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Opinioni e commenti
 

Chi ha vinto, chi ha perso e chi non ha partecipato
Pubblicato il 02-06-2015


Politica e aritmetica non sono mai andate d’accordo. Quando si fanno paragoni elettorali si considerano sempre i dati più favorevoli, comparando risultati non omogenei o troppo lontani nel tempo. Stavolta il segnale dell’elettorato è ancora più difficile da dedurre, data la molteplicità di liste, a volte, penso a quella di Zaia che supera la Lega in Veneto, chiaramente riconducibili, anche se forse non interamente, ai confini di un partito nazionale.

Parto allora dalle cose semplici e non contestabili. La prima è quella relativa all’astensione, che è di poco inferiore al 50 per cento. Un dato inusuale per la nostra tradizione, anche se inferiore a quello dell’Emilia-Romagna dello scorso anno, che oscillava sul 63 per cento. Non è vero che dobbiamo abituarci al trend occidentale, giacché questo non è oggi quello della Gran Bretagna dove alle ultime elezioni ha votato più del 70 per cento. Nella massiccia astensione è collocata la sfiducia e l’insofferenza per l’istituto regionale, oggi abbandonato al suo infausto destino perfino da chi ne aveva fatto la sua identità originaria.

Se sommiamo all’astensione il voto ai Cinque stelle, interpretandoli entrambi come antipolitici, possiamo rilevare che la maggioranza degli italiani oggi è antipolitica. Se a questo dato sommiamo la percentuale della Lega allora arriviamo a una maggioranza davvero larga. Non è degna di fondata preoccupazione, da parte di chi governa, questa semplice constatazione? La seconda cosa semplice è il successo di Salvini. Rapportandolo a tutti i risultati precedenti, europei, politici, regionali, in percentuale e in voti assoluti, solo la sua Lega, che è ormai trasformata in Lega nazionale e che in Toscana diviene addirittura il secondo partito, vince e in taluni casi stravince.

Mi fermerei qui e chiederei sommessamente a Renzi parole di riflessione per il futuro. Qualche autocritica anche, visto che il risultato del suo PD, rapportato alle europee, alle politiche e financo alle regionali, e soprattutto in termini di voti, é stato negativo. Invece lo slogan che esce da Palazzo Chigi è “vittoria”. Renzi e soprattutto i suoi fidi scudieri in televisione non sanno che ripetere lo slogan tipico della verdiana marcia trionfale. D’altronde il renzismo é una parola d’ordine. Un inno al futuro che si realizza, la volta buona di chi finalmente si è reso conto che tutti i predecessori avevano fallito. Un sorriso smagliante tipico di chi assiste soltanto ai suoi trionfi.

Il renzismo non è riflessione. È autocelebrazione. Sono i gol e palla al centro del vocabolario del premier. Mai lasciare intendere che possano avere vinto altri. Sarebbe come mettere nel cassetto la rottamazione. Dunque il massimo di riflessione consentito è che qualche insuccesso, vedasi la Liguria, è colpa di altri. E poi che i candidati che hanno perso, vedasi la Paita e la Moretti, non erano renziani. Mai autocritiche. Sono vietate dal cerimoniale che ha interpreti letterali come Carbone, che sostiene che il PD ha aumentato voti. Il renzismo, a volte, ammette perfino di assumere posizioni irriguardose della realtà pur di celebrare i suoi fasti.

Scrivo questo perché io non sono mai stato antirenziano. Anzi, l’Avanti ha appoggiato provvedimenti discussi come il Jobs act e la buona scuola. Ma tra il leader, la sua buona politica e il suo mito ce ne passa. Quel che emerge politicamente oggi è che, come più o meno tutti i governi, anche quello di Renzi può inciampare. Basterebbe ammetterlo, perché governare logora, oggi, caro Andreotti, più del non governare. Basterebbe precisare che taluni provvedimenti hanno destato malumore. Che sull’Italicum si potrebbe anche pensare a qualche correzione, come quelle anticipate dal Nuovo centrodestra.

Invece niente. Andremo ancora più spediti, gridano i vessilliferi dell’epopea renziana. Confondendo una gara di podismo con l’esercizio del potere. E naturalmente il leader Pd è costretto ora, dicono, alla resa dei conti interna. Ma quale resa dei conti? Visto che la maggioranza del Pd è fuori discussione si intende per resa dei conti il provvedimento disciplinare? Renzi ha dichiarato che “chi viola le regole si mette fuori da solo”. Che significa? Che si autoespelle o che deve prendere atto che verrà espulso? Se la Bindi è un cerbero, se il PD vince cinque regioni nonostante Bersani (dichiarazione di Carbone), se in Liguria si perde per colpa di Cofferati, e se la minoranza non vota l’Italicum in Parlamento, perché non liberarsene? Sì, ma poi a chi dare la colpa se le cose vanno male?

