domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Diffamazione. Niente carcere per i giornalisti
Pubblicato il 24-06-2015


Diffamazione-reatoScompare la pena del carcere per i giornalisti condannati per diffamazione che potranno essere soggetti a sole pene pecuniarie. È quanto prevede il nuovo testo sulla diffamazione a mezzo stampa, passato alla Camera con 295 sì, 3 no e 116 astenuti e che ora dovrà tornare al Senato per il passaggio definitivo. Nella legge rientrano anche le testate giornalistiche online e radiotelevisive, mentre è stato inviato ad altro provvedimento la questione della diffamazione sui blog.

Niente più carcere quindi per chi diffama a mezzo stampa, ma esclusivamente una multa che va dai 5mila ai 10mila euro. Se il fatto attribuito è però consapevolmente falso, si applica la multa da 10mila a 50mila euro. Alla condanna è associata la pena della pubblicazione della sentenza. In caso di recidiva, vi sarà anche l’interdizione da uno a sei mesi dalla professione. La rettifica tempestiva sarà valutata dal giudice come causa di non punibilità. Tra le novità anche la soppressione della norma in base alla quale è il direttore a rispondere degli articoli non firmati e quella sul cosiddetto diritto all’oblio, il diritto cioè a eliminare dai siti e dai motori di ricerca le informazioni diffamatorie, fuori dei casi di concorso con l’autore del servizio, il direttore o il suo vice rispondono a titolo di colpa se vi è un nesso di causalità tra omesso controllo e diffamazione, la pena è in ogni caso ridotta di un terzo. L’obbligo di rettifica sarà senza commento e a favore dell’offeso, e dovrà figurare entro le 48 ore dalla richiesta per le testate online e entro i 15 giorni per riviste e libri.
Per quanto riguarda la competenza i processi per diffamazione contro i siti internet si radicano per competenza territoriale nella città del querelante. Se quest’ultima novità tiene conto dell’annoso problema della territorialità per le testate on line, dall’altro porta a non pochi problemi a tutte quelle testate, la maggioranza di quelle on line, che non hanno abbastanza fondi per poter sostenere un processo lontano dalla propria sede. A garanzia del giornalista è l’introduzione, non solo per il giornalista professionista, ma ora anche il pubblicista il poter opporre al giudice il segreto sulle proprie fonti.

Resta comunque un buon inizio per modificare una legge obsoleta risalente al 8 febbraio 1948 (Legge n. 47).

La modifica della legge sulla diffamazione è stata oggetto di dibattito già in passato, nel nostro Paese, tanto che anche l’Ue si era espressa contro la pena detentiva nei riguardi dei giornalisti. Enrico Buemi, senatore socialista, durante l’iter della legge e la sua precedente discussione al Senato, aveva già evidenziato come “la rimozione della sanzione detentiva, da una parte, e l’introduzione, nello stesso tempo, di una sanzione materiale, economica di un certo rilievo e di una norma che rende più difficile la lite temeraria (cioè, l’azione intimidatoria verso chi svolge una fondamentale funzione democratica qual è l’attività di stampa) rendono la normativa che oggi introduciamo un Patto storico importante sul quale il Gruppo Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE si esprime in maniera favorevole”. I

l senatore socialista si era augurato l’avvio rapido per il nostro Paese di “una normativa moderna ispirata a principi di civiltà che, allo stesso tempo, colpisca in modo efficace coloro che utilizzano i mezzi di informazione in maniera distorta e non professionale”.

Liberato Ricciardi

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento