giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tre proposte socialiste
Pubblicato il 08-05-2015


Lanciamo subito, magari attraverso un’apposita conferenza programmatica socialista, tre proposte sul versante sociale che i nostri parlamentari dovrebbero presentare in forma di proposta di legge. Su ognuna di queste organizziamo un momento di studio e di approfondimento. Poi passeremo alle nostre iniziative sul versante dei diritti civili, compreso quello degli emigrati, e della riforma istituzionale. Già ho avuto modo di anticipare i tre temi sociali nel corso dell’incontro del 30 aprile che ha coinvolto parlamentari non solo socialisti.

I dati ISTAT sull’occupazione in Italia sono drammatici. A fronte di un leggero aumento del Pil, pari allo 0,6-0,7 su base annua, la disoccupazione resterà invariata nel solo nel 2016 ma anche negli anni successivi. Quel che sta accadendo induce a ritenere che occorra fronteggiare una lunga stagione di povertà e di precarietà solo parzialmente attenuata, quest’ultima, dal Jobs act che avrebbe iniziato a trasformare qualche decina di migliaia di contratti a tempo in contratti a tempo indeterminato.

La prima proposta è quella del reddito minimo di cittadinanza. Marco Revelli docente universitario ed ex presidente della commissione sull’esclusione sociale ha giustamente lanciato l’allarme. L’Italia, assieme all’Ungheria e alla Grecia, risulta essere l’unico paese ad esserne privo mentre negli altri paesi europei varia da un massimo di 1.325 euro della Danimarca ai 500, più le spese di affitto e di elettricità, dell’Olanda. La nuova situazione economica che vede l’Italia col più alto debito pubblico dopo la Grecia e con un tasso di disoccupazione inferiore solo alla stessa Grecia e alla Spagna, non consente indugi. Questa è oggi la priorità. Altro che ottanta euro al ceto medio…

Il secondo versante d’iniziativa è lo strumento delle cogestione. Qui sono diversi i modelli europei. Penso che quello della Germania sia il più produttivo per responsabilizzare imprenditori e lavoratori. Si tratta di uno strumento che porta a un più diretto coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte aziendali. Questo implica una concertazione diretta e non più solo mediata dai sindacati, che nei fatti questo modello non vogliono, e nel contempo una maggiore garanzia di tutela degli interessi dei lavoratori dopo il superamento dell’articolo 18 anche sul tema dei licenziamenti economici, che dovrebbero essere condivisi. Il caso Volkswagen insegna.

Il terzo è inerente l’aumento dell’età lavorativa e tocca da vicino la qualità del lavoro. Se prima degli ultimi interventi pensionistici i lavoratori potevano permettersi lo stesso lavoro per tutta la vita, adesso non è più così. E questo non solo per la necessaria flessibilità a cui sempre occorre abbinare la sicurezza, ma anche perché lavorando anche da anziani non si può sempre sopportare il peso del lavoro, soprattutto manuale, che si svolgeva da giovani. Su questo occorre emanare norme specifiche che esentino le persone che hanno superato una soglia di età di svolgere mansioni pesanti. E che dunque le tutelino dal rischio di licenziamento. Vediamo di smuove le acque. I temi ci sono, le idee e le proposte anche.

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Commenti all'articolo
  1. Perfettamente d’accordo. Suggerisco che il lancio di queste tre proposte sia fatto aprendo un Tavolo diretto con la UIL la CGIL e la CISL. Sono tre temi che coinvolgono al 100% il Mondo del Lavoro in cui dobbiamo tornare ad immergerci e a partecipare con tutte le nostre energie e ricchezza propositiva avvalendoci anche del supporto elaborativo delle Fondazioni socialiste (Mondoperaio, Etc.)
    Je suis socialiste

  2. Direttore, condivido la tua proposta così com’è articolata.
    Avrei qualcosa da aggiungere sul reddito minimo.
    Non sarebbe giusto e non educativo elargire un reddito se pur minimo, senza nulla in cambio.
    Chi riceve un compenso deve essere impiegato in lavori utili come più volte ho detto e continuo a dire.
    Approfondiamo questo aspetto!

  3. In linea di massima condivido, anche se il discorso relativo all’età pensionabile andrebbe ulteriormente approfondito, prendendo magari a modello alcuni esempi di paesi del Nord Europa, nei quali l’anzianità è considerato un valore, insieme al merito, per la formazione dei nuovi assunti con metodologie contrattuali che permettono il mantenimento insieme del livello retributivo di ambo i soggetti e il minore aggravio fisico per gli anziani. Una cosa mi sembra che manchi tra le nostre proposte che coraggiosamente dovremmo nuovamente sostenere per marcare la nostra natura di soggetti legati, più di altri alla giustizia sociale: una legge patrimoniale autentica, giusta ed equa. Un argomento questo che troppe volte viene sbandierato, ma che non trova mai una sua autentica concretizzazione.

  4. Le sue proposte sono sicuramente condivisibili e da spingere il più possibile Sono d’accordo con Antognetti sulla sua osservazione rispetto al reddito minimo Rispetto alle condizioni di lavoro per evitare che lavoratori anziani possano trovarsi a coprire mansioni pesanti sono d’accordissimo Nella proposta aggiungerei anche una proposta per creare e incentivare una collaborazione tra scuole tecniche imprese e enti di formazione per creare sinergie scuola ed enti di formazione pubblici ed imprese private in modo tale da aiutare i ragazzi a svolgere stage alternanza scuola lavoro affinché possano arrivare più pronti e preparati nel mondo del lavoro con beneficio loro e delle imprese che vedrebbero aumentato il livello e il potenziale dei propri tecnici. Penso infatti che l’unico modo per rilanciare il manufatturiero sia investire sui giovani e sulle loro competenze perché la gara va fatta sulla qualità e sull’innovazione e non sulla riduzione costi per battere i cinesi. La lungimiranza e l’ambizione socialista deve essere anche questa per consentire ad anziani e giovani di avere condizioni e opportunità per lo meno degne potendo aspirare a migliorarle. Je suis socialiste

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