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Opinioni e commenti
 

Ballottaggi, ‘filotto M5S’. Il Pd conta i danni
Pubblicato il 15-06-2015


Comunali-ballottaggio-RenziIl centrodestra strappa nei ballottaggi piazze importanti, e simboliche negli assetti di potere, come Venezia, Arezzo e Matera e conferma i Comuni di Rovigo e Chieti. Il centrosinistra si aggiudica i sindaci di Mantova e Trani e conferma i Comuni di Lecco e Macerata. Un risultato su cui riflettere, dopo un anno di cura Renzi dal 40%, record assoluto del Pd, il partito del premier ha ottenuto risultati ben più modesti. Sui motivi si discuterà a lungo, ma il più evidente è il forte scollamento tra la campagna elettorale perenne e itinerante del premier e i risultati concreti che interessano i cittadini. Risultati “con luci e ombre”, analizza a caldo Lorenzo Guerini. Clamoroso il risultato di Venezia dove “brucia la sconfitta” ha ammesso il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Ma bruciano anche i risultati di altre città importanti come “Arezzo, Fermo, Matera, Nuoro, dove il centrosinistra vinceva da 20 anni.

Aver riconquistato città simbolo come Mantova o Trani o confermato buoni amministratori a partire da Lecco non è sufficiente a giudicare positivo questo risultato. L’analisi puntuale conferma che il Pd è nettamente il primo partito in Italia anche nel numero dei sindaci, ma non è sufficiente a farci brindare stanotte”, ha concluso.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini questo voto indica la necessità di “riscrivere i confini del centrosinistra” perché “i riformisti non vivono in una sola casa”. “Tre fattori stabili, un rischio, due proposte. Al nord e al sud livelli simili di astensionismo dalle urne. Al tramonto l’elettorato fidelizzato. La paura – perdita del benessere e ondata migranti – al centro delle scelte elettorali”, ha commentato ancora Nencini. “Quando il centrodestra concorre unito torna a vincere. Dare priorità alla redistribuzione della ricchezza e dotarci di fermezza nella gestione del nodo migranti”
Il Psi elegge al Consiglio comunale di Matera Michele Lamacchia, candidato nella lista civica “Socialisti per Matera”, collegata al Sindaco Raffaello De Ruggieri: “Il Psi elegge ancora una volta a Matera un consigliere comunale. Un bel segnale per noi. C’era bisogno di energia – ha affermato la portavoce del Psi, Maria Pisani –. C’era bisogno di coraggio. C’era bisogno di socialismo. Buon lavoro a Michele e in bocca a lupo a Raffaello”.

Tangibile l’esultanza della Lega. “La poltrona di Renzi traballa”, ha sintetizzato Matteo Salvini per il quale “sicuramente è una bella mazzata per il Pd, che ha passato un anno a parlare di legge elettorale e Senato quando l’emergenza in Italia sono la disoccupazione e l’immigrazione fuori controllo”. Per il segretario federale della Lega Nord su tratta di “un risultato straordinario sia per i candidati sindaci leghisti sia per candidati sostenuti dalla Lega. Abbiamo ottenuto successi impensabili fino a un anno fa”. “La Lega – ha detto ancora – è il primo movimento politico alternativo a Renzi, se si parla di centrodestra che riparte si parla di un centrodestra che deve partire dalla proposta della Lega”. Ma a cantare vittoria è anche un altro gallo. Si tratta di Beppe Grillo che vanta un 5 su 5 vincendo in tutti i comuni dove era arrivato al ballottaggio.  “Filotto 5 Stelle” è il suo commento.

Per il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani “i risultati dei ballottaggi possono sintetizzarsi così: il centrodestra unito vince. Anche nelle roccaforti tradizionali di sinistra. Anche laddove la sinistra era avvantaggiata al primo turno. Renzi, dunque, non è imbattibile, anzi, e le due tornate amministrative lo dimostrano, è perdente anche dove sembrava favorito”. Renato Brunetta, capogruppo azzurro alla Camera aggiunge che “dove il centrodestra è unito” su un progetto nuovo, allora vince.

Ma il punto è un altro. Le conseguenze di questo voto, trasportate a livello nazionale e con la legge elettorale appena approvata, l’Italicum, potrebbero esser diverse da quelle immaginate da Renzi. Prima di tutto i Cinque Stelle. Emerge con chiarezza che quando il loro simbolo non è presente gli elettori pentastellati non seguono schemi predefiniti e si dividono tra destra e sinistra. La logica dell’Italicum che pretende di dividere in due il corpo elettorale potrebbe spingere in questo modo molti di questi elettori vero la Lega e la destra mandando all’aria i piani renziani. Insomma quello che il Pd perde a sinistra non riesce a recuperare a destra. E a sinistra la quantità di voti che mancano all’appello sono sempre di più e non vengono arginati neanche dall’agitarsi della minoranza. Una rotta, per il centrosinistra, che potrebbe portare al naufragio.

Ginevra Matiz

 

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