domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giochiamo a non giocare!
Pubblicato il 15-06-2015


pokerLa domanda è: come è possibile sviluppare una dipendenza patologica senza la presenza di una sostanza in grado di modificare la biochimica del soggetto?!? Molti addetti ai lavori sostengono con la sottomissione psicologica, che è ben più grave ed ostinata nel guarire! Si, guarire, perché è possibile uscire dal girone infernale delle nostre debolezze, al punto che possiamo spezzare la catena dell’illusione che le droghe “fascinose” ci mostrano come soluzione!

Ma veniamo alla nostra missione: il gioco d’azzardo! La prima casa da gioco del nostro Paese nasce a Venezia nel 1638 e, nonostante l’epoca, rappresenta uno dei casinò più innovativi della nostra nazione. Un danno? Di per se non come “casa da gioco”, ma certamente protagonista di appetiti “insani”, quelli che speculano sui sogni, sulla ricchezza facile, al punto che per certi versi abbiamo uno Stato alla “Houdini”. Pensate solo a quanti sono i nostri amici che la domenica giocavano la “storica” schedina del Totocalcio, ed oggi i vari superenalotto od i gratta-e-vinci. Eccoli, al bar, che in maniera concitata creano delle vere e proprie strategie di attacco ai “quattrini facili”! Queste azioni fanno parte, ormai, della routine di noi italiani che, come bambini nei negozi di giocattoli, entriamo nelle tabaccherie incantati dai tanti colori fluorescenti e dai profumi di “carta e vernice” che hanno sostituito l’aroma del tabacco. Questo contribuisce in maniera esponenziale alla pubblicizzazione del gioco d’azzardo, nutrendo le nostre debolezze fino al punto di non poter più fare a meno di “grattare per perdere”. Drogati? Drogati! Il gioco d’azzardo compulsivo, invece, ha delle origini molto più profonde, comprendono perfino un disordine legato al una condizione di “eccessi” come la iperattività: per semplificare, un conflitto psichico irrisolto! Il soggetto crede fortemente di arrivare primo alla vincita che risolverà tutti i problemi che possono “liberarlo” da se stesso!

I Governi hanno tutto l’interesse affinché i cittadini giochino, alimentando le casse dello Stato ingordo, e pure l’atteggiamento di dipendenza delle persone rendendole, di fatto, più e meglio condizionabili verso i messaggi dei Partiti, ops…, politici. “Ti piace vincere facile?”. Si presenta, così, il messaggio nella sua forma espressiva semplice, stimola la partecipazione a giocare ed aumenta a dismisura la possibilità di sviluppare il disturbo da gioco d’azzardo patologico.

Nel prossimo articolo toccheremo il problema delle dinamiche che coinvolgono la vita stessa del giocatore; quella, insomma, che comprende i rapporti familiari ed il suo contesto lavorativo: i danni permanenti!

di Angelo Santoro e Lolita Guliman

 

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