domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

È guerra all’Occidente. E noi?
Pubblicato il 27-06-2015


Non mi riesce di trovare un paragone storico di tanta ferocia contro l’Occidente. Un terrorista arriva in canotto con un fucile dentro un ombrellone. La spiaggia di Sousse, in Tunisia, a poche decine di chilometri da Hammamet, è densa di turisti occidentali che prendono il sole e fanno i bagni. Il terrorista sfodera il fucile e si mette a sparare contro i bagnanti, seguendoli uno a uno e scaraventando contro di loro una serie infinita di proiettili. Muoiono crivellati dai colpi in 37 mentre decine e decine sono i feriti gravi. Il sangue si mischia alle creme e alle bruciature della pelle. Fa laghi rossi sulla sabbia. Poi il folle omicida si sposta verso la piscina e continua la carneficina.

Questo avviene mentre attacchi analoghi si verificano in Kuwait e in Somalia, e in Francia un islamico taglia la testa del suo datore di lavoro. L’unico precedente è in altre stragi compiute dall’estremismo islamico, prima fra tutte quelle contro la redazione di Charlie a Parigi. Vorrei poter assumere qualche altro precedente. Ancora mi viene alla mente la strage in Pakistan, nella scuola miliare contro ragazzi inermi, o quella degli studenti universitari in Nigeria. È vero, sono state commesse stragi atroci anche in Bosnia e in Cecenia. Ma l’idea di sterminare noi occidentali solo per il fatto di appartenere al nostro mondo non è mai stata di nessuno, prima d’ora. Forse bisogna ritornare alle invasioni barbariche per individuare un precedente storico. Ma noi eravamo i romani imperialisti, adesso siamo “gli infedeli”.

Si tratta di una guerra contro l’occidente e contro la sua civiltà liberale. Questo è bene che ce lo ficchiamo tutti in testa. Forse Oriana Fallaci, a cui tutti demmo dell’estremista, non aveva tutti i torti. Soprattutto su un punto. Quando si dichiara guerra alla nostra civiltà, chiamiamola pure cristiana e liberale, la guerra bisogna farla. Purtroppo. Altrimenti il rischio è quello di essere sopraffatti. È vero, vengono colpiti anche cittadini arabi e governi arabi, ma proprio in quanto amici degli occidentali o subalterni, con l’Islam cosiddetto moderato, al nostro mondo. Siamo noi il bersaglio. Non credo che la cosa sia ben chiara ai nostri governanti occidentali, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti Obama. Abbiamo salutato la sua presidenza con entusiasmo e i suoi primi passi, vedasi la riforma sanitaria, con grande soddisfazione. Poi abbiamo registrato solo incertezze, timidezze, contraddizioni evidenti, e mai così tragiche, sulla politica estera.

Elenchiamole: via dall’Iraq ridotto a territorio di guerra, guerra a Gheddafi, che ha aperto la stagione del conflitto armato e della confusione dei governi, indecisione assoluta sulla Siria, prima con la più assoluta indifferenza nei confronti della rivoluzione, poi con l’appoggio a una opposizione trasformatasi gradualmente in un fronte guidato dal terrorismo islamico. Si teorizza oggi che il principale nemico è Putin. Così si guarda al conflitto ucraino e non al massacro islamico. Peggio di così… Adesso si stabilisce che nessun intervento occidentale deve essere messo in campo per sconfiggere l’Isis. Bastano i droni e i curdi? Ma suvvia. L’Isis si rafforza e avanza e noi osserviamo inermi la vittoria dei tagliagola. E il senso di vittoria si propaga e ingigantisce le fila dei fanatici e degli omicidi. Che girano col segno delle dita a V e incitano a nuove stragi.

Anche l’Europa che non c’è finge di guardare altrove. Tanto, saranno problemi degli americani… Non volevamo che gli Usa smettessero di fare i gendarmi del mondo? Eccoci serviti. E l’Europa che fa? Non è neppure capace di trovare un’intesa sui migranti, mentre si elevano muri e opposizioni alle loro quote e si lascia sempre più sola l’Italia. Ho la netta impressione che se il mondo occidentale e civile non combatte a fondo questa guerra, che non è solo militare, ma anche di intelligence, e certo diplomatica e politica, alla fine vinceranno gli integralisti islamici e da noi magari gli integralisti occidentali. Entrambi, sia chiaro, con libere elezioni. E il mondo correrà seri pericoli.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Fu nel 1979 che l’Occidente consentì l’apertura del vaso di Pandora della barbarie islamica. Lo fece consentendo a Un sanguinario pazzo come Ruhollah Khomeyni di imporre il suo regime a un popolo, quello persiano, che aveva abbracciato uno stile di vita occidentale. Lo scià Resa Pahlavi era un personaggio discutibile come discutibili erano Gheddafi e Saddam Hussein, ma comunque tutti tre garantivano una possibile via d’uscita con prospettive di civiltà. È passato quasi mezzo secolo dall’abbattimento dello Scià di Persia e la conta dei morti del nuovo regime supera di parecchie lunghezze quella del regime precedente. Senza contare le amputazioni, le lapidazioni stabilite dalla Sharia e la riduzione delle donne a esseri inferiori, schiave e velate di nero. Eppure la sinistra, i socialisti per primi, applaudirono allo ayatollah. In quel periodo ero a Roma assieme a Gigi Covatta e ci mancò poco che mi beccassi del fascista perché preferivo mole volte lo Scià a quell’omaccio vestito di nero. Adesso, se vogliamo saltarci fuori, dobbiamo allearci con Putin, altro che sanzioni per andar dietro ai neonazisti dell’Est. Per fortuna che è intervenuto il Papa, altrimenti avremmo aperto un altro fronte folle contro Assad per andar dietro agli americani e fare un dispetto a Putin!

  2. E’ vero ahimè, i toni dell’articolo sono forti, ma senz’altro non posso che condividerli. Non per l’apertura di fronti di guerra che nessuno richiama, ma perché serve una coalizione internazionale pronta a respingere chi, dichiara la guerra alla civiltà stessa dell’uomo, alle sue fondamenta, alla sua cultura, al suo essere civiltà appunto. Non so se avesse ragione la Fallaci dopo l’11 settembre e non piuttosto Tiziano Terzani, come me pacifista convinto: so di certo che all’analisi cruda della giornalista toscana, corrispose, e la condivido ancora, la risposta dell’ex giornalista del Die Spiegel, tesa al dialogo ed all’inclusione ed al rispetto reciproco. Poi però a tutto questo c’è un blocco: un conto è cristianamente “porgere l’altra guancia”, dare ascolto, tendere la mano, cercare dialogo e confronto, altro è soggiacere alla sopraffazione dell’uomo sull’uomo. Poiché questo va oltre il pacifismo, perché lede il rispetto dell’individuo nella sua intierezza e complessità, minando alla radice le fondamenta della storia dell’umanità, allora la risposta non può che essere una risposta forte e decisa.

  3. Credo che l’ articolo sia unilaterale e abbastanza superficiale, puntializza ciò che sappiamo ma per nulla la cisa che dovrebbe essere più importante. Noi in occidente non dobbiamo fare la vittima, solo ieri, aeri francesi e inglesi hanno fatto rovesciare il regime di Gheddafi creando un caos terribile. Io comunque sono curioso di sapere che fine abbia fatto il patrimonio finanziario di Gheddafi/Libia stimato in 600 miliardi di dollari. Non voglio dilungarmi sulla recente e meno recente storia del medio oriente, dove tranquillamente possiamo distribuire le verie responsabilità. Ben vengano persone come TizianoTerzani.
    Kawa

Lascia un commento