martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Serve un modello, non una scuola qualunque
Pubblicato il 25-05-2015


Ho perso il conteggio delle Riforme della Scuola e dell’Università che i vari Governi di centro sinistra e di centro destra hanno promosso in questi ultimi vent’anni: penso che con quest’ultimo siano almeno 8. Ognuno si annunciava come epocale o rivoluzionario. Non sfugge a questo slogan anche quello di Renzi. Penso che sul Mondo della Scuola si siano scaricate tutte le contraddizioni della nostra Società accompagnate di volta in volta da un’interessata interpretazione del dettato costituzionale.
Nei problemi da risolvere ci sono senz’altro quelle delle Risorse economiche da destinare all’edilizia scolastica, agli insegnanti, ai mezzi strumentali e innovativi per gli studenti, alla formazione degli insegnanti, all’incontro tra il mondo della scuola e quello del lavoro e dei molteplici interessi della Società, a quelli funzionali per un’efficiente organizzazione, etc.

Ma a mio parere quello che finora è mancato è stata la mancanza primaria di definire quale Modello di Scuola per ogni ordine e grado si vuole configurare per il secolo attuale. Per decenni il Modello scolastico è stato quello della Riforma Gentile. Questo Modello si riferiva ad una società in cui c’era chi comandava e chi ubbidiva in Azienda. Di volta in volta sono stati applicati dei correttivi ma mai si è operato secondo uno schema organico. La scuola non appartiene solo agli studenti, agli insegnanti, alle famiglie e ai sindacati ma al Sistema Paese. Pertanto il nuovo Modello di Scuola da creare non può obbedire a schemi ideologici, per cui, considerando che la Scuola riguarda il futuro di una Nazione, si proceda per un nuovo Modello della Scuola come fatto con l’Assemblea Costituente per dotare l’Italia degli attuali ordinamenti democratici.

Occorre riformulare i contenuti dei programmi, la didattica e la formazione degli insegnanti a partire dalle università e la formazione dei giovani per il dopo del ciclo scolastico che devono essere orientati verso il mondo attuale e quello del futuro. Occorre un nuovo Modello di Scuola.

Il PSI potrebbe cogliere quest’occasione per lanciare la proposta di un’Assemblea di Saggi costituenti che progettino questo nuovo Modello.

Ogni Riforma deve essere formulata in base ad un Progetto e ad un Piano di fattibilità in cui i componenti che devono essere attivati devono essere sostenuti dalle Risorse necessarie e i rispettivi tempi di realizzazione rispettosi della Pianificazione e Programmazione stabilite.

I socialisti Lombardi, Giolitti e Ruffolo hanno fatto scuola all’epoca del Centrosinistra per questa metodologia di attuazione delle Riforme. È del resto il metodo adottato nella realizzazione dei grandi Progetti industriali e delle varie forme di economia di scala.

In ogni Riforma occorrono competenze sia nella fase progettuale che nella realizzazione e nella gestione successiva, avendo anche la disponibilità, lungo la gestione, di individuare eventuali interventi preventivi e attuare quelli correttivi. In sostanza applicare il concetto dei Piani della Qualità come in avviene per tutti i Processi operativi e di trasformazione di ogni attività che si sviluppano nel tessuto economico e sociale di un Paese.

La scuola deve formare per le competenze della vita e non per un mestiere. Occorre insegnare e formare i giovani all’educazione civica, all’etica del lavoro, del saper comunicare, del sapere ragionare con la propria testa e avere la capacità di fornire idee. Per tutto ciò occorre una diversa tipologia degli insegnanti e dell’insegnamento e ciò coinvolge il sistema universitario nella formazione dei futuri insegnanti ed un aggiornamento formativo continuo nel percorso post laurea e professionale dei docenti.

Formare degli studenti per un lavoro che forse non ci sarà non è quindi compito della scuola. Sono necessari gli indirizzi tecnici ma ciò che deve ovunque prevalere è la formazione alle competenze della vita.

I giovani sono i clienti della scuola e non avere insegnanti adeguati significa bloccare o condizionare il loro futuro. Il bravo insegnante è quello che riesce a suscitare interesse, a farsi ascoltare e a condurre poi gli studenti a studiare per approfondire e immagazzinare anche le nozioni di supporto agli interessi maturati.

