domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Il buongiorno del mattino”: quando la tv è sensazionale e diabolica
Pubblicato il 17-06-2015


Diane Keaton e Harrison Ford protagonisti della commedia "Il buongiorno del mattino”

Diane Keaton e Harrison Ford protagonisti della commedia “Il buongiorno del mattino”

Roger Mitchell nel 2010 mise in scena una commedia ancora attuale: “Il buongiorno del mattino”, con Diane Keaton, Harrison Ford, Rachel Mcadams e Jeff Goldblum. Se come si suol dire, il buongiorno si vede dal mattino, quali prospettive diverse ci sono o potrebbero esserci per una giovane ambiziosa e di talento di trovare lavoro? Tra crisi economica ed occupazionale, tra il mito della televisione e donne in carriera, tra verità amare e falsi miti, tra informazione, comunicazione e mistificazione, tra innovazione ed immobilismo, tra speranze ed illusioni, tra la tv di ieri e di oggi, tra come si faceva informazione prima e come oggi e come ci si deve adattare al cambiamento dei tempi.

In una società del consumismo, dell’apparenza, della vorticosità di ritmi veloci e rapidi e delle esigenze immediate di risposta del mercato, del prevalere degli ascolti anche a scapito della qualità, che fine fanno l’umanità e la capacità di emozionarsi? La possibilità di trovare la passione per il proprio lavoro, di veder riconosciuto il valore professionale di un individuo e la meritocrazia, di ricevere l’approvazione del capo, la stima e la solidarietà dei colleghi? In poche parole, come fare di una redazione scollata di singoli individui presi dal sé una squadra coordinata, unita e vincente? Coma dare stimoli positivi per autorealizzarsi? Come risollevare la credibilità di una rete televisiva? Queste le mission che si trova di fronte una giovane ambiziosa quale Becky Fuller. Riuscirà a rimettere in piedi un nuovo programma, “Day Break”, condotto da Collen Peak (Diane Keaton, in un ruolo abbastanza vivace come nel suo solito per lei) e Mike Pomeroy (Harrison Ford)?

Una storia semplice che permette di rifletter su tutte queste questioni, senza voler lanciare soluzioni già pronte, standard o definitive. Ma sono l’ascolto, il saper ascoltare appunto le esigenze dell’altro, il venirsi incontro, l’aiuto reciproco, la comprensione che deriva dalla conoscenza, la capacità e la volontà di cambiare e di rinnovarsi, di rimettersi in gioco, di sperimentare, di rischiare, di osare, di azzardare, con la voglia di riuscire e di trionfare con ostinazione e determinazione, con spirito di sacrificio e forza di volontà che permetteranno di ritrovarsi e di riuscire nell’intento preposto di fare qualcosa di nuovo, di meglio, di positivo, di interessante. Apprezzando meglio le piccole cose importante della vita ed anche l’altro per quello che è, coi suoi pregi e difetti, ma anche con tutte le sue capacità professionali. Rivedendo anche le proprie ambizioni e i propri obiettivi e priorità. Sorprendendo e sorprendendosi. Per cui quello cui si aspirava ieri, che si desiderava prima, non è più quello che si vuole ora. Perché si è diversi, si è cambiati, ma forse anche migliori. Di certo più uniti. E in grado di saper parlare e comunicare, soprattutto i propri stati d’animo. Ovvero quel lato sensazionale che c’è in ogni cosa, in ogni evento e in ogni persona che tanto affascina il pubblico da casa. Farsi capire è anche questo. Non è sempre e solo una questione di share, di ascolti, di soldi.

Per riuscire ci vuole il coraggio di metterci la faccia, di crederci, di credere in un progetto. Investendoci tutti se stessi. Questo significa lottare per qualcosa, quando tutti ti dicono che sei “l’ultima ruota del carro”, che “i risultati non sono sufficienti”, che non ci si potrà mai riuscire. Apparentemente una mission impossibile , con tanti colpi di scena divertenti, di cui è protagonista appunto Becky Fuller, alias Rachel McAdams, doppiata egregiamente da Federica De Bortoli. Non convince, invece, il doppiaggio di Harrison Ford da parte di Luigi La Monica. Non a caso la doppiatrice italiana ha prestato la voce anche a Natalie Portman, Kristen Dunst, ma anche soprattutto ad Anne Hathaway, protagonista de “Il Diavolo Veste Prada”. Le tematiche affrontate sono un po’ le stesse, la commedia è sullo stesso genere e sugli stessi ritmi e il film un po’ ricorda l’universo della prestigiosa rivista di moda Runway e della sua perfida direttrice Miranda Priestly (alias un’eccellente Meryl Streep), in cui si trova catapultata la giovane giornalista Andrea Sachs (Anne Hathaway appunto).

Sebbene molte cose coincidano, ci sono molte differenze. Entrambe le protagoniste hanno a che fare col venirsi a trovare a contatto col vertice del mondo professionale che sognano: la tv da una parte, e la rivista di moda e il giornalismo dall’altra. Quindi due giovani promesse, donne, devono subito confrontarsi ad alto livello. Ma mentre per Andrea Sachs si prospetta una lunga gavetta per arrivare a farsi notare, accettare, riconoscere ed inserire in Runaway, per Becky c’è il doversi destreggiare a livello manageriale e dirigenziale. Se la direttrice Miranda è distante, quasi un ostacolo, qui è Becky stessa ad essere ostacolata dalla competizione anche un po’ sleale tra Collen e Mike (che ricorda quella tra Andrea ed Emily). Ma saranno proprio i personaggi che hanno più dei connotati di Miranda Prieslty (il Mike di Harrison Ford e la Collen di Diane Keaton, soprattutto all’inizio) ad aiutarla maggiormente. Entrambe devono lottare con l’essere divise tra affetti e famiglia da una parte e la carriera dall’altra. Tra la ricerca di sentimenti veri e autentici da un lato e il cinismo, la superficialità dall’altro di una tv trash e sciatta spesso. Per accorgersi che spesso, dietro le rocce più dure, dietro le personalità più ostili cioè, si nasconde un cuore generoso.

I retroscena finali non mancano né nella commedia di Roger Michell, né in quella di David Frankel di qualche anno prima. Del 2006, è quasi se venisse ripresa e richiamata dall’altra successiva per rigirarne e mescolarne le carne, per farne vedere sfumature diverse. Per strana fortuita coincidenza, le sorti che capitano a Mike sono le stesse un po’ che accadono allo stilista rinnegato da Miranda: Nigel, interpretato magnificamente dall’attore Stanley Tucci. E infatti tra lui e Andrea Sachs nasce una simpatica complicità come tra Becky e Mike. Se nel primo c’era al centro l’interrogarsi sul significato del far carriera, e se era giusto ad ogni costo; nel secondo c’è il dover salvare un’azienda dal baratro. In fondo non c’è poi molta differenza perché la risposta in entrambi i casi è la stessa: ciò che conta è non perdere mai l’umano di ognuno di noi. Che va contro quel “non ce la farai mai”, che rima e fa da eco a quel “è tutto” gridato da Miranda, una preclusione che non permette né accetta repliche, ma a cui le protagoniste sanno opporsi; in questo Becky risponde chiaramente con un “lo vedremo!”. Per una commedia assolutamente….da vedere. Davvero gradevole e piacevole.

Barbara Conti

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