lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Una ‘buona scuola’
sì, ma per pochi
Pubblicato il 11-05-2015


Renzi-La buona scuolaDa socialista ho sempre avuto una certa visione della scuola: un luogo dove si fomano i futuri cittadini, attraverso il quale un popolo combatte l’ignoranza ed eleva le proprie generazioni, dove si viene educati alla libertà. Purtroppo però, e questo dramma lo condivido con moltissimi miei coetanei, scopro sempre di più che questa mia visione è molto lontana dalla realtà e che nessun governo odierno, che pure non si è mai fatto mancare il “divertimento” di mettere le mani nella scuola pubblica, ha mai fatto niente in tale direzione. La “Buona scuola” di Renzi per me non fa eccezione.

Posto che le cose buone e cattive ci sono in tutte le cose, e quindi anche in questa riforma, nella quale non posso non apprezzare moltissimo ad esempio l’educazione musicale alle elementari, e posto anche che fino a che non avremo in mano i decreti attuativi stiamo parlando praticamente del nulla (ad ora la riforma rimane su un testo online tutto ben colorato e comprendente simpatici disegnini), giudico negativo questo ennesimo “capolavoro” del governo Renzi.

Come prima cosa viene introdotto all’interno delle scuole un “Nucleo di Valutazione”, composto solamente da personale interno, che dovrà realizzare un rapporto di autovalutazione, attraverso il quale dipenderanno i finanziamenti per l’Offerta Formativa e lo stipendio del Dirigente scolastico. In pratica quindi se la scuola si autovaluta bene, riceverà più finanziamenti (non si sa come e di quanto ancora) e il preside avrà un aumento di stipendio. Quanto potrà essere oggettivo un metodo del genere? Ci saranno certamente poi dei nuclei di valutazione anche esterni (non ancora specificati nè definiti), che però saranno coordinati dagli “ispettori ministeriali”: figure quasi leggendarie nel mondo della scuola, dato che pochi possono affermare di averne mai visto uno.

Secondo punto caldo sono i famosi “fondi privati”. Si può discutere tanto se sia giusto o no che i privati “entrino” nelle faccende della scuola pubblica, ma il punto che personalmente contesto non è questo: è la profonda disuguaglianza che questo sistema può creare. Complice la legge di stabilità, più di quattro miliardi saranno i tagli alla scuola pubblica (e dire che invece i soldi per le scuole private saranno 600 milioni per quest’anno, e 400 per il prossimo), per cui sempre di più gli istituti si dovranno “arrangiare” rifugiandosi nella generosità degli enti privati, i quali potranno finanziare specifici progetti o acquisti legati ad obbiettivi formativi (nuove tecnologie etc,) in cambio di sgravi fiscali dalla ancora non nota e definitiva percentuale (in America è intorno al 100%, qui si parla forse del 13%).

Ora, quante possibilità ha una rinomata scuola di Milano Centro di trovare finanziamenti rispetto ad una qualunque di provincia? Abissali. Come abissali sono di solito i bisogni di finanziamenti che la seconda ha però rispetto alla prima. In più all’inganno si aggiunge la beffa, perché è le stessa riforma a dire, nel caso del “crowdfounding” (ossia nella raccolta di fondi volta a specifici progetti) che nel caso di quei progetti che raccoglieranno particolare consenso (quindi più soldi), lo Stato ne aggiungerà altri dal fondo pubblico. Soldi pubblici quindi usati non per portare avanti chi è nato indietro, riprendendo una famosa frase di Nenni, nel caso quindi di progetti buoni ma sfortunati nel non trovare finanziamenti privati, ma per portare più avanti chi non ne ha bisogno e chi avanti c’è già!

Sull’alternanza scuola lavoro lascio ad altri eventuali polemiche su punti specifici (non voglio abusare della vostra attenzione), ma mi limito ad osservare come il vero problema su questo punto, grave ed ancora irrisolto, è la mancanza di uno statuto che tuteli i giovani stagisti. Un documento che metta nero su bianco i diritti e i doveri, e che li faccia rispettare. Storie di ragazzi sfruttati, messi a fare lo stesso lavoro non pagato degli altri normali dipendenti, oppure messi a fare lavori inutili e sporchi, con i quali non si impara niente ma che servono al datore di lavoro per avere non solo manodopera gratis, ma anche con sgravi fiscali.

