giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Anche in Sardegna, batosta per il PD
Pubblicato il 15-06-2015


Elezioni-Venezia“Non è una mia sconfitta. E’ una sconfitta della sinistra”.  Ma tu guarda, eppure eravamo convinti che fosse anche colpa delle sue continue pubblicità di vendita di pentole!  Ironia a parte, il risultato dei ballottaggi per il Pd dell’ era Renziana è una vera e propria catastrofe a livello  nazionale.  I Numeri parlano  chiaro.  Venezia dopo venti anni passa al centro destra, Regione e Comune vedono chiaramente la destra unita e vincente. Ma questo l’ha ammesso anche Renzi – “quando la destra è unita, vince”.  Il Pd perde a Venezia, Matera, Arezzo, e perde anche in tre importanti città della Sardegna, da sempre di sinistra, Nuoro, Porto Torres, Sestu. Vince per  un pelo a Quartu Sant’Elena, terza città della  Sardegna per numero di abitanti.  Il candidato, Stefano De Lunas, di una coalizione di centro  sinistra,  PD, PSI,  (il Psi ha  eletto due consiglieri tra cui Giuseppe Casanova, della  federazione provinciale di Cagliari )  SEL e La Base sotto il simbolo di Sardegna Vera.

De  Lunas l’ha spuntata sul sindaco uscente di centro destra Contini (poco più un anno fa coinvolto nella vicenda stadio Is Aresan insieme  all’ex presidente della Cagliari calcio Massimo Cellino).  Questi i numeri per  quanto  riguarda i ballottaggi in Sardegna partendo da Quartu Sant’ Elena dove il Pd  è comunque  riuscito  a eleggere il  sindaco  De Lunas  con 51,63% contro  il 48,37%  del sindaco uscente del centro destra Mauro Contini.

Il dato importante di questa domenica alle urne però, è che 41.283 quartesi hanno preferito disertare i seggi.  È un autentico terremoto quello uscito dalle urne dei ballottaggi a Nuoro.  Il nuovo sindaco è Andrea Soddu, che alla guida di una coalizione civica che comprende anche La Base e il Partito sardo d’azione ha travolto il sindaco uscente Alessandro Bianchi riproposto dal Partito democratico e da una coalizione che comprende Psi, Sel  e Rosso Mori. Soddu, ha ottenuto 10.482 voti pari 68,39% mentre Bianchi si è fermato a  4.844 voti  pari  al  31,61%.

C’è da dire  che  Bianchi  nell’ultimo  frangente del suo mandato  si è  trovato ad  affrontare una  vera  e propria  rivolta dei  cittadini nuoresi  subissati dalle   tasse e contro la moria  del lavoro – in  tutti i più importanti settori  strategici –  su tutto il  territorio. Manifestazioni e  occupazione  della  sede  del Comune   che  hanno sicuramente inciso sull’esito  del ballottaggio.  A dir poco clamoroso il risultato di Porto Torres dove Sean Christian Wheeler, del Movimento cinque Stelle, ha letteralmente cancellato il candidato sindaco del centrosinistra Luciano Mura. Porto Torres è dunque il secondo Comune della Sardegna a cinque stelle dopo Assemini in provincia di Cagliari.

Qui  occorre  sottolineare due aspetti;  il primo   è che  attendiamo al varco l’operato del nuovo sindaco m5s di Porto Torres, secondo comune in Sardegna, dopo Assemini, ad amministrazione pentastellata  e speriamo che non segua la scia disastrosa del primo cittadino di Assemini.  Due cose importanti accomunano questi due paesi,  quello di esser poli industriali completamente attanagliati dalla crisi. Il primo  cittadino di Assemini non ha ancora capito dove si trova e cosa è stato chiamato a fare. Per  quanto  riguarda Porto Torres,  qualcuno  ricorderà il caso degli operai che protestarono asserragliandosi nell’isola de L’ Asinara. Quella  protesta  prese il nome  di   “l’isola dei disoccupati”.

