sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

USCITA DAL COMA
Pubblicato il 28-05-2015


Squinzi-assemblea-Expo

Non sono mancate una citazione di papa Francesco, l’omaggio a Michele Ferrero e il ringraziamento a Diana Bracco. Nel suo discorso, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha toccato diversi argomenti, dall’Europa alla contrattazione, con un’attenzione alla ripresa e con una buona dose di ottimismo: l’Italia, sostiene il leader degli industriali, può tornare a diventare un paese leader. Insomma un menù ricco fatto di molte portate tra cui crescita, riforme, expo, pensioni e welfare. Il presidente di Confindustria ha aperto l’assemblea annuale scegliendo lo scenario dell’Expo di Milano spostandosi per la prima volta da Roma proprio per sottolineare un grande evento che può essere occasione di ripartenza del Paese.

“Qui si – ha detto – respirano l’entusiasmo e l’effervescenza che serve all’Italia per lasciarsi alle spalle una lunga fase negativa di crisi e di demotivazione”. Una manifestazione che, come ha sottolineato il numero uno degli industriali italiani, “è il simbolo più bello di una nuova stagione e i milioni di visitatori stranieri che stanno arrivando in Italia ci danno nuova fiducia, che ultimamente avevamo un po’ smarrito”.

Secondo Squinzi l’Italia può aspirare a diventare un leader a livello europeo ma bisogna aiutare la crescita ossia “i germogli del cambiamento vanno protetti, difesi e aiutati a crescere. L’Italia – ha detto – ha la credibilità per essere leader di una nuova stagione comunitaria, perché non ha mai abiurato al suo credo europeo e perché ha fatto sforzi notevoli per mettere a posto i propri conti e realizzare riforme importanti”. Squinzi ha osservato che “oggi ci sono segni di risveglio, accenni di crescita, riforme in corso, giovani che vogliono credere nel loro futuro in Italia, imprenditori impegnati a partecipare alla democrazia e allo sviluppo del nostro mondo”. Ma, ha rimarcato, “il crinale tra crescita e stagnazione è però assai sottile, perciò i germogli del cambiamento che si vedono vanno protetti e difesi, aiutati a crescere da un sistema associativo saldo nei valori e all’altezza dei tempi nella struttura tecnica”.

La chiave della crescita per il leader di si trova nella “piccola e media impresa italiana. Da queste Pmi devono nascere le nuove multinazionali tascabili e i grandi campioni industriali dei prossimi decenni. Per questa categoria di aziende – ha spiegato – va disegnato un abito su misura, adatto alla gara che devono correre, fatto di credito e finanza, di ulteriore sostegno sui mercati esteri, di ricerca e innovazione con un fondo speciale a loro dedicato, di formazione a tutti i livelli che dobbiamo strutturare con i nostri fondi bilaterali”.

Nel frattempo Renzi si trovava a Melfi a braccetto con Marchionne. I due hanno ribadito, ove ce ne fosse stato bisogno, la convergenza di intenti e di obiettivi: far tornare a crescere l’Italia con nuovi strumenti, togliendo le “croste” al Paese. Nello stabilimento lucano, Marchionne ha annunciato che, entro la fine dell’anno, ci saranno circa 2.000 nuovi posti di lavoro: 8.000 complessivi contro i 5.900 del 2014, circa 15.000 con l’indotto. Secondo Renzi il merito è tutto del jobs act: “Per loro – ha sottolineato Renzi – grazie al jobs act, ci saranno contratti sempre più solidi e stabili”.

Il lavoro, ha detto Renzi, non si crea “andando martedì ai talk-show, facendo grandi slogan ideologici”. Alla felicità di Renzi per il lavoro creato a Melfi è seguito poi, l’apprezzamento di Marchionne per quanto prodotto da palazzo Chigi in tema di riforme: “E’ la ricetta giusta per uscire dalla crisi. Stiamo sbloccando un sistema – ha detto l’ad di Fca – ingessato da anni”. Stessa sintonia sul tema “sensibile” della rappresentanza sindacale unica cosa che lo stesso Renzi aveva auspicato solo qualche giorno fa. Insomma i due continuano a flirtare con reciproci scambi di complimenti. Non a caso, il tema delle relazioni sindacali è stato tra i motivi della fuoriuscita di Fiat dalla Confindustria. Decisione presa tre anni fa di cui Marchionne non si sente affatto pentito. Confindustria non mi manca”, ha sottolineato.

La relazione del presidente di Confindustria non ha convinto, e sarebbe stata una novità il contrario, il segretario della Cgil Susanna Camusso secondo la quale la è tutta fondata “sull’innovazione, salvo poi riproporre la ricetta più antica del mondo ovvero la riduzione dei salari”. Mentre il leader della Uil Barbagallo si augura che il 2015 sia l’anno del contatti. “Se facciamo in modo che i 2015 sia l’anno dei contratti forse daremo una risposta seria” per la crescita e l’occupazione, ha aggiunto Barbagallo, sottolineando che nel modello contrattuale che ha in mente la Uil “c’è una geometria variabile tra contratto nazionale e contratto aziendale in modo da far crescere il secondo livello ma mantenendo il contratto nazionale quadro”. Per non parlare poi della discrepanza tra crescita della produzione e quella dell’occupazione. Infatti al momento l’aumentare della prima non ha ancora avuto effetti sensibili sulla seconda.

Ginevra Matiz

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