venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fassina? Lui…
Pubblicato il 24-06-2015


Dunque anche Fassina, dopo Civati, lascia il Pd e si mette alla ricerca della sinistra che non c’è. Ridicolizzato da Renzi con quel “Fassina, chi?”, l’ex vice ministro e responsabile economico del PD sbatte la porta annunciando la formazione di un nuovo soggetto politico assieme a Cofferati e Civati. Forse mettendo il naso nella cosiddetta coalizione sociale di Landini, certo flirtando con Camusso e anche Vendola. L’interrogativo è, però, sempre lo stesso. C’è spazio per un partito e per una lista (che non sono esattamente la stessa cosa) alla sinistra del Pd?

Sul piano politico lo spazio esiste. Più il partito di Renzi sposa idee e tendenze del centro e anche della destra (secondo me non sempre a torto) e più apre voragini a sinistra. Tra Cgil e Fiom, Sinistra e libertà e vecchi reduci, un partito si può fare. E anche con un programma credibile e avvincente. Non per me, ma capisco che un movimento verso il centro apra spazi a sinistra non solo nella fisica, ma anche in politica. Dubito assai, invece, che tale spazio esista a livello elettorale. Già col vecchio Porcellum, che prevedeva la possibilità di formare coalizioni, era esiguo. Il voto utile era una scure che si abbatteva sulle liste autonome. Adesso, col nuovo Italicum, visto che il premio va alla lista e le coalizioni sono abolite, non capisco dove potrebbero trovare i voti costoro.

Dovrebbero fare una lista autonoma da quella del Pd e, visto che le coalizioni non ci sono più, anche in conflitto con essa. Ma si troverebbero a fare i conti con due difficoltà. La prima è quella a cui dovette soggiacere Bertinotti nel 2008. E cioè di favorire la vittoria del centro-destra, magari unito in una sola lista. Dunque di fare il gioco degli avversari. La seconda è quella di seminare in un’area già coperta, anche se in maniera diversa, dai Cinque stelle. Non è un caso che oggi i voti in uscita dal Pd, alle regionali e alle comunali, siano andati al movimento di Grillo e non a Sel, che non aumenta i propri consensi a fronte dell’emorragia pidina. D’altronde, se l’elettorato si ribella o si rifugia nell’astensione o preferisce votare chi contesta il sistema senza usare il politichese. Vedremo. Le difficoltà dei democratici fuoriusciti o fuoriuscenti non sono di poco conto.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, in politica non necessariamente bisogna stare “con chi vince”, perchè si hanno delle convinzioni ideali e sostanziali che rendono indegeribile l’appoggio di qualcuno, come in questo caso di Renzi e del PD. Da convinto Socialista-Riformista giudico più vicinanza con le posizioni di Sinistra con cultura di Governo di Cofferati, Civati, Fassina e della Camusso (CGIL) e di Barbagallo (UIL), piuttosto che quelle di Renzi e del PD, che riconosci sono sempre più spostare verso destra. Infatti mi domando perchè noi Socialisti dobbiamo essere corresponsabili di provvedimenti sbagliati che stanno annullando le conquiste realizzate proprio dai Socialisti, come lo Statuto dei Lavoratori nei punti qualificanti contro i licenziamenti arbitrari, la video-sorveglianza dei lavoratori e il demansionamento. Siamo sempre stati il Partito del progresso e non della regressione. Personalmente guardo con interesse ad un nuovo soggetto politico di Sinistra-Riformista con contenuti propri del Socialismo per non avere come alternativa il “non voto”, che considero sempre sbagliato.

  2. Se, come ritiene non infondatamente il Direttore, a sinistra del PD può esservi uno spazio politico ma non elettorale, un “piccolo” partito che voglia restare su questo versante o fronte politico, ed avere proprie rappresentanze parlamentari, ha come prima opzione quella di confluire nel PD cercando di avere qualche suo nome tra i candidati capolista, in collegi abbastanza sicuri.

    Ci sarebbe una seconda opzione, ossia quella di presentare una propria lista, che di fatto lo collocherebbe sul fianco destro del PD, ma “si troverebbe a fare i conti con una duplice difficoltà” continua il Direttore, ovvero quella di “fare il gioco degli avversari” e quella di “seminare in un’area già coperta, anche se in maniera diversa, dai Cinque stelle”.

    Personalmente aggiungerei che nell’alveo del centro-sinistra, quello attuale che non è lo stesso di una volta, lo spazio è occupato, totalmente o quasi, dal PD, il quale tende peraltro ad espandersi ulteriormente visto che “sposa idee e tendenze del centro e anche della destra”, sempre secondo le parole dell’articolo, e sembra dunque volersi proporre come l’unico partito, cioè il solo interprete e portavoce, di detto bacino elettorale. .

    Alla luce di tali premesse, l’ipotesi di una lista autonoma, argomento abbastanza dibattuto anche su questa testata, mi pare essere una strada molto impervia per il PSI, per non dire impraticabile, a parte le difficoltà che si incontrerebbero nel superare lo “sbarramento”, a meno che l’obiettivo non sia soltanto quello di mantenere alta la “bandiera”, senza interessarsi troppo dei numeri elettorali.

    Ma, proseguendo nel ragionamento, se il partito alleato, o vicino, o col quale c’è chi pensa di fondersi, ossia il PD; si trova a sposare “idee e tendenze del centro e anche della destra”, mi chiedo perché il PSI, gestendosi in proprio, non possa guardare “oltre là siepe”, che è poi una siepe abbastanza bassa visti gli “attraversamenti” che ci è capitato di osservare in questi anni, per andare a vedere le “condizioni” che può trovarvi, anche considerando la realistica probabilità che il centro-destra rimanga una coalizione, la quale può quindi “ospitare” tra le sue fila anche soggetti politici “minori”.

    Chi avesse a stupirsi, o ad “indignarsi”, per una siffatta eventualità, al punto da scartarla “a prescindere”, potrebbe anche tener conto che da noi il filone socialdemocratico, vale a dire quella parte della sinistra cui la storia sembra aver dato ragione, è stato ripetutamente alleato con le forze che erano allora definite “conservatrici”.

    Paolo B. 25 giugno 2015

  3. Veroddio! Fassina è stato anche fin troppo paziente: dopo il “Fassina chi”? avrebbe anche potuto levarsi subito di torno.
    Del resto c’è una regola fissa: chi comanda pone l’asticella al suo livello; quelli al di sopra danno noia, quindi, toglierseli di torno.
    C’è però un inconveniente; i voti al Senato si possono “trovare” – c’era una volta chi poteva permettersi di “acquistarli” – moneta contante – ma i voti di chi smette non è così facile , ritrovarli, come s’è visto di recente.
    Che succederà a sinistra in Italia ed ai socialisti in Europa, non è facile da pronosticare. Certo il cammino sembra tutto in salita. Ma anche per Renzi.

  4. certo Fassina non è Nenni né Amendola ma io stesso gli ho scritto alcune volte stimolando lui e la ex sinistra bersaniana alla scissione dal PD renziano sin dal pattaccio del nazareno.
    Sono un vecchio riformista ex PCI e ulivista della prima ora e dal 2007 ero contrario al minestrone veltroniano perché aspettavo un grande partito socialista anche in Italia, riformista e non craxiano. Purtroppo è andata in altro modo.
    Ma a proposito di Fassina et aliis- tu che sei uno a cui non dispiace il Royal Baby- che diresti se il turbofanfaniano avesse esordito dicendo.: Del Bue chi? Nencini chi? ecc.
    Bè io ho mandato a..quel paese il turbospregiudicato fiorentino sin dal 2012.

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