domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Spagna, le urne confermano la forza di Podemos
Pubblicato il 25-05-2015


Elezioni_amministrative_Spagna_podemosInizia il cambio. Passata l’indignazione è arrivato il momento di provare e governare. Per Podemos, gli eredi degli “indignados” accampati a Puerta del Sol, primi a Barcellona e sul filo della vittoria col PP a Madrid, quello di ieri è stato il primo tentativo di assalto al potere centrale. La Spagna è andata alle urne per rinnovare oltre ottomila comuni e per assegnare i seggi nei parlamenti di 13 delle 17 regioni del Paese.
Il partito di Pablo Iglesias guarda soprattutto alle politiche di novembre, dove davvero si deciderà chi governerà la Spagna, e come, nei prossimi quattro anni. Podemos, come Syriza, vuole arrivare la governo. Podemos punta in primo luogo a penetrare le istituzioni partendo dalle grandi città e regioni.
L’obiettivo degli strateghi del ‘Yes we can’ spagnolo, è iniziare occupare il posto, come Syriza con il Pasok, del Psoe in Spagna, ovvero il ‘nuovo’ e possibilmente grande partito della sinistra, tutto reso più facile dalla oramai definita scomparsa dei comunisti di IU (sinistra unita).
L’affermazione di Podemos in coalizione con i socialisti, della lista Ahora Madrid e la candidata sindaco l’ex-giudice Manuela Carmena, nel feudo dei popolari da più di 20 anni, è l’immagine del crollo del Pp del premier Mariano Rajoy, dove già ieri sera i dati ufficiali dichiaravano città come Siviglia, Huelva e Cadice strappate ai governo del PP) .
La sorpresa, esattamente un anno dopo il debutto nelle elezioni europee, è sempre Podemos e con loro del gli ‘indignati’ di centro destra di Ciudadanos, partiti da zero, che si radicano a livello nazionale con il 10% e il 7%. Un bel trampolino nelle istituzioni per affrontare le elezioni ‘vere’, le politiche di novembre, che decideranno il governo del Paese.
Come a Madrid, Podemos senza bisogno dell’appoggio dei socialisti si afferma a Barcelona con la lista en Comu di Ada Colau, nota per le manifestazioni contro gli sfratti, ha il maggior numero di voti nella città, ottenendo 11 seggi sull’uscente nazionalista catalano Xavier Trias,
“Da domenica sera nulla sarà più come prima nella politica spagnola, prevedeva ieri El Mundo. Il sistema del bipartitismo Pp-Psoe, che ha governato la Spagna in alternanza dalla fine del franchismo, sembra definitivamente superato per cedere il posto ad un paesaggio politico molto più frammentato, a quattro grandi attori. Il Pp di Rajoy con la perdita di Madrid, subisce un colpo durissimo. ll bipartitismo in Spagna ha perso più di 3 milioni di voti in 4 anni, il Pp e il Psoe, hanno ottenuto in totale – alle elezioni amministrative di ieri – il 52% dei voti, a fronte del 65% del 2011. Nello specifico, il Pp ha perso 2,5 milioni di voti mentre il Psoe ne ha persi 700mila.
La posizione del giovane leader del Psoe, Sanchez, superato nella capitale e a Barcellona da Podemos, potrebbe farsi difficile, ma i dati nazionali complessivi se paragonati al tracollo del PP potrebbero comunque salvarlo alla guida dei socialisti in vista delle prossime primarie interne. A livello nazionale, i popolari si sono attestati al 27/%, poco distanti dal 25,2% dei socialisti. Mentre per il partito post-indignados l’annunciato successo a Madrid e Barcellona sembra confermare la bontà della strategia scelta dal leader Pablo Iglesias, di aderire a coalizioni più ampie e di aprire verso l’elettorato moderato in vista delle politiche e del vero assalto al potere. Il medesimo stile seguito anche da Ciudadanos, su posizioni liberal-alternative. Il movimento di Albert Rivera, è pronto a trattative sia con il Pp sia con Podemos, e il Psoe, potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia per la formazione di maggioranze di governo spostate a sinistra in molte città e regioni del Paese.

Laura Agostini

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