgogliosi della vostra tenacia. Viva il Pd”.

PER IL PSI PUNTI DA SCIOGLIERE AL SENATO 
Ma anche tra chi ha approvato il testo resta l’insoddisfazione per alcuni punti. “Da troppo tempo l’Italia attende il rinnovamento del proprio sistema scolastico e il ddl Buona Scuola rappresenta un primo importante passo verso tale direzione”. Dichiara Oreste Pastorelli, deputato del Psi. “Dispiace, però – avvisa il deputato – che non sia stato accolto il mio ordine del giorno riguardo l’assunzione dei 40 mila precari di II fascia esclusi dalla riforma. Parliamo di insegnanti abilitati alla professione, altamente specializzati e con parecchi anni di esperienza, che ora dovranno rimettersi in gioco effettuando un nuovo concorso pubblico”. “Per questo – conclude Pastorelli – auspico che il disegno di legge, nel prossimo passaggio al Senato, venga modificato, così da permettere ai docenti esclusi un meritato inserimento”.

Se la riforma introduce alcuni aspetti positivi come lo stanziamento di 40 milioni per i controlli di solai e controsoffitti degli edifici scolastici o quello delle assunzioni (saranno stabilizzati dal prossimo anno 100mila precari svuotando le graduatorie ad esaurimento e l’anno prossimo sarà bandito un concorso per 60mila abilitati), restano ancora in sospeso alcuni punti fondamentali. “Manca, ed è grave, una soluzione equa per i quasi 40mila precari seconda fascia graduatorie d’istituto”. Avverte Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti, intervenendo in dichiarazione di voto alla Camera su La Buona Scuola. “È previsto, invece, ed è sbagliato – dice il deputato – il finanziamento indiretto alle scuole paritarie, sottraendo 140 milioni alla scuola pubblica, per dare 80 euro a famiglie con redditi alti o medio alti. Due pecche cui provare a porre rimedio al Senato, dove mi auguro risolveremo anche i destini di centinaia di riservisti, docenti e dirigenti, che non possiamo penalizzare per le lungaggini del Tar”. La parola adesso passa al Senato, anche se l’Esecutivo sembra non temere l’ultimo passaggio, il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi ha infatti sottolineato che “il voto è andato bene anche stavolta” e che “c’è un altro passaggio significativo al Senato, quindi riaffronteremo alcuni punti che sappiamo essere ancora discussi”.

CONTINUA LA BATTAGLIA DEL SINDACATO
Da più parti si annuncia ancora battaglia, soprattutto dal sindacato, la leader della Cgil Susanna Camusso ha sottolineato che “con il voto di oggi non si chiude la battaglia ma la battaglia continua”. “Rispetto alla prima stesura del ddl – argomenta Francesco Scrima, presidente Cisl Scuola – la Camera ha apportato solo modifiche marginali, lasciando sostanzialmente inalterati i punti da noi contestati”. “Su tutti questi punti riprenderemo, a partire dall’incontro di lunedì al Ministero, un confronto che si svolgerà secondo le tappe concordate il 12 maggio a Palazzo Chigi. Obiettivo è ottenere dalla discussione che si svolgerà in Senato le necessarie modifiche ai contenuti della legge”. L’augurio anche per il segretario generale della Cisl Scuola è che il testo venga modificato al Senato.

FASSINA CONTESTATO DAGLI INSEGNANTI
Intanto Stefano Fassina, che sulle orme di Pippo Civati, ha sempre contestato la leadership dem, fino ad annunciare più volte di uscire dal Partito, oggi ha detto che la battaglia si sposterà al Senato finendo per essere poi contestato dagli insegnanti che manifestavano davanti Montecitorio. “State buoni, siamo qui per cercare di dare risposte: non rassegniamoci, non rassegnatevi, la battaglia continuerà al Senato”. Così Stefano Fassina, esponente della minoranza Pd, risponde dal palco davanti a Montecitorio ai manifestanti che contestano la riforma della scuola e che lo invitano a lasciare il partito ripetendo in coro: “Fuori dal Pd”.

Maria Teresa Olivieri

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