mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL GOVERNO IN CATTEDRA
Pubblicato il 25-06-2015


Riforma-scuola-renzi

Resta la Riforma più contestata di questo Esecutivo, ma il Governo non prende “lezioni” da nessuno ed è intenzionato a non lasciarsi fermare. Così la “Buona Scuola” è arrivata al Senato accompagnata dal voto di fiducia, passata con 159 sì e 112 no, e dunque in attesa del via libera definitivo alla Camera previsto per il 7 luglio. La ‘Buona Scuola’ ha fatto vacillare il Governo più volte, senza dimenticare che ha messo alla prova anche la tenuta del Partito di maggioranza, il Pd che in questi ultimi giorni ha visto la fuoriuscita di alcuni membri della segreteria. Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione, ha spiegato che “la fiducia è stato l’unico strumento possibile davanti al comportamento delle opposizioni”.

Nel giorno decisivo per la riforma della scuola, infatti, l’opposizione fuori dalle Camere si è attivata con slogan e proteste. Il M5S ha addirittura inscenato il funerale della scuola pubblica: quando il ministro le Riforme, Maria Elena Boschi, ha ufficializzato in Aula la richiesta di voto di fiducia i pentastellati hanno esposto cartelli con su scritto “R.i.p scuola pubblica” e acceso lumini. Mentre più sobria è stata la protesta di Sel, con i senatori con addosso magliette bianche con la scritta “libertà di insegnamento” e “diritto allo studio”. Infine la Lega ha esposto lo striscione “difendiamo i bambini dalla teoria di Satana”, in riferimento alla teoria gender. Proprio a tal proposito l’Esecutivo sta cercando di assicurarsi il voto dei cattolici, così il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha preso l’impegno politico con la delegazione Ap contro la contestata teoria “gender”: impegnandosi in una nota esplicativa affinché “l’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”, di cui parla la riforma, non faccia riferimento, a regime, nemmeno indirettamente, alla teoria gender.

Nella maggioranza non sono mancati distinguo. “Un Paese che lavora seriamente per il suo futuro opera per avere, prima di tutto, una buona scuola pubblica che necessita di buoni programmi, di insegnati preparati, motivati e sereni, di edifici sicuri e ambienti in cui venga voglia di stare, apprendere e insegnare”, così il senatore socialista Enrico Buemi, intervenendo oggi in discussione generale sul ddl Buona scuola. “Una buona scuola deve avere buoni dirigenti che agiscono secondo i principi di fondo del nostro ordinamento costituzionale, efficienza, razionalità, parità di trattamento, valutazione dei meriti professionali, impegno nelle attività dei propri subordinati e totale estraneità alle scelte clientelari” ha continuato Buemi. “I buoni dirigenti devono essere disponibili a essere valutati e accettare il principio della rotazione degli incarichi dirigenziali, che andrebbe esteso a tutta la P.A. e che – ha specificato il senatore socialista – in questo disegno di riforma è accolto solo in parte. Questo ddl va certamente nella giusta direzione ma tra le molte luci, 100mila stabilizzazioni subito e 60mila nel triennio, rimangono ombre incomprensibili, come quella di aver posto la questione di fiducia su un provvedimento che ha suscitato uno scontro frontale tra il Governo e pezzi significativi del mondo della scuola e tra il Governo e l’opposizione, che ha manifestato tra l’altro il proprio dissenso attraverso comportamenti che dovremmo – ha commentato Buemi – francamente, risparmiarci almeno in quest’aula e mentre parliamo di scuola. Quale esempio, anche comportamentale, diamo alle nuove generazioni?”, ha commentato Buemi. “Vorrei ricordare alcune questioni, affrontate nei nostri emendamenti, che rimangono irrisolte e che sono all’attenzione della magistratura amministrativa, che si è già espressa positivamente in primo grado – ha spiegato Buemi – si tratta di un numero limitatissimo di presidi precari e di precari della dirigenza in attesa di un giusto riconoscimento o dei docenti abilitati di seconda fascia in possesso di almeno 36 mesi di servizio prestato nelle istituzioni scolastiche la cui esclusione è una inaccettabile ingiustizia. Mi rammarico, inoltre – ha continuato – per il fatto che non sia stato inserito l’obbligo dell’insegnamento dei fondamenti di economia e scienza giuridica in tutte le scuole di grado superiore, discipline la cui conoscenza è fondamentale per qualsiasi attività si voglia svolgere. I socialisti si sono sempre battuti per una qualificata scuola pubblica poiché solo essa può e deve garantire parità di trattamenti, superamento di ogni discriminazione e capacità di preparare i cittadini alle sfide nella società del futuro”, ha evidenziato Buemi. “Una raccomandazione che rivolgo al Governo è quella di rivalutare le scuole di formazione professionale, di cui il Paese ha bisogno – ha concluso Buemi – e di non dimenticare l’importanza del valore del lavoro manuale per l’economia italiana.”

