domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

E l’Italia si divide anche sulla Grecia
Pubblicato il 29-06-2015


Debito grecia-UELa Grecia fa paura. Le conseguenze potrebbero essere impreviste perché con la Grexit si entrerebbe in un territorio inesplorato con il sentiero tutto da scoprire. Quindi la paura principale deriva proprio dalla novità assoluta dello scenario. I riflessi, oltre che a livello europeo con la credibilità delle istituzioni messe a dura prova, avrebbero ripercussioni pesanti nei singoli paesi dell’Unione Europea. Intanto Piazza Affari chiude in forte calo lasciando sul terreno oltre il 5%  mentre lo spread oscilla sui 150 punti.

Il Ministro dell’economia Padoan ha gettato acqua sul fuoco affermando in una intervista al “Corriere della Sera” che il default greco non produrrebbe un aumento del debito italiano: “È già tutto contabilizzato”, l’esposizione del nostro Paese è di “10,2 miliardi di prestiti bilaterali e 27,2 di contributi al fondo”. Parlando del rialzo dello spread, che è un rischio reale e concreto, Padoan ha sottolineato come contro la speculazione “la Bce può intervenire tramite il Q.E., l’acquisto di titoli sui mercati nazionali, per stabilizzare lo spread. Ricordo che non siamo nel 2011: oggi le istituzioni sono più solide, come la nostra economia”.

Che la Banca centrale europea tenga aperto il canale di liquidità con la Grecia, secondo Padoan, “È un importantissimo segnale politico che da parte delle istituzioni europee, tutte, si ha intenzione di continuare a cercare una soluzione concordata e positiva”. “Non mi stupirei –  ha aggiunto il ministro – ma nemmeno mi preoccuperei più di tanto se sui mercati ci fosse un aumento della volatilità. La Bce ha tutti gli strumenti a disposizione per fronteggiarla”. Per Padoan la decisione della Grecia di indire il referendum sull’accordo Ue e la raccomandazione di votare “no” è stata “un fulmine a ciel sereno”. “Siamo arrivati a questo punto –  ha detto – dopo 4 mesi durante i quali si è perso molto tempo. Da parte greca non si mandavano ai tavoli gli staff per discutere delle misure. Soltanto nelle ultime due settimane si è cominciato a entrare nel merito”. Il ministro smentisce qualunque intento punitivo nelle trattative: “Il mandato era quello di trovare un accordo. Tanto è vero che su molti aspetti erano stati fatti passi avanti importanti anche da parte dei greci. Certo, il governo Tsipras aveva un atteggiamento diverso rispetto al precedente, che era molto più collaborativo e sotto il quale l’economia era un po’ migliorata”.

Dal presidente del Consiglio sono arrivate solo poche parole attraverso Twitter: “Il punto è: il referendum greco non sarà un derby tra la Commissione europea e Tsipras, ma un derby dell’euro contro la dracma. Questa è la scelta”. Dal Pd arriva anche la posizione di Roberto Speranza, deputato della minoranza del Partito: “Il Governo italiano – afferma – guidi le forze democratiche europee su di un terreno diverso da quello della subalternità alla Germania su cui siamo stati fino ad ora. Si assuma subito un’iniziativa forte per riaprire l’interlocuzione con il Governo greco”. Lo dice ancora Speranza: “Le forze del campo democratico europeo – sottolinea – non possono più stare a guardare e neanche piegarsi a diktat della Merkel”. Per il leader della minoranza “C’è ancora lo spazio per una iniziativa politica in queste ore. Si può riaprire l’interlocuzione con il Governo greco a partire dalla possibilità di salvaguardare nell’accordo con Atene le misure sociali più significative, prima tra le quali la delicata questione delle pensioni minime”. Dalla minoranza interviene anche Alfredo D’Attorre definendo preoccupante la posizione del governo italiano sul referendum greco per la visione dell’Europa che esprime e dannosa per gli stessi interessi del nostro Paese. “Aver lasciato solo Tsipras nella battaglia per il cambiamento delle regole europee è stato un grave errore di Renzi e dei leader socialisti europei. Un errore che rischia di lasciare un discredito profondo sul PSE”.

Molto critici i commenti del Movimento cinque stelle che appoggia la scelta greca del referendum definendola una sfida alla “Cecità degli euro-burocrati”. “Si prepara – è la posizione dei pentastellati – a un passo storico in direzione della democrazia e l’Italia nel frattempo non tocca palla, come al solito”.

L’accusa che lanciano è quella della mancata presenza del nostro governo ai tavoli che contano: “Colpisce l’afasia del nostro governo. Il ministro Padoan, anzi, non trova di meglio da fare che ammettere involontariamente, oggi al Corsera, come l’Italia si sia inginocchiata da tempo ai diktat della grande finanza. Il titolare del Tesoro spiega, infatti, candidamente che abbiamo già ottemperato, senza bisogno di firmarle, alle condizioni umilianti di un eventuale ‘Memorandum of understanding’ che sarebbe richiesto per un eventuale entrata in azione delle Omt, uno degli scudi anti-speculazione della Bce. In pratica, Padoan dice che non avremmo nemmeno bisogno di siglare in modo formale quelle richieste che, a parole, persino Monti si era rifiutato di accettare”, proseguono gli eletti Cinquestelle. “I tecnocrati europei sanno che con un uomo dell’Fmi come Padoan possono stare tranquilli. Invece in queste ore temono soprattutto che la Grecia possa tornare a respirare fuori dall’euro, mettendo in crisi il dogma dell’irreversibilità della moneta unica”. E concludono: “Con il referendum voluto dal M5S, anche in Italia daremo presto il primo pugno nello stomaco a questi sacerdoti dell’austerity”.

Attacchi all’austerità arrivano anche da Sel. E non poteva essere altrimenti: “Quanto sta accadendo con la Grecia dimostra la cecità dell’ortodossia dell’austerità. Il Grexit sarebbe una tragedia per il futuro del disegno europeo e ne minerebbe quasi definitivamente il percorso. Occorre che l’Italia si faccia promotrice di una mediazione autentica e forte, per sostenere un paese massacrato da politiche di austerità sbagliate che hanno prodotto povertà e disoccupazione”. “Da giorni – prosegue il capogruppo di Sel a Montecitorio Arturo Scotto – abbiamo chiesto quale sia la posizione del governo italiano e di venire a
riferire in Parlamento sulla situazione della Grecia. Li stiamo ancora aspettando. In gioco non ci sono solo le logiche dell’economia finanziaria, c’è la democrazia e i bisogni del popolo greco”.

Redazione Avanti!

 

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Commenti all'articolo
  1. Oggi tutto è più chiaro: Renzi, intervistato, dice che non ci sono pericoli per l’Italia. Alleluja!
    Al Pasok l’ Europa impedì il referendum (e il Pasok è ai minimi termini) ora vogliono “asfaltare” (si dice così anche a Bruxelles?) Tsipras. A Renzi (e a Hollande) sta bene così.

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