mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il ‘buco nero’ dell’edilizia popolare
Pubblicato il 25-06-2015


Sarà pur vero che dobbiamo all’Europa il riconoscimento, nel nostro Paese, del diritto alla casa, ma le politiche abitative del governo rendono questo sogno impossibile per chi aspetta l’assegnazione di un alloggio popolare.
Gli sfratti eseguiti nel 2014 ammontano a 77.278 unità, di cui 3433 per necessità del locatore, 4830 per finita locazione e ben 69015 per morosità. Le domande di un alloggio popolare ammontano a circa 72.000 famiglie in disagio economico, mentre gli alloggi sfitti, per carenza di interventi di manutenzione, ammontano a circa 16.500.
Questa è in breve la situazione italiana, ben sapendo che le cifre sono tutte al ribasso. Si può pertanto parlare di emergenza casa. Se il governo Renzi avesse voluto dare un segnale importante su questa emergenza avrebbe dovuto investire sulle case popolari le somme che ha invece destinato agli 80 euro mensili. Avrebbe così rafforzato il welfare italiano a livello europeo,avrebbe attivato con l’attività edilizia lo sviluppo dell’economia,avrebbe dato a chi si trova in gravissima difficoltà un aiuto più efficace degli 80 euro mensili, avrebbe potuto combattere le occupazioni abusive . Ma così non è stato e vediamo invece cosa è stato capace di fare in un Paese con le cifre sopra evidenziate , premettendo che l’housing sociale (affitto a canone calmierato) non è una risposta valida, infatti tutte le esperienze già fatte dimostrano che gli interventi così finanziati con investimenti privati si sono dimostrate un vero flop.
Infatti la domanda oggi non è per avere in affitto un’abitazione a canone leggermente più basso del mercato, ma abitazioni con canoni sociali.
Con il decreto per l’emergenza abitativa il governo ha così deciso di intervenire: 1) interventi manutenzione per piccola entità per lavori di importo inferiore a 15.000 € realizzabili in un programma di 30 gg.; 2) interventi di ripristino degli alloggi sfitti e di manutenzione straordinaria, finanziabili per non più di 50.000€. La disponibilità finanziaria per il primo intervento è di 67,5 mln di €, mentre per il secondo è di 400 mln di €. C’è però un piccolo particolare: lo stanziamento per le piccole opere è ripartito in 4 anni, mentre per le opere più importanti lo stanziamento è ripartito in undici anni. Prevedendo che tutti i lavori potranno iniziare in questo autunno, l’ultimo stanziamento potrebbe arrivare per le opere di maggiore entità nel 2025 per 25 mln. Il tutto per coprire col primo finanziamento 4.500 alloggi e col secondo finanziamento 8.000 alloggi.
Se nel triennio 2015/2017 si realizzassero tutte le opere si avrebbe un numero di alloggi sistemati pari a circa 2000 ogni anno. Come si vede è solo una goccia nel grande mare di bisogno.
Ma il nostro governo ne ha inventato un’altro di mistero e cioè per fare più case popolari occorre venderne alcune; non solo il nostro Paese è quello che dispone sempre meno di alloggi popolari nell’Europa, così invece di costruirne nuove o di ripristinare gli alloggi sfitti ed inutilizzabili si propone la vendita di case popolari per fare cassa, purtroppo imitato anche dalle Regioni, che invece di destinare nuovi fondi dispongono la vendita degli alloggi, sapendo che occorre venderne tre per farne uno nuovo.
È un vero sperpero di denaro pubblico, sapendo come è stata finanziata l’edilizia pubblica nel nostro Paese: con la fiscalità generale o a carico di lavoratori dipendenti e datori di lavoro.
Infine se non è possibile aumentare il canone sociale per la bassa disponibilità di spesa degli assegnatari perchè non ammettere uno sgravio fiscale sugli alloggi popolari, perchè non consentire agli enti gestori gli stessi abbattimenti sui crediti inesigibili, come peraltro ammessi per le banche? È chiedere troppo fare dell’edilizia sociale un fattore di inclusione sociale e di sviluppo economico?
Beniamino Ciampi

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Commenti all'articolo
  1. essendo Renzi uno che vuole cambiare verso all’Italia e traghettarla velocemente verso l’ “american style of life” (vedi Jobs Act, scuola e legge elettorale) a chi resta senza casa c’è sempre un giardino, una stazione, un ponte, ove andare….

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