Dal sindacato di categoria, intanto arrivano le lamenele per il mancato “confronto”. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, alla decisione del governo di porre la questione di fiducia sul maxiemendamento al ddl “Buona scuola” ha così commentato: “E’ una pessima notizia per la scuola italiana, è la dimostrazione delle tante bugie dette dal presidente del Consiglio e dal suo governo rispetto alla necessità di un confronto sulla riforma”.

Non ci saranno, infatti, tutte le assunzioni “promesse” per i precari della Scuola: dei 100.700 i precari assunti nella scuola dal prossimo 1 settembre, entreranno subito i 99mila delle graduatorie di I fascia (Gae) e i vincitori residui del concorso del 2012 (1.700). 45mila otterranno la cattedra subito, entro il 15 settembre e altri 55mila saranno chiamati nel corso dell’anno scolastico. Restano però fuori gli idonei del concorso del 2012 (8.300), gli abilitati di seconda fascia non inseriti delle Gae (130mila in tutto divisi tra i 22 mila abilitati con i tirocini Tfa, i 60 mila usciti dai percorsi Pas e i 55 mila diplomati magistrali, quelli delle ex Siss che hanno fatto un esame con valore di concorso) molti dei quali già insegnano con supplenze annuali e i non abilitati di terza fascia (337.458).

Sparisce anche la figura del supplente, in quanto ci sarà un organico funzionale d’istituto o di reti di scuole, ovvero un numero di docenti utili a coprire gli insegnanti assenti. Gli insegnanti assunti poi vedranno l’aumento di stipendio non più legato all’anzianità, ma ai crediti formativi, sarà inoltre il preside a distribuire ogni tre anni i premi ai docenti più meritevoli.

Questa riforma non piace quindi soprattutto agli insegnanti che anche in queste ore hanno accompagnato il voto di fiducia al Senato con una lunga marcia e proteste in tutta Italia. Dopo essere stato insultato all’ultimo corteo contro la Riforma della Scuola, oggi Stefano Fassina è stato accolto da applausi e abbracci al corteo degli insegnanti. Se la riforma della scuola può essere la vera prova di tenuta del Governo, dall’altra è ancora il cavallo di battaglia dei dissidenti.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Le critiche di Buemi suonano come una beffa dal momento che il PSI ha comunque votato la fiducia. Per me è davvero un giorno triste perché credevo che il PSI difendesse la scuola pubblica. In questa riforma c’è l’idea dell’uomo solo al comando (il preside), c’è l’apertura ai privati e una forma indiretta di finanziamento alle scuole private, c’è l’abbandono al loro destino di centinaia di migliaia di precari.
    Il PSI ha deciso di vendere l’anima al diavolo (ossia al PD e ai suggeritori di Trelle e Confindustria), l’unica via di uscita sarà il prossimo congresso per mandare a casa Nencini e dare nuova linfa e dignità al socialismo italiano… tenendosi ben alla larga dal PD. Mi auguro che tanti compagni vorranno condividere questo percorso, anzi sono certo che sarà così.

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