lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Acqua pubblica e danni privati
Pubblicato il 05-06-2015


Non ero persuaso ieri quando il quesito venne sottoposto a referendum. Tanto che mi distinsi anche dalle indicazioni di partito rifiutandomi di votare sì ai quesiti sull’acqua pubblica. Adesso il nodo sta venendo al pettine. Le multiutility del gas, acqua ed elettricità che nel Nord accorpano diversi comuni sono tutte a maggioranza comunale. Quella di Torino, Genova, Piacenza, Parma e Reggio Emilia si chiama Iren e per una quota di minoranza è partecipata anche dai privati. Nella provincia di Reggio Emilia si sta discutendo di un piano che dovrebbe espropriare Iren dalla gestione dell’acqua per costruire un consorzio comunale senza la presenza dei privati, per interpretare la “meravigliosa” vittoria referendaria.

Secondo questi dati servirebbero cento milioni per acquistare la rete, poi altri 25 milioni per l’avviamento e i primi investimenti per l’assunzione di 315 dipendenti, infine altri 70 milioni per mutui pregressi. Secondo lo studio di fattibilità la nuova società di gestione potrà agire solamente sulle bollette. Si prevedono aumenti del 4 per cento il primo anno e del 2 per cento per i primi anni successivi. Pura follia solo pensare a questa operazione, se i dati sono esatti. Tanto che si riporta la preoccupazione degli attuali amministratori, fondata, di creare un ente formalmente pubblico, ma sostanzialmente in mano alle banche. Dunque tutto privato.

Resta una semplice domanda. Perché coloro che si sono schierati apertamente per il si al referendum sull’acqua pubblica non ci hanno pensato prima? Comodo inseguire l’umore popolare e affrontare, scimitarra alla mano, la guerra ideologica del pubblico contro il privato profittatore. Personalmente avevo intuito dove ci avrebbe portato questa assurda lotta. Continuo a pensare che mai come oggi più che la guerra ideologica del pubblico contro il privato serva la valutazione oggettiva della qualità del prodotto che si vende, in questo caso l’acqua, e del costo per il cittadino.

Se noi arriviamo a fornire l’acqua come adesso e a far pagare di più le bollette commetteremmo un vero e proprio reato contro gli interessi della comunità. Dunque faremmo un’operazione anti popolare. Questo vale in generale, oggi, nel rapporto tra servizi e comunità amministrata. Il modo di concepire la bontà del rapporto tra un servizio e i cittadini non può più essere la sola modalità della gestione, ma la qualità del servizio e il suo costo. Sul primo e sul secondo serve non tanto l’assolutismo, quanto il controllo, del pubblico, affinché non emergano speculazioni a discapito della collettività amministrata.

Questo dovrebbe essere il nuovo ruolo affidato a un ente pubblico. Non tanto la gestione in solitario del servizio, quanto la capacità di orientarne le scelte, di verificarne l’efficienza, di fornire aiuto a chi non si può permettere nessuna spesa. Se le multiutility sono enti oggi prevalentemente, ma non esclusivamente, pubblici, dovremmo chiederci, semmai, i motivi di un’abdicazione delle funzioni di controllo da parte dei comuni nei confronti di una casta burocratica oggi assolutamente dominante. Questo, semmai, dovrebbe essere argomento di riflessione. Allo slogan dell’acqua pubblica sostituirei proprio il ragionamento sull’interesse pubblico nella gestione dell’acqua.

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Commenti all'articolo
  1. A Latina ci hanno già pensato, e come dici caro Direttore,” di creare un ente formalmente pubblico, ma sostanzialmente in mano alle banche” si chiama Acqua Latina Spa, a la tua ipotesi “Se noi arriviamo a fornire l’acqua come adesso e a far pagare di più le bollette commetteremmo un vero e proprio reato contro gli interessi della comunità” è già attualità nonostatnte il referendum. Anche se la tua formulazione può sembrare formalmente diversa, cambiando l’ordine dei fattori il risultato, come quì a Latita, sarebbe lo stesso. Siamo in mano forse ad una manica di sfessati imbroglioni?

    .

  2. Caro direttore, questi sono gli argomenti che mi appassionano. Condivido la tua posizione, il Partito deve riprendere l’abitudine di fare veramente politica, sui problemi che riguardano la vita giornaliera dei cittadini e non appiattirsi su le posizioni del Governo.
    Suppongo che ci aspettano giorni difficili se le voci di dissenso all’interno del Partito, si faranno tumultuose.
    Sarebbe deleterio il profilarsi di scissioni nel momento in cui il Riformismo se ben condotto, può essere la carta vincente nell’ambito della Sinistra.

  3. Ciao direttore,
    ma le reti da voi non sono di proprietà comunale ? Comunque il problema è lo stesso che abbiamo qui con HERA e aspettavamo anche le risultanze dei dati reggiani. Il tema merita una discussione ampia e approfondita che a casa nostra non è mai iniziata, per questo sono soddisfatto che l’hai fatto tu, aspetto ulteriori passaggi, perchè dopo l’estate i comuni devono decidere, per lo meno la provincia di Rimini.

  4. Direttore mi permetto di dissentire dalle Sue affermazioni. La situazione che Lei ha illustrato non ha nulla di pubblico, anzi credo che dietro il pubblico si sono i soliti speculatori su un bene di pubblica utilità dalla cui gestione i comuni non devono trarne nessun ritorno economico. La gestione degli acquedotti, come avviene nel mio comune, deve essere gestito direttamente dallo stesso senza consigli d’amministrazione o altri baracconi del genere. Quelli che hanno votato il referendum e poi si comportano come evidenziato dal Lei erano e sono in mala fede ma questo non significa che avremmo dovuto votare anche noi contro.

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