Nel testo inoltre non viene accennato niente riguardo la rappresentanza studentesca negli organi di istituto, solamente che essa sarà a discrezione delle scuole singole, mentre figura centrale di tutto (tanto da poter aumentare di qualche decina d’euro lo stipendio degli insegnanti in base a determinati calcoli di “merito”) sarà il Dirigente scolastico, alla quale sono legate tutte le sorti e le responsabilità della scuola. Un “potere” quasi tutto centralizzato quindi, cosa che può avere senso di fronte a ragioni di efficienza, unita alla possibilità di una totale mancanza di rappresentanza studentesca, cosa che un senso positivo non ce l’ha. Forse ci stiamo fasciando la testa prematuramente, e non ci saranno casi di scuole che scelgano di non averla, ma un diritto è tale se viene garantito, e non se lasciato al buonsenso dei singoli.

Questi quindi i punti principali su cui si basa la riforma. In generale quindi contesto un sistema scolastico nel quale non ci saranno più sostanziali differenze tra scuola pubblica e privata, composto da scuole come aziende in mano a singoli imprenditori ed in competizione tra loro, come nel liberismo più spietato, dove vince il più forte, il più bravo, il più fortunato anche. Ora leggete la prima frase di questo articolo: notate qualche differenza?

Personalmente si. Ed è per questo che da socialista contesto questa riforma, cercando di darne però un’alternativa valida, conforme alla visione che dicevamo prima. In parte noi giovani socialisti in Emilia-Romagna lo abbiamo fatto, stilando un documento dove, tra le altre cose, si richiede a gran voce il ritorno della materia di Diritto in tutte le scuole (cosa non affrontata dalla riforma), un insegnamento della storia più “selezionato” e che arrivi fino ai giorni nostri, oppure progetti di educazione alla cittadinanza e altro ancora.

Questo perché vogliamo che un ragazzo uscito dal percorso scolastico sia veramente cittadino, in tutti i suoi aspetti. Ma vogliamo anche che lo diventi in una vera buona scuola. Che sia per tutti, e di tutti.

Enrico Maria Pedrelli
segretario FGS Emilia-Romagna

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Enrico
    Provo sempre un grande piacere nell’incontrarmi con i tuoi scritti che hanno anche la facoltà di trasmettermi la convinzione che non tutto sia perduto per il Psi quando a militarvi ci sono dei giovani come te.
    Quando furono introdotti i Decreti delegati per i Consigli di classe e d’Istituto vi partecipai con entusiasmo in quanto colsi questo strumento come una funzione di partecipazione diretta delle famiglie assieme agli studenti. Nel volere interpretare in termini democratici questa funzione autonoma, mi alienai le simpatie di alcuni insegnanti che riversarono sui miei figli alcune azioni discriminatorie. Mi accorsi però che anche l’influenza dei Partiti era condizionante. Una partenza dagli auspici promettenti si risolse nella solita delusione quando a prevalere sono gli interessi di parte e non quelli del bene comune.
    Ho perso il conteggio delle Riforme della Scuola e dell’Università che i vari Governi di centro sinistra e di centro destra hanno promosso: penso che con quest’ultimo siano almeno 8. Ognuno si annunciava come epocale o rivoluzionario. Non sfugge a questo slogan anche quello di Renzi. Penso che sul Mondo della Scuola si siano scaricate tutte le contraddizioni della nostra Società accompagnate di volta in volta da un’interessata interpretazione del dettato costituzionale.
    Nei problemi da risolvere ci sono senz’altro quelle delle Risorse economiche da destinare all’edilizia scolastica, agli insegnanti, ai mezzi strumentali e innovativi per gli studenti, a quelli funzionali per un’efficiente organizzazione, etc.
    Ma a mio parere quello che finora è mancato è stata la mancanza primaria di definire quale Modello di Scuola per ogni ordine e grado si vuole configurare per il secolo attuale. Per decenni il Modello scolastico è stato quello della Riforma Gentile. Di volta in volta sono stati applicati dei correttivi ma mai si è operato secondo uno schema organico. Il nuovo Modello di Scuola da creare non può obbedire a schemi ideologici, per cui considerando che la Scuola riguarda il futuro di una Nazione si proceda per un nuovo Modello della Scuola come fatto con l’Assemblea Costituente per dotare l’Italia degli attuali ordinamenti democratici.
    Occorre riformulare i contenuti dei programmi e la formazione dei giovani per il dopo del ciclo scolastico che devono essere orientati verso il mondo attuale e quello del futuro. Occorre un nuovo Modello.
    Il PSI potrebbe lanciare la proposta di un’Assemblea di Saggi costituenti che progettino questo nuovo Modello di Scuola. Impegnati su questa proposta e su questo percorso.
    Un abbraccio fraterno da Nicola
    Je suis socialiste

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