La qualità della scuola tra nord e sud è differente e di ciò ne soffre la qualità generale del Paese e la discriminazione che colpisce i giovani sia in senso geografico che per le condizioni sociali delle famiglie di appartenenza. Claudio Martelli ha individuato chiaramente le nuove componenti sociali appartenenti a quelle del merito e del bisogno. Bene ha fatto a richiamarle Nencini nel suo ultimo editoriale sull’Avanti quando afferma che occorre sostenere chi è nelle condizioni del bisogno e chi ha merito ma non ne ha le opportunità né le condizioni sociali per emergere.

I giovani devono essere formati ad essere imprenditori di sé stessi. Un dipendente può essere imprenditore nella sua Azienda quando contribuisce con delle idee o con una preparazione che si può legare all’innovazione dei processi in cui è coinvolto. Un dirigente all’interno di un’Azienda diventa lui stesso imprenditore quando esprime creatività e stimolo alla partecipazione dei dipendenti. Questa imprenditorialità nel lavoro indipendente dall’imprenditore proprietario dell’Azienda deve essere il frutto formativo derivante da una Nuova Scuola. E’ quello che serve anche per fare tornare ad essere competitiva la nostra economia ad esaltare le nostre eccellenze sia culturali, territoriali ed umane, impedendo che dopo avere investito tante Risorse sui giovani da parte delle famiglie e dello Stato, i nostri giovani siano costretti ad espatriare per fare beneficiare del loro ingegno altri Paesi anziché quello di origine che ha investito sul loro futuro.

La Scuola è quindi tante cose insieme e tutte le componenti interne ed esterne devono obbedire al Modello di Società che si vuole costruire e che deve accogliere i giovani nel mondo del lavoro e delle professioni.

È una grande occasione d’investimento politico per le forze progressiste per consentire di porre le basi per un reale e duraturo sviluppo della nostra Italia.

Nicola Olanda

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Commenti all'articolo
  1. Finalmente si è aperto un reale dibattito sulla scuola e quanto sostenuto dal compagno Olanda è giusto e condivisibile. Anzi come ex-professore di materie scientifiche sono arrivato alla conclusione, obtorto collo, che allo stato attuale delle cose l’eliminazione del titolo di studio e degli ordini professionali potrebbe essere il primo passo per il recupero della “cultura” e finalmente si cestinerebbero tutte le favole sulla scuola che prepara al mondo del lavoro. Un conto è scuola dell’obbligo, un conto è scuola superiore e un conto è università. Il problema è che in questo paese la logica gentiliana liberal-fascista non è mai tramontata. Si è voluta sostituire con la logica catto-comunista alla berlinguer, ma la sostanza è stata la stesa una scuola tesa ad attuare una pedagogia di stato e lo vediamo dai nostri politici che l’unica cosa che sanno fare è distruggere la Costituzione e tutto quello che rappresenta, ma loro sono andati alla scuola dove gli insegnanti sono i “paria” del paese.

    • Finalmente si è aperto un reale dibattito sulla scuola e quanto sostenuto dal compagno Olanda è giusto e condivisibile. Anzi come ex-professore di materie scientifiche sono arrivato alla conclusione, obtorto collo, che allo stato attuale delle cose l’eliminazione del titolo di studio e degli ordini professionali potrebbe essere il primo passo per il recupero della “cultura” e finalmente si cestinerebbero tutte le favole sulla scuola che prepara al mondo del lavoro. Un conto è scuola dell’obbligo, un conto è scuola superiore e un conto è università. Il problema è che in questo paese la logica gentiliana liberal-fascista non è mai tramontata. Si è voluta sostituire con la logica catto-comunista alla berlinguer, ma la sostanza è stata la stessa una scuola tesa ad attuare una pedagogia di stato e lo vediamo dai nostri politici che l’unica cosa che sanno fare è distruggere la Costituzione e tutto quello che rappresenta, ma loro sono andati alla scuola dove gli insegnanti sono i “paria” del paese.

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