giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

SOTTO ESAME
Pubblicato il 15-05-2015


Scuola riforma-Renzi

Il primo gradino è superato, la Camera approva l’articolo 1 e 2 del ddl Buona Scuola, il primo articolo passa con 243 voti favorevoli, 107 contrari e 1 astenuto, mentre il via libera dell’aula al secondo arriva con con 251 sì e 83 no. Raggiante il commento del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che subito dopo l’approvazione dell’articolo I ha twittato: «Approvato articolo 1 #labuonascuola finalmente si potrà dare piena attuazione all’autonomia».

È proprio l’autonomia il punto principale di questo articolo, con l’articolo I infatti viene ribadita l’autonomia scolastica da attuare attraverso alcuni strumenti: la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina; il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari; la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Le scuole, dopo la riforma, potranno dunque garantire l’apertura pomeridiana e la riduzione del numero di alunni e di studenti per classe.

Mentre con l’approvazione del secondo articolo viene riformulata la funzione del preside. Ci sarà comunque un rafforzamento delle funzioni del dirigente scolastico per la gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e materiali, tutto questo però richiamando esplicitamente il rispetto delle competenze degli organi collegiali. L’articolo 2 introduce la novità dell'”organico dell’autonomia”, istituito sull’intera istituzione scolastica o istituto comprensivo e che tutti i docenti che ne fanno parte “concorrono alla realizzazione del Piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, potenziamento, sostegno, organizzazione, progettazione e coordinamento”. In base agli emendamenti emersi durante l’esame della Camera, il nuovo piano triennale dell’offerta formativa (che sostituirà l’attuale Pof) è predisposto conoscendo le risorse finanziarie e di organico disponibili.
Intanto la protesta dei sindacati va avanti, oggi in piazza del Pantheon a Roma c’è stata un’assemblea pubblica dei sindacati, che hanno invitato anche i parlamentari a partecipare. All’invito delle organizzazioni sindacali – Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Fgu-Gilda Unams e Snals Confsal – hanno già risposto Sel e pure il deputato della minoranza Pd Stefano Fassina pronto a lasciare il partito in assenza di “radicali correzioni” al testo. Il testo del ddl sarà votato a breve, mercoledì 20 maggio.

Sulla riforma della scuola abbiamo chiesto parere al deputato Marco Di Lello, capogruppo alla Camera del Psi.

Onorevole, il Governo parla molto della riforma riferendosi all’assunzione dei precari, ma in realtà non lo si è fatto soprattutto perché c’è una sentenza europea al riguardo?
In realtà Matteo Renzi ha sempre parlato della Scuola e della sua centralità molto prima, anzi già durante il suo discorso d’insediamento.

La riforma della scuola è stata discussa alla Camera e arriverà ad essere approvata la prossima settimana avendo alle spalle una protesta massiccia, e quasi senza precedenti, degli insegnanti e dei precari. Contro la ‘buona scuola’ sono scesi in strada tutti i sindacati, autonomi e conferedali. Dopo la protesta sono state apportate delle modifiche, in particolare sui poteri attribuiti ai presidi e sul meccanismo dei premi. Però le proteste continuano e da qualche parte è stata ventilata persino la minaccia di un blocco degli scrutini. Perché allora?
A me risulta un paradosso. La scuola è stata depauperata per anni, si pensi che nei Governi precedenti a partire dalla Riforma Gelmini all’Istruzione sono stati sottratti ben otto miliardi e ora con questo Governo ci saranno tre miliardi che andranno alla Scuola. Un passo alla volta restituiremo alla Scuola il maltolto.

Abbiamo visto come alcune modifiche importanti alla fine siano state fatte, cos’altro è necessario cambiare in questa riforma?
Noi come socialisti e in pieno accordo con i sindacati ci siamo impegnati nel cercare di limitare il rischio di arbitrio da parte dei dirigenti scolastici, e abbiamo chiesto che il meccanismo del 5 per mille sia destinato alle scuole più povere così da evitare che ci siano scuole di serie A e scuole di serie B e infine, come ho sempre dichiarato, daremo battaglia sul finanziamento indiretto alle scuole paritarie.

Sembra che la linea “dura” di Renzi di andare avanti sempre e comunque si sia ammorbidita negli ultimi tempi con la disponibilità all’ascolto con il mondo della Scuola, come mai?
C’è stato da parte di questo Esecutivo uno sforzo importante per cercare il maggiore dialogo possibile. A mio avviso dal parte del Governo c’è stato un grosso errore di comunicazione: il progetto di riforma doveva essere spiegato bene e meglio.

Maria Teresa Olivieri

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