sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Elezioni. Secondo turno
un vero campanello d’allarme
Pubblicato il 15-06-2015


Il risultato dei ballottaggi per l’elezione dei sindaci sono tali da suscitare una forte inquietudine in chi, come nel caso del sottoscritto, ritiene che l’avere concentrato tutto il potere nelle mani di una sola persona abbia rappresentato non solo un atto di presunzione ma anche un danno oggi molto evidente per il partito anche sul piano elettorale. Ricorrere al senno di poi molto spesso diventa addirittura antipatico ma è evidente che soltanto degli sprovveduti potevano ritenere che la luna di miele potesse durare in eterno. Parlo di coloro che hanno ritenuto che la legittima soddisfazione per l’aver superato il 40% dei voti alle europee fosse diventato ormai un dato acquisito dal quale si poteva soltanto andare in avanti, come dimostra il fatto che tale dato veniva usato ad ogni piè sospinto per tappare la bocca quando non per dileggiare chiunque cercasse di richiamare l’attenzione sulle cose che non andavano bene.

Quelli che esprimevano anche soltanto delle perplessità venivano indicati e, a volte con molto disprezzo, come coloro che erano nostalgici di un Pd al 25 % e che continuavano a mostrare una forte nostalgia per le sconfitte. Se in pieno clima di euforia qualcuno si fosse azzardato ad affermare che a Venezia, ad Arezzo o a Rovigo, o anche a Matera si poteva anche perdere sarebbe stato subito inserito di autorità nel recinto dei gufi e di coloro che sapevano soltanto guardarsi indietro. Quando leggo le dichiarazioni di oggi di molti esponenti del gruppo dirigente nazionale mi torna alla mente una battuta che circolava quando a Pisa eravamo impegnati nel movimento di lotta della Saint Gobain. Era la fase caratterizzata da una forte necessità di diffondere entusiasmo che ci portava spesso a trasformare anche le sconfitte in fatti positivi. Fu in quel clima che nacque lo slogan “di vittoria in vittoria fino alla sconfitta”, uno slogan che mi è tornato ripetutamente in mente in queste settimane di fronte a un gruppo dirigente che riesce a leggere avanzamenti e successi anche dove i comuni mortali non li vedono. Viene da chiedersi dove sono coloro che ci avevano spiegato che conquistare un posto significativo in Europa avrebbe aumentato il prestigio dell’Italia e portato una ventata di cambiamento in Europa.

Ora prendiamo atto che la Mogherini cerca disperatamene di onorare il suo incarico, che i socialisti francesi e tedeschi non sembrano far parte dello stesso partito con i socialisti italiani, che in Europa il nostro prestigio non sta affatto salendo. Tantomeno potremmo chiedere ai cittadini greci di testimoniare a favore del nostro successo nell’azione di evitare che la Grecia sia sbranata viva dagli squali tedeschi. Il risultato elettorale ultimo è inquietante anche perché richiama alla mente episodi che furono molto frequenti nella campagna toscana del dopoguerra. Famiglie che disponevano di una storia ricca di esperienze e anche di patrimoni fondiari al momento poco valorizzati e utilizzati magari per mancanza di mezzi. I vecchi proprietari ricchi di esperienza e di prestigio e privi di soldi e anche di fantasia e di capacità di rischiare furono sostituiti dai nipoti. I nipoti arrivarono, portarono una grande ventata di modernità, in qualche caso fecero la fortuna delle aziende ereditate dai nonni e dagli zii, in molti altri consumarono tutto quello che c’era da consumare e poi sparirono abbandonando il campo.

Forzando l’interpretazione di questi fatti viene fatto di chiedersi se davvero vogliamo assistere tranquilli alla scomparsa del patrimonio di ieri o se invece c’è ancora spazio e voglia di evitare che il tutto finisca in modo negativo. Molto dipende ovviamente da Renzi e dalla sua capacità di fare ricorso alla parte migliore di sé, superando la tutela asfissiante di un gruppo di persone che ha dimostrato e dimostra ogni giorno di più di non essere all’altezza del compito assegnatogli. Quello che è chiaro è che serve una svolta prima che lo slogan “di vittoria in vittoria fino alla sconfitta” diventi l’esito finale inevitabile.

Silvano Miniati
Network Sinistra Riformista

 

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Commenti all'articolo
  1. caro miniati, apprezzo le tue pacate considerazioni :la confusione è grande sotto il cielo e nessuno ha tutte le risposte (neppure i socialisti europei). Ma lascia a un vecchio riformista che viene dal PCI una considerazione. Molti come il sottoscritto (antigruppettaro, ulivista dal 1994 e uomo d’azienda) non avevano mai aderito al PD auspicando che dal 2007 si formasse in Italia un grande partito socialista, innovativo ma non craxiano. Abbiamo sopportato le debolezze bersaniane come male minore ma al comparire del renzismo abbiamo subito capito la faccenda e contrastiamo il turbofanfaniano. Senza debolezze e nel merito.
    Se vuoti leggiti di M.Prospero: Il nuovismo realizzato: Renzi ne esce, giustamente,.a pezzi (e non c’erano ancora i risultati elettorali 2015).
    Purtroppo la ex sinistra bersaniana ha sbracato ed ha perso anche l’onore politico,. Noi no, e -obtorto collo- andiamo sinistra.

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