martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Corte dei Conti, urgente una riscrittura del patto sociale
Pubblicato il 11-06-2015


Lanzillotta-SenatoCorte dei Conti, urgente una riscrittura del patto sociale “Serve il lanciafiamme per desertificare un terreno che alimenta distorsione nella spesa pubblica”. Sono le parole del vice Presidente del Senato, Linda Lanzillotta in apertura dei lavori della presentazione del Rapporto della Corte dei Conti sulla finanza pubblica. Parole che danno l’idea di quanto sia complicato mettere mano in un settore così complesso come quello della spesa pubblica. Nel  rapporto 2015 della Corte dei Conti presentato al Senato si evidenzia come “un duraturo controllo sulle dinamiche di spesa può ormai difficilmente prescindere da una riscrittura del patto sociale che lega i cittadini all’azione di governo e che abbia al proprio centro una riorganizzazione dei servizi di welfare”. È quanto si legge nel rapporto 2015 della Corte dei Conti sul coordinamento della finanza pubblica presentato al Senato. Come indicato anche nel Def, “le condizioni di sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica – sottolinea la Corte – richiedono uno scenario macroeconomico ambizioso” non conseguibile in assenza di interventi profondi capaci di rialzare le dinamiche della produttività totale dei fattori”. Di qui l’importanza del programma di riforme strutturali.

Secondo la Corte è “prioritaria” anche “la necessità di restituire capacità di spesa a famiglie e imprese. Una direzione intrapresa nel 2014, con la riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e con un bonus erogato alle famiglie”. La Corte dei Conti sottolinea che per “sostenere le scelte di allentamento della pressione fiscale” sarà necessario un ambiente macroeconomico espansivo, sottolineando che “non possono sottovalutarsi le difficoltà di realizzare pienamente il programma di spending review, a motivo degli ampi risparmi già conseguiti per le componenti più flessibili e per il permanere di un elevato grado di rigidità nella dinamica delle prestazioni sociali”.

Sulle tasse la Corte apre un capitolo dolente sottolineando che in venti’anni è quasi raddoppiata la quota delle entrate derivanti dalle tasse locali su quelle dell’intera Pa. Tale quota è passata dall’11,4% del 1995 al 21,9% del 2014. “Ma ciò è stato il frutto di scelte operate a livello di governo centrale, piuttosto che espressione dell’autonomia impositiva degli enti decentrati”. Una bacchetta questa a tutti gli ultimi governi, nessuno escluso, che hanno spesso scaricato il peso delle scelte politiche sugli enti locali. Secondo la Corte “sono 113 le misure che hanno ‘interferito’ con il percorso del federalismo, incidendo sull’assetto e sull’evoluzione dei principali tributi regionali e comunali (Irap, addizionale regionale all’Irpef, addizionale comunale all’Irpef e Imu)”.  Altro capitolo è quello riguardante “il blocco della dinamica retributiva nella pubblica amministrazione e la consistente flessione del numero dei dipendenti” determinando nel quadriennio 2011-2014 “effetti finanziari superiori alle attese, con una diminuzione complessiva della spesa di personale di circa il 5%(8,7 miliardi in valore assoluto), cui si aggiunge la minor spesa per i mancati rinnovi contrattuali”.

Una tirata di orecchio arriva sul continuo stop and go dei governi sulle Tax expenditures (espressione che indica le deduzioni, detrazioni ed esenzioni che riducono il carico fiscale per cittadini e imprese) negli ultimi sette anni: “Sono stati varati puntuali interventi di riduzione delle agevolazioni, disattesi poi nella fase applicativa”. Nel periodo considerato, “sono 202 le misure a carattere agevolativo introdotte”, i quattro quinti di queste “si concretizzano nell’estensione di agevolazioni o nell’introduzione di nuove” (per un totale di 51 miliardi tra il 2008 e il 2015), solo la parte restante “è rappresentata da misure di cancellazione o ridimensionamento di misure esistenti” (pari a 11 miliardi di riduzioni). Commenta con soddisfazione il segretario della Uil Carmelo Barbagallo che approva pienamente la relazione della Corte. “Non ci risulta – ha affermato – che la Corte dei Conti sia una succursale del Sindacato: eppure ha confermato molte delle nostre preoccupazioni e sollecitazioni. Le tasse locali sono raddoppiate, la dinamica retributiva è bloccata in particolare nel pubblico impiego, la capacità di spesa di lavoratori e pensionati è notevolmente ridotta: lo denunciamo da tempo. Ora, osservazioni analoghe sono state espresse dalla magistratura contabile dello Stato che, peraltro, sollecita una riscrittura del patto sociale per legare i cittadini all’azione di Governo. Chi altri deve parlare e cos’altro aspetta questo Esecutivo per far cambiare davvero verso al nostro Paese?”.

Si aggiunge, ai risultati positivi sull’andamento dell’occupazione, confermati anche dai dati di Inps e Ministero del Lavoro sulla stabilizzazione dei contratti, un dato dall’osservatorio del Mef sulle partite IVA.  Nel mese di aprile 2015 sono state aperte 47.581 nuove partite Iva, con un leggero incremento (+2,7%) rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. In genere le partite Iva salgono quando il lavoro stabile diminuisce. Sono una sorta di sostituzione. Bisogna quindi vedere se questa volta sono numeri che si sommano o meno.

Ginevra Matiz

 

 

 

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