venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ammortizzatori sociali: gli importi 2015
Pubblicato il 15-06-2015


Fissati i limiti massimi mensili per i titolari dei trattamenti economici di integrazione salariale, mobilità, disoccupazione Aspi e mini Aspi e degli assegni erogati per attività socialmente utili, riguardanti l’anno 2015. Li ha recentemente resi noti lo stesso Istituto di previdenza, con un’apposita circolare interna, la n. 19, emanata il 30 gennaio 2015. Gli importi massimi mensili (legge 427/1989 e successive modificazioni) e la retribuzione mensile di riferimento oltre cui è data la possibilità di attribuire il massimale più elevato, crescono nella misura del cento per cento dell’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. Gli importi sono ulteriormente incrementati di un altro venti per cento per le indennità riguardanti le imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali. Gli stessi emolumenti, sono soggetti alla riduzione, attualmente pari al 5,84 per cento (5,54% più lo 0,30% prefigurato dalla finanziaria 2007, prevista dall’articolo 26 della legge n. 41/86).

La retribuzione di riferimento per applicare il massimale più alto, dal primo gennaio del corrente anno, è stabilita in 2.102,24 euro. Analogo discorso vale per la mobilità, sia per quanto attiene la riduzione del 5,84 per cento che per la retribuzione di riferimento, relativamente alle prestazioni spettanti per i primi dodici mesi, da liquidare in caso di licenziamenti successivi al 31 dicembre 2014. Gli importi relativi alla prestazione di mobilità si applicano, inoltre, anche ai lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia stabilito dall’articolo 11, comma 2 e 3, della legge n. 223/91 e a quello dell’articolo 3, comma 3, della legge n. 451/94. Invece per i lavoratori che hanno titolo al trattamento speciale dell’edilizia (in base alla legge n. 427/75), l’importo lordo da corrispondere rivalutato ai sensi dell’art. 2 co. 150 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, è fissato, per il 2015 in 635,34 euro, che considerata la defalcazione del 5,84 per cento, diventa in pratica, 598,24 euro. Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2, comma 7, della legge n. 92 del 2012, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione Aspi e Mini Aspi è pari, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 142 del 18/12/2012 e a seguito della rivalutazione annuale, ad euro 1.195,37 per il 2015.

L’importo massimo mensile delle suddette prestazioni, per le quali non opera la riduzione di cui all’art. 26 della legge n. 41 del 1986, non può in ogni caso superare, per il 2015, euro 1.167,91. Lo stesso importo massimo prefigurato per l’indennità di disoccupazione Aspi si applica anche nell’ipotesi di erogazione del trattamento ai lavoratori sospesi ai sensi dell’articolo 3, comma 17, della citata legge n. 92 del 2012. Per l’indennità ordinaria di disoccupazione agricola con requisiti normali, che saranno liquidati per l’attività svolta durante l’anno, scattano gli importi predeterminati e indicati nella circolare n. 12 del 29 gennaio 2014 dell’Ente assicuratore nella misura rispettivamente pari a 969,77 e a 1.165,58 euro. Al netto del contributo apprendisti gli appannaggi calano rispettivamente a 903.20 e a 1.085,57 euro. Per quanto concerne l’indennità ordinaria di disoccupazione (non agricola) con i cosiddetti requisiti ridotti (destinata ai precari) e quella agricola con requisiti normali e ridotti, da liquidare con riferimento alle prestazioni lavorative espletate nel corso dell’anno 2012, trovano invece applicazione gli importi individuati per tale anno (euro 931,28 ed euro 1.119,32 – circolare n. 20 del 08 febbraio 2012).

L’assegno, poi, per chi svolge lavori socialmente utili, in seguito alla rivalutazione, per l’anno corrente, è di fatto passato a 580,14 euro, tenendo conto che, nella fattispecie, non opera la contrazione del 5,84 per cento. Resta ancora immutato, invece, l’importo di 413,16 euro (pari alle vecchie 800mila lire) spettante agli eventuali lavoratori ancora impegnati in progetti di pubblica utilità. Le nuove misure massime mensili infine dei trattamenti d’integrazione salariale, valide per il 2015, sono pari a 1.166,05 euro e 1.401,49 euro per il settore edile (20% in più come sancito dall’art.2, comma 17, della legge n. 549/1995). I suddetti importi, al netto del contributo apprendisti (5,84% per quest’anno) risultano rispettivamente attestati a: 1.097.95 e 1.319,64 euro. Per i settori non edili gli stessi emolumenti risultano fissati in 971,71 e 1.167,91 euro, che diventano, al netto, rispettivamente pari a 914,96 e 1.099,70 euro (da liquidare con riferimento a periodi di disoccupazione intercorsi nell’anno 2014). Per le retribuzioni eccedenti la nuova soglia in vigore per il 2015 di 2.102,24 euro, i predetti valori di riferimento diventano – come detto – 1.167,91 e (per il comparto dell’edilizia) 1.401,49, e al netto del contributo apprendisti, rispettivamente, 1.099,70 e 1.319,64 euro.

Importante, dal 1° maggio di quest’anno è entrata in vigore la nuova Naspi che ha sostituito tutti i precedenti trattamenti di disoccupazione. L’importo dell’assegno Naspi 2015 è determinato in base allo stipendio percepito negli ultimi quattro anni di servizio, ed è erogato in percentuale in relazione a tali parametri. Se la retribuzione mensile è pari o inferiore a 1.195 euro la percentuale attribuita è del 75% con una riduzione del 3% applicata a partire dal 5° mese. Se invece risulta superiore alla predetta cifra, al 75% va aggiunto il 25% della differenza del tetto massimo della somma della retribuzione mensile con una riduzione del 3% operativa dal 4° mese nel 2016.