Da sottolineare che Wheeler non è sardo, è un insegnante, e certamente avrà un bel da fare per cercare di dare il suo contributo e risollevare il polo industriale del posto e la grave crisi che attanaglia il paese. I numeri: Wheeler ha ottenuto 8.458 voti (72,74%) mentre Mura si è fermato al 27,26% con 3.169 voti.  Per  quanto  riguarda l’aspetto  candidato  sindaco Pd, Luciano Mura,  nulla  da  eccepire sulla  sua persona, tanto  da dire  sulla scelta del  partito  di   riproporlo  consapevoli  che negli ultimi  dieci  anni  non  è riuscito  a vincere mai una competizione elettorale.  Qui la  coalizione  che  appoggiava  Mura, del Pd,  è andata in contro a un risultato che poteva  esser  previsto  ma hanno preferito  non pensare  a questa  sconfitta,  che, dicono,  nessuno si aspettava. A Sestu ha vinto Maria Paola Secci, candidata sindaco del centrodestra, che con 4142 voti (59,10%) ha superato nettamente Anna Crisponi, candidata del centrosinistra, che ha ottenuto 2867 voti (40,90%). Insomma ai ballottaggi  la  sinistra ed in  particolare il Pd  ne esce  sonoramente  sconfitta. Un   dato  di  fatto  che deve  far  riflettere  tutti  e non solo,  come  afferma  qualcuno,  “i  gruppi dirigenti dei  quei comuni  dove  si sono verificate le sconfitte”. Chiedere  a loro, oggi, di farsi da parte significa  non   esser in grado  di fare  seria  analisi e autocritica interna.  Chiedere le  dimissioni  dei dirigenti   territoriali  non  è  sicuramente di buon senso  nel momento in cui  occhio  lucido e   coscienza  vogliono  che le  responsabilità  siano anche  di una dirigenza nazionale incapace di   dettare una linea, e soprattutto candidati vincenti.  Di rottamazione nemmeno l’ombra, eppure  era il cavallo di battaglia di   Renzi  che oggi  quasi   si  giustifica  con un’uscita  a dir poco  assurda – “Non  è  una mia  sconfitta. E’ una  sconfitta della sinistra”.

A ben vedere  sì, potrebbe  anche  starci, visto che lui   da quando  si è insediato  alla segreteria  nazionale  del Pd ha  attuato politiche   più di destra che di sinistra. Ma per il resto  è mai possibile   che nessuno  trovi il coraggio di ammettere  la sconfitta    conseguente  anche e soprattutto    i provvedimenti impopolari  che  questo governo ha  assunto e sta assumendo ?  E’ vero, il  PD,  è più in generale  tutti i partiti  di sinistra,  va  rifondato  partendo  dai  territori perché  è   lì che si deve  esser capaci   di intercettare i veri problemi dei cittadini che  sono  oggi costellati  da paure e insicurezze e  la cui rabbia   che monta ogni giorno   di più nessuno   sembra  esser in  grado di  sentire.  Non è nemmeno accettabile  sentire  dire   da dirigenti  nazionali del Pd – “non si può pensare di governare a Roma lasciando il partito in periferia in mano ai vari potentati locali.”

Quei  potentati locali, come  li chiamano,  sono  esattamente il riflesso  dei potentati nazionali.  Parlare in questo modo  significa  dare una lettura distorta, o almeno parziale  e molto riduttiva,   dell’esito  del ballottaggio.    Quando  si  vince,  è merito di Renzi, quando si perde,  la colpa  è dei  potenti locali.   Sbagliato pensarla  cosi. Oggi le responsabilità sono  di tutti  a tutti i livelli e  il PD  è oramai percepito come un partito  vecchio  che  fa  cose di destra.  Questo  è il problema al quale  va  aggiunto  un altro aspetto importante;  non si può pensare di governare né il paese né il PD con arroganza e a colpi di fiducia, in Parlamento e nella Direzione.

Oggi   è evidente che  non  è  questa la strada giusta. Credo non sia solo responsabilità dei gruppi dirigenti del posto. Piuttosto trattasi di una sorta di effetto domino causato dai fatti di Roma e ancor più da scelte discutibili a livello nazionale. Tutto insieme ha determinato l’accrescere della sfiducia da parte degli elettori di sinistra. Quando capiranno che la gente è stanca allora forse si potrà fare una seria analisi politica su questa sconfitta. Resta  da  fare una  seria  e lucida  autocritica. Ovviamente  se tutti, dalla  segreteria  nazionale  a quelle  regionali  e locali, ne saranno  capacci.

‘elettorato è cambiato, anzi è in continuo processo di cambiamento e non c’è bisogno di essere un sociologo per capirlo, basta leggere con buon senso i tempi che viviamo.  Stiamo  assistendo in  diretta all’estinzione dei partiti  tradizionali  e chi dovrebbe  prenderne atto  persevera nell’errore  tradizionale. Incolpare sempre  agli altri.

Antonella Soddu

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