venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BLOCCO ILLEGITTIMO
Pubblicato il 24-06-2015


Statali-blocco stipendi

È illegittimo il blocco dei contratti. Ma solo per il passato. In questo modo la Consulta salva capre e cavoli, ma soprattutto i conti dello Stato. Ma il punto è che per i giudici il blocco dei contratti dei lavoratori pubblici – che dura da ben 6 anni – non è costituzionale.

“Attendiamo di conoscere in dettaglio la sentenza – ha detto in una nota Marco Carlomagno, segretario generale della Flp, uno dei sindacati che hanno preso parte al giudizio davanti alla Corte – ma possiamo dire da subito che giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro. Ora il Governo non ha più scuse. Apra subito il negoziato e rinnovi i contratti”.

Un successo che però riguarda solo il futuro: se la Corte avesse accolto anche la richiesta per gli anni passati, il governo avrebbe dovuto trovare altri 35 miliardi. Una cifra che avrebbe rappresentato una pesante mazzata per qualunque governo, e che avrebbe potuto avere forti ripercussioni sulla politica economica dell’esecutivo.

Insomma, la Corte Costituzionale ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Consulta ha poi aggiunto che sono state respinte le restanti censure proposte. Secondo l’Avvocatura dello Stato l’onere della contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015 non sarebbe stato inferiore a 35 miliardi di euro, con effetto strutturale di circa 13 miliardi annui dal 2016.

La norma del blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici a partire dal 2009. Un norma che quindi aveva trovato il favore degli ultimi esecutivi che, nessuno escluso, negli ultimi anni hanno cercato di far quadrare i conti ancora una volta gravando ancora più pesantemente sulle spalle dei soliti noti.

Tutto ha inizio nel 2010 quando il super-ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, decide di bloccare gli stipendi con lo scopo di “realizzare, con immediatezza, un contenimento della spesa pubblica”. In parole povere da quel momento si congelano tutti i contratti e negli stipendi dei tre milioni e passa di dipendenti pubblici non può entrare nemmeno un euro in più. Come Tremonti anche il successore nel governo di Enrico Letta proroga il blocco e con Renzi è lo stesso: il congelamento viene prorogato per tutto il 2015, fino alla fine dell’anno.

La situazione resta comunque delicata perché i contratti dei dipendenti pubblici sono bloccati dal 2010 e l’adeguamento sarebbe dovuto ripartire nel 2017, ma sul costo dell’operazione c’è parecchia incertezza. In termini di retribuzioni, il congelamento scattato cinque anni è costato mediamente già oltre 600 euro, ma l’ultima rilevazione dell’Istat in materia si ferma alla fine del 2013.

Secondo il Movimento 5 Stelle, alla luce della decisione della Consulta, “è fondamentale far ripartire i contratti dei lavoratori della Pubblica amministrazione, per dare un respiro a loro ma anche per dare un contributo all’economia reale del paese, facendo ripartire in modo significativo i consumi”. Ora il governo dovrà adeguarsi e da oggi gli stipendi dei lavoratori pubblici dovranno essere adeguati: subito, perché davanti agli errori di una classe politica autoreferenziale non possono pagare sempre i più deboli”. A chiedere un rinnovo dei contratti sono anche i sindacati. “Il Governo – dice in una nota il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo – ci convochi immediatamente per rinnovare i contratti di tutti i lavoratori del settore: non c’è da aspettare un minuto in più degli anni che abbiamo già perso”. “Certamente il nostro presidente del Consiglio e la ministra Madia saranno pronti a rispettare la sentenza e a procedere conseguentemente: se così non fosse, saremmo di fronte a un atto gravissimo contro il quale non resteremmo a braccia conserte. Abbiamo sempre detto che il 2015 deve essere l’anno dei contratti: ora ci sono tutte le condizioni perché questa nostra rivendicazione e questo nostro impegno vengano rispettati”. Sulla stessa linea il Segretario Generale della Cisl, Annamaria Furlan: la sentenza “cancella una palese ingiustizia che dura da ben sei anni nei confronti di milioni di lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego”. “Speriamo che il Governo sani questo ‘vulnus’ inaccettabile, aprendo subito la trattativa per il rinnovo dei contratti pubblici, come si fa in in tutti i paesi civili del mondo dove lo stato datore di lavoro rinnova i contratti con i propri dipendenti attraverso il dialogo con i sindacati, ricercando il massimo consenso sociale sui provvedimenti di riforma”.

Redazione Avanti!

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