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Opinioni e commenti
 

Studenti contro le prove Invalsi: “Non siamo numeri”
Pubblicato il 12-05-2015


Invalsi-boicottaSi allunga la protesta contro la scuola, questa volta è toccato agli studenti i quali hanno boicottato le prove Invalsi, ovvero i test del Sistema Nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione. Si tengono a livello nazionale e servono per valutare il livello di preparazione degli studenti italiani di alcune classi di elementari, medie e superiori. Avrebbero dovuto svolgersi il 5 maggio, ma sono state rimandate per via dello sciopero del personale scolastico contro il ddl di riforma della scuola. Numerose le proteste degli studenti per via del metodo utilizzato nella valutazione ovvero le domande a risposta multipla, le cosiddette “crocette” e di conseguenza sul peso che la valutazione ha sul curriculum di studenti e docenti.

Il movimento Rete Studenti questa notte ha anche organizzato un flash mob davanti al ministero dell’Istruzione a Roma. “Questa notte abbiamo fatto un flash mob al Miur per portare all’attenzione pubblica la questione dei test Invalsi: ancora una volta ribadiamo che non è attraverso una prova a crocette che si testa l’efficacia educativa della scuola pubblica sui ragazzi, il ruolo della scuola va molto oltre alla mera acquisizione di nozioni”, dichiara Alberto Irone, portavoce nazionale Rete Studenti Medi. “Inoltre ogni anno vediamo come a causa di queste prove in molte scuole si blocchi completamente la didattica per fare una preparazione finalizzata esclusivamente alle Invalsi, falsando già di per sé i risultati”.

Molti i casi di boicottaggio, diffusi anche in rete, dagli studenti che hanno effettuato la prova
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Molto critica la Rete degli studenti Medi Lazio che in un comunicato scrive:
“Oggi si svolgono le prove ‘INVALSI’. Sono test, che si svolgono ogni anno e in punti cruciali del percorso formativo di uno studente, sviluppati sul modello OCSE-PISA, basato su classifiche e percentuali che, secondo alcune proposte, andrebbero a pesare sul finanziamento degli istituti scolastici”.
“Crediamo in ottica generale che la valutazione non debba dare premi e punizioni ma far venire a conoscenza dei punti deboli e dei punti forti e, di conseguenza, intervenire dove necessario. Ciò vale – si legge ancora – per gli studenti, per i docenti, per le istituzioni scolastiche e per lo Stato che deve sapere dove investire per migliorare il sistema scolastico. Occorre quindi un sistema di valutazione esterno che utilizzi un giudizio complessivo, che guardi alle molteplici sfaccettature di una scuola e delle parti che la vivono e che sarà sicuramente più adeguato per mettere in campo interventi di miglioramento rispetto a delle classifiche”.

“Vogliamo – concludono gli studenti – un sistema nazionale di valutazione che vada oltre la certificazione degli obiettivi didattici raggiunti in matematica ed italiano. Vogliamo un sistema che tenga in considerazione l’offerta formativa della scuola, lo stato dell’edificio in termini di sicurezza e decoro, il rapporto tra le varie componenti della scuola e il contesto socio-economico di partenza”.

Intanto oggi alle 15 il Governo ha incontrato a palazzo Chigi i sindacati della scuola e i leader di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo per discutere del ddl ‘la buona scuola’ che ha avuto l’ok della commissione Cultura della Camera. Ma i sindacati si sono detti insoddisfatti delle modifiche e hanno evidenziato le criticità presenti nel ddl anche dopo gli emendamenti apportati.

Il sottosegretario De Vincenti, premettendo che “il nostro obiettivo è superare il precariato, valutare i docenti, dare un servizio ai giovani” ha assicurato: “Terremo conto delle vostre critiche, ci saranno audizioni al Senato per approfondire le questioni”, ma i sindacati hanno comunque annunciato la possibilità di nuove agitazioni che potrebbero mettere in discussione il regolare svolgimento degli scrutini.

Liberato Ricciardi

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Commenti all'articolo
  1. Cominciamo ad applicare l’art.33 della Costituzione “..senza oneri per lo stato..” e togliamo il finanziamento pubblico in primis alla bocconi di Milano che se la vendono come la migliore università italiana, fanno soltanto i ragionieri al servizio dei grandi ricchi, elen catemi qualche Nobel uscito dalla bocconi.

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