Previdenza. Al via la novità delle pensioni pagate al primo del mese

Trovare una soluzione sostenibile per rendere più flessibile la riforma Fornero delle pensioni e dare più chance ai giovani di trovare lavoro. Nel giorno in cui il presidente dell’Inps Tito Boeri ha ricordato che dal primo giugno scorso, per effetto del decreto pensioni varato dopo la Consulta, parte la novità dell’assegno pagato il primo del mese per tutti, invalidità e indennità di accompagno comprese, è stato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a indicare quale sia il prossimo obiettivo del governo sulla previdenza, ribadendo la volontà di intervenire già annunciata dal premier Matteo Renzi, ma chiarendo che qualunque misura deve essere compatibile con la tenuta del sistema nel futuro e con quella dei conti. Padoan ha spiegato che il governo sta valutando se una flessibilità in uscita dal lavoro verso la pensione sia sostenibile per le finanze nel lungo termine.

“Se troviamo una soluzione – ha detto – potrebbe essere uno strumento per favorire ulteriormente l’occupazione giovanile” E proprio per limitare il più possibile l’impatto, nell’immediato, sulla finanza pubblica, si sta ragionando sulle penalizzazioni da introdurre per chi scelga di andare in pensione in anticipo, che potrebbe essere fissata a un tetto massimo di una mensilità ogni anno per chi se ne va a 62 anni, l’età minima su cui comunque tarare la nuova flessibilità. In Parlamento, intanto, ha annunciato il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano, dalla prossima settimana si aprirà il dibattito sulla flessibilità, partendo dalle proposte già avanzate da tutti i gruppi e in particolare da quella del Pd (a firma Damiano-Baretta), che al momento prefigura uscita anticipata a partire da 62 anni con penalizzazioni proporzionali che arrivano all’8% (ma anche uscita anticipata per chi abbia raggiunto 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, e senza penalizzazioni).

“Noi siamo pronti e chiediamo un confronto sulle nostre proposte, Ci auguriamo – ha puntualizzato l’ex ministro del Lavoro – che il governo e non l’Inps avanzi a sua volta la sua ipotesi”. Fondamentale è però che non si pensi a dare flessibilità in cambio del ricalcolo dell’assegno tutto con il metodo contributivo. E nessuno, ha avvertito Damiano, si immagini di “usare la ‘minaccia’ del ricalcolo di tutti gli assegni già erogati” con il retributivo perché scatenerebbe lo scontro sociale e rischierebbe di portare molti pensionati sotto la soglia della povertà. L’accento sulle differenze tra contributi effettivamente versati e assegni, oggetto del dibattito di queste settimane e dell’operazione trasparenza che l’Inps di Tito Boeri sta portando avanti, è stato posto di nuovo all’attenzione anche dall’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, ‘star’ della terza giornata del Festiva Economia di Trento insieme a Hervé Falciani.

Ribadendo appunto che la spesa pensionistica è stata l’unica a crescere dal 2009 ad oggi, Cottarelli ha rimarcato che “quando si parla di diritti acquisiti c’è una differenza da fare su come siano stati acquisiti, andando a vedere i contributi effettivamente corrisposti. Poi la scelta è politica”. Ma il principio che persegue l’esecutivo, ha assicurato il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, è quello di “consentire più libertà alle persone e alle famiglie, oltre a fare entrare più giovani al lavoro”. Una gestione più flessibile ha “tre vantaggi: per alcune situazioni in cui uscire dal mondo del lavoro a 66-67 è francamente eccessivo, come nel caso dei lavori usuranti o per gli esodati. In secondo luogo una maggiore libertà nella gestione familiare e terzo dare spazio per l’occupazione giovanile. Adesso che si preannuncia una ripresa dell’economia – ha concluso – è ora di farlo”.

Sentenza Consulta. Accolto ricorso rimborso a pensionato 

Un’ingiunzione di pagamento di 3.074 euro a titolo di arretrati dopo la bocciatura del blocco delle indicizzazioni delle pensioni da parte della Corte Costituzionale. E’ quanto è stato stabilito in un decreto ingiuntivo del 29 maggio dal Tribunale di Napoli, sezione lavoro, che ha accolto il ricorso di un pensionato partenopeo presentato prima che il governo annunciasse il decreto sui rimborsi delle pensioni. E’ quanto riferisce l’avvocato Vincenzo Ferrò, che ha assistito il pensionato.

Ministero, ricorsi dovranno tenere conto decreto – I cittadini che ritengano di vedere leso un proprio diritto hanno pieno titolo fare ricorso, “ma i ricorsi dovranno tenere conto del decreto del governo. E’ quanto ricorda il ministero del Lavoro, ribadendo quanto già affermato dal ministro Giuliano Poletti sulla possibilità di ricorrere contro i rimborsi parziali previsti dopo la sentenza della Consulta sulle pensioni. “Dal punto di vista della legittimità – aveva sottolineato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – noi siamo convintissimi di aver pienamente ottemperato a quanto la Corte ha in qualche modo sottolineato come limiti della normativa precedente per cui ha scelto di cassare quella parte della norma”.

Carlo Pareto                                                                      

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