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Opinioni e commenti
 

Uber. La vittoria dei tassisti contro l'”innovazione”
Pubblicato il 26-05-2015


Uber_taxiMentre il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ribadisce la necessità per il Paese di “innovazione”, il Tribunale di Milano interviene bloccando un servizio “innovativo” come quello degli Uber Pop. Mentre Uber coordina e facilita un servizio di noleggio con conducente (Ncc), Uber Pop, è un’applicazione con cui semplici cittadini si iscrivono e offrono passaggi in auto remunerati, in modalità “peer to peer”. La motivazione del Tribunale è che si tratta di “concorrenza sleale” verso i tassisti che tempo fa si erano rivolti alla Giustizia per fermare il servizio importato dagli States.

“Siamo dovuti arrivare in un’aula di giustizia perché qualcuno decidesse, nessuno voleva prendersi questa responsabilità: prima di ricorrere in Tribunale ci siano rivolti a Comune, Regione, al governo, tutto inutile”. Così Pietro Gagliardi, responsabile sindacale per la categoria dei tassisti dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano. Il caso del servizio Uber ha visto lunghe battaglie da parte della categoria dei tassisti e non solo in Italia, prima in Germania, il servizio è stato sospeso anche lì per “concorrenza sleale”, da Taxi Deutschland, cooperativa di taxi tedesche, che pure dispone di una app non molto diversa da quella della concorrenza. Uber ha incassato il colpo e la società americana di servizio alternativo ai taxi ha anche ringraziato la Corte di Francoforte per avergli fatto pubblicità: per mezzo della sua sentenza l’applicazione è stata scaricata 3,6 volte in più della settimana prima della sentenza del Tribunale tedesco. In Francia, invece, dalla parte dei tassisti è intervenuto direttamente il Governo, Pierre-Henry Brandet, il portavoce del Ministero dell’Interno, ha annunciato, secondo la legge Thévenoud, l’uscita di UberPop dal mercato a partire dal 1 gennaio 2015, tutto questo dopo la decisione del Tribunale di commercio di Parigi che ha dichiarato perfettamente legale il servizio Uber Pop.

Ma tornando all’Italia, molto critico è stato il Codacons sulla sentenza del Tribunale di Milano perché “rappresenta un danno enorme per gli utenti, perché limita la concorrenza e riduce le possibilità di scelta per i cittadini”. Il Presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, ha infatti affermato: “È impensabile che un Paese moderno possa essere privato di sistemi innovativi come Uber, che rispondono ad esigenze di mercato e sfruttano le nuove possibilità introdotte dalla tecnologia. Così facendo si finisce per produrre un duplice danno al consumatore finale: da un lato una minore scelta sul fronte del servizio, dall’altro tariffe più elevate per effetto della minore concorrenza”.

D’altronde la motivazione della sentenza va proprio a tutelare la categoria dei tassisti milanesi, preoccupata per l’evento Expo in corso: “L’effettivo vantaggio concorrenziale — si legge nell’ordinanza — deriverebbe dalla possibilità, per gli autisti di UberPop, di “applicare tariffe sensibilmente minori rispetto a quelle del servizio pubblico, con sviamento indebito di clientela”.

Insomma appare quasi un controsenso, invece di evitare che si creino delle tariffe al rialzo date dalla poca offerta e dalla maggior domanda, la sentenza va incontro (in tutto e per tutto) alla categoria forte dei tassisti. Resta comunque un esempio di come nel nostro Paese si parli, si sostenga e si pensi a incentivare innovazione, nuove tecnologie e startup, ma in sostanza si resta sempre inchiodati al vecchio sistema. Siamo lontani, forse troppo, dagli anni delle “lenzuolate” di liberalizzazione di Bersani che alzarono un boato di polvere tra le cosiddette “lobby”, anche allora insegnarono che ogni volta che in questo Paese si tenta una strada che sia al passo con i tempi si mettono di traverso una rete di interessi, burocrazia e diritti esclusivi.

Un caso, quasi secondario, come quello dei tassisti in Italia la dice lunga sugli interessi di categoria, basti pensare alle minacce subite dalla Top mangaer di Uber in Italia, Benedetta Arese Lucini. Un’escalation di insulti a Milano che l’hanno costretta a girare sotto scorta.

Maria Teresa Olivieri

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