lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Finisce prima di nascere il “sultanato” di Erdogan
Pubblicato il 08-06-2015


Turchia-Erdogan-maggioranza-votoArriva la “svolta” per la Turchia, dopo tredici anni il Partito di Erdogan, Akp, non ha più la maggioranza assoluta, ma la vera novità è l’arrivo nel Parlamento di Ankara di un Partito “filocurdo”, Hdp, che è riuscito ad aggiudicarsi il 13% delle preferenze. La Turchia con un Partito che rappresenta non solo una minoranza da anni tenuta ai margini del proprio Paese e che aspetta un riconoscimento costituzionale della propria identità etnica e linguistica, ma è anche un riscatto per quella parte del Paese che aspetta un riconoscimento dei diritti civili si avvicina così al progressismo occidentale. Il Partito di Selahattin Demirtas, ha raccolto consensi non solo dal giovane elettorato di Gezi Park, ma anche dalla parte della società civile a favore dei diritti delle donne e della comunità lgbt. “Temevamo i brogli e dopo le bombe di venerdì non eravamo per nulla tranquilli. Il risultato di questa notte indica chiaramente che c’è una parte del Paese pronta a darci fiducia”, ha detto a La Stampa Ozlem Sezer, dirigente dell’Hdp a Istanbul.

“Si conferma nel voto un fatto positivo, cioè un Paese democratico che sceglie nonostante le difficoltà i suoi rappresentanti”. Afferma Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri. “Noi rispettiamo i risultati elettorali e ci auguriamo che possano essere un contributo nella direzione che ci interessa. Ci interessa – precisa il Ministro – cooperare con la Turchia su diversi scenari di crisi internazionali e sviluppare se è possibile il percorso verso l’associazione con l’Unione europea, nell’interesse dell’Europa e della Turchia”.

A pesare poi sulla mancata conferma di Erdogan sono stati fattori di ordine interno (carcere per i giornalisti), ma soprattutto esterno (l’assedio di Kobane e i carri armati turchi, posizionati alla frontiera fra Turchia e Siria, che non entrarono in azione nonostante che a pochi chilometri di distanza, a Kobane, i peshmerga venivano massacrati dall’Isis). L’Akp ha conquistato solo il 41% dei voti e 259 seggi nel Parlamento, che ne conta 550. Il risultato è ben al di sotto dei 276 seggi necessari ad avere la maggioranza, mentre l’Hdp, che supera la soglia di sbarramento con 79 seggi, proprio lo sbarramento al 10% in Turchia era nato per tenere i curdi fuori dal parlamento. Però ora Erdogan non potrà più cambiare la Costituzione e in più dovrà cercare un’alleanza per poter andare al Governo oppure indire nuove elezioni. Molti prospettano un’alleanza del Partito del Presidente con quello ultranazionalista Mhp, ma ciò porterebbe a un isolamento internazionale per Erdogan già alle prese con le accuse di simpatie Isis, inoltre il leader del partito nazionalista Mhp Devlet Bahceli, dopo il risultato ha detto che ormai è “l’inizio della fine” per l’Akp del presidente Erdogan”.

Il problema di creare un nuovo esecutivo riporta le lancette della storia indietro fino agli anni ’90 quando il Paese non riusciva a darsi un esecutivo stabile e ad accusare il colpo è stato subito il sistema economico finanziario del Paese. I mercati, come è noto, non amano l’instabilità: l’indice principale della Borsa di Istanbul ha aperto con un tonfo dell’8,2%, mentre la lira turca ha perso il 5% toccando il record negativo di 2,8020 sul dollaro, tanto che per frenare la caduta della lira l’istituto centrale turco ha annunciato un taglio dal 4% al 3,5% dei tassi applicati sui depositi in dollari e dal 2% all’1,5% su quelli in euro.

A trarre vantaggio da questa situazione potrebbe essere proprio l’eterno Presidente, facendo ritornare i voti verso la stabilità da lui rappresentata per oltre un decennio.

Maria Teresa Olivieri

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