lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Scuola, prove di apertura dopo lo sciopero
Pubblicato il 06-05-2015


Scuola-riformaDi mettere la fiducia alla Buona Scuola nemmeno a parlarne, ma il presidente del consiglio Matteo Renzi chiede ai suoi, riuniti per l’occasione al Nazareno, di fare presto. I tempi dell’approvazione alla Camera sono quelli fissati: dal 14 al 19 maggio devono essere esaminati tra i 700 e gli 800 emendamenti. Tanti, troppi se si vuole arrivare all’approvazione definitiva entro il 15 giugno, termine ultimo per garantire le assunzioni a settembre. Per questo non si esclude il ricorso alle sedute notturne e a tempi serratissimi se dovessero fallire le trattative con i gruppi parlamentari per ridurre sensibilmente gli emendamenti da presentare. Insomma una riunione di facciata visto che ormai tutto è già deciso.

L’obiettivo era fare il punto sullo stato dei lavori all’indomani delle proteste che hanno attraversato il Paese. “Dobbiamo spiegare meglio quello che stiamo facendo e rispondere alle scempiaggini che stanno circolando”, ha raccomandato il presidente del consiglio. Le novità che sono emerse riguardano soprattutto la valutazione degli insegnanti che, dai singoli dirigenti di istituto, dovrebbe passare a un ‘collegio’. Altra novità potrebbe riguardare il cinque per mille, che non sarà legato alle associazioni, ma esclusivo per la scuola. Una operazione che da sola vale 500 milioni in più. In quanto alle assunzioni, Renzi ha ribadito: “Facciamo del nostro meglio, ne assumiamo cento mila eliminando le graduatorie ad esaurimento. Ma non si possono assumere tutti i precari”.

Per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan “la scuola che vogliamo è quella che dialoga sul territorio, che è dentro la comunità territoriale, e che opera in modo collegiale. La riforma così come è stata presentata nel disegno di legge è troppo distante da questo obiettivo”. Il leader della Uil Carmelo Barbagallo mette l’accento sugli investimenti: “Siamo l’ultima scuola in Europa, alla faccia della ‘Buona scuola’. L’altro giorno il ministro Giannini ha detto che vuole far fare ai bambini attività motoria: la fanno quando devono scappare dalle scuole insieme agli insegnanti e il personale Ata perché gli cadono i tetti in testa. Vogliamo una scuola pubblica, libera e democratica – ha aggiunto – e vogliamo che si assumano veramente i precari”.

“Al momento della prima presentazione del progetto di riforma del sistema scolastico italiano da parte del governo guidato da Renzi – ha affermato Giancarlo Volpari Responsabile scuola del Partito socialista italiano – era convinzione comune, a seguito delle esplicite dichiarazioni dello stesso premier, che le proposte di modifica sarebbero state prese in seria considerazione nell’estensione del testo da presentare alla camera per l’approvazione”. Però, ha continuato Volpari, “nel corso dei giorni successivi si è però progressivamente affievolita la certezza dell’esistenza di un atteggiamento di ascolto, in modo particolare per le prese di posizione dei più diretti responsabili in materia all’interno del governo e da parte dello stesso presidente del Consiglio. Inevitabili le prese di posizione critiche e anche qualche aspra polemica. Inevitabile anche lo sciopero generale dei maggiori sindacati della scuola, al termine del quale, come d’incanto (o è la democrazia bellezza?) leggiamo sulle cronache dei quotidiani una chiara e benvenuta dichiarazione di Renzi: ‘Siamo disposti ad ascoltare e condividere, confrontarci su tutto con grande serenità’.

Nell’interesse di tutti, siamo ritornati sulla via maestra, quella che non si dovrebbe mai abbandonare quando si tratta di riforme di fondamentale importanza. In ultima analisi, non si tratta ora di stabilire chi ha vinto e chi ha perso, bensì di contribuire, ognuno con le proprie competenze – ha concluso Volpari – ad arrivare al varo di una legge di riforma del sistema scolastico che aiuti i giovani a formarsi sia sul piano delle competenze, sia su quello dei valori della cittadinanza attiva”.

Redazione Avanti!

 

 

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