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, finalmente leggo considerazioni “politiche” Socialiste di distacco dal populista Renzi e dai verbi “unici” del PD. Devo dirti che la nota del nostro Segretario Nencini, sempre sull’Avanti! è molto diversa e, assurdamente, rivolta a sostenere la “vittoria del PD?”. E’ sconfortante e penso che deprime i tanti Socialisti impegnati a salvaguardare almeno la dignità politica del nostro glorioso Partito, con i suoi successi e con i suoi insuccessi. Speriamo che la riflessione non venga fatta solo da Renzi, ma anche dal nostro Segretario e dalla nostra Direzione Nazionale.

  2. LA MIA LETTURA:
    Vincono Grillo e Salvini che non rappresentano solo l’antipolitica.
    Rappresentano NUOVE CATEGORIE come l’euroscetticismo, la critica alla globalizzazione, il localismo, l’ambiente, l’agricoltura, nuovi stili di vita, nuova moralità, nuovi modelli di sviluppo.
    Renzi non brilla ma evidentemente TIENE, considerando il tipo di competizione, le liste civiche a sostegno dei suoi candidati e la patetica opposizione interna al suo partito.
    Il resto è pressoche IL NULLA.
    RAGIONIAMO SU CIO’.

  3. Meno male che queste cose le dice Mauro Del Bue certamente non accusabile di antirenzismo. Se questo è il dato, come io condivido che sia, fare autocritica e prendere decisioni immediate di revisione politica delle scelte in campo, credo sia un dovere di tutti, ma proprio di tutti. Poi si può anche dire che nessuno ha perso, ci si può ritenere soddisfatti dei mediocri risultati ottenuti, si può dire che da ciò che si è ottenuto si deve ripartire o che con ciò che abbiamo ottenuto si è conquistato il Paese (il famoso, demagogico, 10 a 2 degli ultimi anni), ma dentro le “mura domestiche”, per favore, non prendiamoci in giro: il PD ed i suoi alleati considerati contigui ed allineati alla sua politica, non hanno più la fiducia dell’elettorato, neanche di quello di tradizione, perché non sanno rispondere in maniera adeguata ai bisogni reali dei cittadini. E si badi bene, non è con il populismo e la demagogia che si affrontano le questioni, ma con risposte concrete e possibili, ma soprattutto eque. Questo deve fare una sinistra moderna, europeista autenticamente riformista ispirata ai valori, rivisti ed aggiornati, delle socialdemocrazie avanzate.

  4. E’ ovvio che quando va a votare solo il 50% degli elettori, tutti i partiti perdono voti (esclusa la sola Lega)! Questo non vuol dire che il consenso per Renzi sia diminuito, come dimostrano costantemente i sondaggi…

  5. Renzismo e consapevolezza: per i bambini, quando escono dalle elementari e arrivano alle medie, se commettono qualche errore, è sempre colpa degli altri. Però non si dà in mano loro la scuola.

  6. Chapeau!
    Personalmente credo che Salvini sia un prodotto fatto crescere ad arte, un “pollo di batteria”. Come ha preso voti Salvini? Campi rom e immigrati, che sono punti dolenti della politica nazionale e locale. Che poi se servono anche al malaffare “italiano” le cose vanno veramente male.
    Ma nei due mesi precedenti alle elezioni Salvini cominciava ad apparire in TV alle otto la mattina per finire all’una di notte.
    E sempre con rom ed immigrati.
    Non solo, mi sapete dire quale televisione di una certa tiratura non ha messo in onda talk show con situazioni terribili di cattiva convivenza e di razzismo popolare?
    Era scomparsa “mafia capitale” e veniva sciorinato un razzismo di povera gente, di “cittadini comuni”, tutti buoni padri di famiglia.
    Ecco perché poi Salvini cresce: si è venduto il razzismo in tv come se fosse un dentifricio!
    Io, ve lo dico: penso male, nel senso che far crescere Salvini, nell’ottica dell’Italicum, è ottimo: sarà ben più facile, poi, vincere al ballottaggio.

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