martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Guerra fredda. Da Mosca missili a Kaliningrad
Pubblicato il 15-06-2015


Iskander_missili_russi

Sistema di lancio del missile russo Iskander

Continua a spirare un vento gelido sui rapporti tra Mosca e Washington a colpi di dichiarazioni e dimostrazioni di forza.

Oggi è stata la volta di Mosca che per bocca del generale dell’esercito, Yury Yakubov, in rappresentanza del Ministero della difesa russo, ha risposto all’annuncio americano di un possibile dispiegamento di uomini e mezzi pesanti nel nord Europa, affermando che se gli Usa dispiegheranno armi pesanti nei Baltici e nell’est europeo, Mosca “non potrà che aumentare le proprie forze e i propri mezzi militari nell’area occidentale”. In particolare lo farà rafforzando i suoi presidi militari con la dislocazione dei missili Iskander “nell’enclave di Kaliningrad”. La Russia – ha spiegato – è pronta a rispondere in modo appropriato, se gli Stati Uniti o altri paesi della NATO distribuiranno armamenti, sistemi di artiglieria o altre armi pesanti in Europa orientale e nei Paesi Baltici. Il militare ha aggiunto che se l’Ovest procederà nel riarmo, “segnerà una passaggio alla fase più aggressiva del Pentagono e della NATO dai tempi della guerra fredda del secolo passato. E la Russia non ha nient’altro da fare, se non sostenere le proprie forze e risorse sul teatro occidentale delle operazioni strategiche”.

Sabato il New York Times aveva scritto che per scoraggiare una possibile “aggressione russa in Europa”, il Pentagono è pronto a mobilitare carri armati, veicoli da combattimento, altre armi pesanti e 5.000 soldati americani in diversi Paesi baltici e dell’Europa orientale. La proposta, seRaggio_azione_missili_russi_Iskander_e_S400 approvata, rappresenterebbe il primo grande dispiegamento militare Usa di mezzi in Europa dalla fine della guerra fredda. La decisione sarebbe da mettere in relazione all’annessione della Crimea e la guerra in Ucraina che hanno provocato allarme e spinto a una nuova pianificazione militare della Nato. Gli Stati Uniti in questo modo intenderebbero difendere i membri dell’alleanza vicini alla frontiera russa e “dare agli alleati europei innervositi dall’invasione della Crimea” il senso della “protezione” Usa. La proposta non soddisferebbe la richiesta di alcuni Paesi alla Nato che chiedono di stanziare truppe Usa di pronto intervento in modo permanente nel Baltico.

Alla vigilia di questo annuncio, il pentagono ha dato notizia dell’ultima ‘provocazione’ russa, ovvero di un velivolo russo da ricognizione che ha volato a soli 150 metri di altitudine sopra il cacciatorpediniere Usa Jason Dunham nel Mar Baltico. L’incidente sarebbe avvenuto giovedì scorso. La nave americana era scortata da altri quattro mezzi, di cui uno francese, uno britannico e uno tedesco. Casi simili si stanno verificando con maggiore frequenza sia da una parte che dall’altra, basti pensare che tra aprile e maggio due Tupolev 95 russi con capacità nucleare sono entrati nella zona di difesa aerea degli Stati Uniti in Alaska, che l’11 aprile un caccia Sukoi 27 ha mancato si soli 6 metri un aereo spia statunitense Rc 135 al confine dello spazio aereo d Kalinigrad e che navi finlandesi hanno aperto un fuoco di avvertimento verso un oggetto sommerso sconosciuto, probabilmente un sottomarino russo.
Nelle ultime settimane ci sono state esercitazioni della Nato in Estonia e nelle acque del Mare del Nord, mentre i russi si sono esercitati nel Mediterraneo prima con i cinesi e poi con gli egiziani.

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