lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fassina se ne va. Cresce il malumore nel Pd
Pubblicato il 24-06-2015


FASSINA-lascia PDCome dice Roberto Speranza “non è un bel giorno per il Pd”, o, come aggiunge Cuperlo “perdiamo voti e perdiamo pezzi”. Sta di fatto che si è definitivamente rotto lo strappo iniziato con quel “Fassina chi?” aperto da Renzi, già segretario del Pd, ma non ancora arrivato a Palazzo Chigi. Fassina, che al tempo era vice ministro dell’economia del governo Letta, si dimise dal Governo. E ora si dimette anche dal partito. Una altro pezzo che va via.

Lo ha annunciato lo stesso Fassina in una conferenza stampa alla Camera: “Ieri in una sede del partito di Capannelle ho, con sofferenza, annunciato che ho lasciato il Pd. L’ho fatto in un circolo della periferia romana perché lì sono le  mie radici, le persone che dobbiamo rappresentare e le persone a cui devo dare risposte”. La motivazione ultima, una delle tante non condivise da Fassina, è stata “la scelta di mettere la fiducia sul ddl scuola”. Una scelta “grave e insostenibile per il Pd” ha spiegato Fassina.

Ma Fassina non è uscito da solo, con lui la deputata dem Monica Gregori. Jobs act, riforme elettorale e costituzionale, ddl scuola sono stati i provvedimenti che non sono stati condivisi. “Il 4 luglio con Civati, Cofferati e Pastorino – ha detto ancora Fassina – ci ritroveremo per avviare un percorso politico sui territori, plurale, che possa raccogliere le tante energie che sono andate nell’astensionismo. Vogliamo provare a ricoinvolgerle per una sinistra di governo ma con una agenda alternativa”. Fassina ha inoltre sottolineato di non precostituire nulla, “è un percorso aperto, è un avvio di percorso. L’obiettivo è un nuovo soggetto politico per costruire una sinistra di governo. Ma non cerchiamo soluzioni tattiche”.

Per l’ex capogruppo Pd Roberto Speranza l’uscita di Stefano Fassina “deve far riflettere. Non la condivido ma il Pd deve cambiare rotta”. “Voltare la testa dall’altra parte – aggiunge Gianni Cuperlo – è solo un segno di fragilità”. “Liquidare l’abbandono di tanti, noti e meno noti, come bizze dei singoli è anche peggio. Qui non c’è nessuno che se ne va portandosi via il pallone. Qui c’è un partito che non è in grado di tenere unito il suo campo. L’allarme c’è ed è suonato forte da tempo, non ascoltarlo adesso può rivelarsi un errore non scusabile”, conclude.

Per il Pd perdere un “Fassina chi?” potrebbe paradossalmente essere anche un vantaggio. Il dissenso interno è senza dubbio più fastidioso di chi protesta da fuori, ma è comunque un segnale da non sottovalutare e dà il segno che l’area del malcontento interno è sempre in fermento. Parla di un Pd più povero Pierluigi Bersani: “Lo sapevamo, mi auguro che nessuno faccia spallucce”. Per il vicesegretario Guerini si tratta di “una scelta sbagliata. Una avventura velleitaria che guardiamo con rispetto ma che non condividiamo”. Mi auguro che non ci siano altri a seguirlo”. “Il nostro – osserva ancora Guerini – è un grande partito in cui tutte le voci si possono far sentire e in cui tutti possono contribuire a definire la linea politica di un grande partito riformista”. Ma evidentemente Fassina non la pensava allo stesso modo.

Non si stupisce Corradino Mineo. “Si sapeva da settimane”. E aggiunge: “Di certo non voterò la fiducia sulla scuola. E se ci sarà possibilità di fare politica fuori dal gruppo parlamentare del Pd me ne andrò anche dal gruppo. E non sono posizioni isolate, molti pensano la stessa cosa, solo che non hanno il coraggio che ha Fassina di dire certe cose con quella franchezza”.

Ginevra Matiz

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