sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Socialismo liberale oggi come non mai
Pubblicato il 21-06-2015


I grandi partiti italiani sono tutti post identitari. Forse la nuova Lega fa eccezione. Bossi e la sua Padania sono stati deposti in soffitta e la destra di Salvini si forgia sulla paura dei migranti, sulla difesa degli interessi della nazione, sul concetto di origine tardo-contadino di famiglia. A proposito di quest’ultima e pur rispettando le opinioni di tutti e le manifestazioni di ciascuno, mi pare giusto rimarcare che un po’ meno rispetto merita una dimostrazione, quella di ieri, che intende calare il sipario su diritti di altri. In generale penso che dovremmo tornare alle forti idealità e che oggi ce n’è quanto mani bisogno per comprendere la nuova realtà e per fornire risposte attraverso progetti e non provvedimenti legati all’emozione del momento. Tutto quello che resta a filo di terra porta infatti acqua al mulino di Salvini, l’unico che un progetto, sbagliato, ce l’ha. E anche proporre soluzioni che si avvicinino al progetto Salvini non ne indebolisce, ma anzi ne rafforza, l’attrazione.

Un progetto che il nostro piccolo Psi dovrebbe proporre a tutta la sinistra è quello di un moderno socialismo liberale. Lo fonderei affrontando il tema dell’emigrazione nella sua inevitabile connessione a una concezione internazionale del governo. Oggi, nella fase della globalizzazione economica, è assurdo rimandare a soluzioni nazionali. Il problema della migrazione è mondiale e discende dagli squilibri, dalle sofferenze, dalle miserie. Possibile, vedi la soluzione Salvini, rinchiudersi nel nazionalismo? Come quello praticato anche da Hollande, con eserciti schierati alle frontiere, e come quello ungherese, che ha resuscitato antichi, tragici muri? Ma il fenomeno travolgerà militari e distruggerà muri se non risolviamo i problemi che lo hanno generato. Non solo esso discende dagli squilibri economici, ma oggi anche dalla guerre. Quelle accese nel continente africano, nelle espressioni di un integralismo terroristico di matrice islamista, ne sono palese dimostrazione. Non sono mai stato pacifista perché ho sempre pensato che pacifismo e indifferenza rischiassero di divenire sinonimi. Se c’è una guerra nel mondo interessa anche a noi e dobbiamo sempre assumerci le nostre responsabilità, a livello politico, diplomatico e se serve anche militare. Come scriveva Hemingway, la campana suona sempre per tutti.

E’ giusto nella contrapposizione tra nazionalismo e internazionalismo stare dalla parte di quest’ultimo perché nel nazionalismo sono incorporati quei valori di sufficienza, di egoismo, di indifferenza che lo stesso pontefice ha giustamente contestato. Ma se un governo del mondo, quello stesso che Dante Alighieri auspicava nel Trecento nel suo “De Monarchia”, è ancora lontano, anche se ad esso inevitabilmente si dovrà tendere, oggi va praticata l’accoglienza di tutti i profughi di tutto il mondo in nome dei diritti dell’uomo e sui migranti clandestini va individuato uno strumento credibile di riconoscimento e, se necessario, anche di respingimento. Ho però l’impressione che sarà molto difficile distinguere gli uni dagli altri. Tutti quelli che fuggono dalla Siria o dalla Libia, cioè da territori di guerra, come li vogliamo definire? Un governo mondiale, una sorta di Nazioni unite della solidarietà, che possa, cito ancora Bergoglio, togliere a chi sta meglio per assicurare agli altri di stare meno peggio, è una forma di socialismo necessario, di nuovo socialismo che elimini le cause dei grandi contrasti del mondo senza restare alla superficie dei fenomeni che si sviluppano.

Ma non basta ipotizzare un nuovo moderno socialismo delle opportunità, delle equità, dei livellamenti degli squilibri. Occorre esaltare, nel contempo, la nostra civiltà liberale, quella che ci è derivata dall’illuminismo, dal razionalismo, dai grandi ideali della rivoluzione francese. Perché anche questi oggi sono in discussione. La libertà non è una possibilità, non può essere barattata o equiparata ad altre concezioni della vita. La libertà è “a priori” di tutto. Lo dico soprattutto per coloro che provengono da altre tradizioni e da un’interpretazione estrema di una religione, perché non si scambi mai l’accoglienza con l’accettazione del valore della sopraffazione. Ma lo potrei ripetere anche per tutti coloro che provengono dalla nostra storia italica e oggi negano diritti e vincoli normati da leggi che esistono in tutti i paesi del mondo e che oggi vengono rispettati anche dalla Chiesa. Mille, centomila, o anche un milione che siano, anche se fossero la maggioranza, non importa. Nessuna maggioranza, mai, può abbattere i diritti delle minoranze. Lo dico a tutti i tagliagola delle libertà. Noi dobbiamo difendere i valori liberali, oggi in discussione, da concezioni barbariche o anche solo arretrate della vita, della famiglia, del rapporto tra stato e religione e tra religione e cittadini. Quella della lotta per il riequilibrio è ispirata a ideali di solidarietà che sono inscritti nella tradizione di un socialismo umanitario e cristiano. La lotta per affermare e difendere i valori della nostra civiltà è ispirata alla storia e alle accezioni del liberalismo innanzitutto francese e poi europeo e mondiale. E’ una lotta anche quest’ultima, della tolleranza contro l’intolleranza. Lo sosteneva con chiarezza Karl Popper. Non si può essere tolleranti con gli intolleranti, altrimenti questi ultimi distruggeranno la nostra tolleranza. Lo capiremo?

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo direttore, compagno, amico, non so come considerarti per complimentami con te per questa lucida realistica analisi.
    Questo tuo ” Fondo”, dovrebbe diventare il Manifesto del Partito.
    Dovrebbe essere portato a conoscenza sulla libera stampa, se c’è ancora, dovrebbe essere oggetto di discussione nei top scio, perché quello che ci offrono le tv commerciali e di stato, ormai è roba vomitevole e forse inconsciamente porta acqua per alimentare l’intolleranza, l’indifferenza, il rifiuto della solidarietà nei confronti dei più deboli, dei più sfortunati.
    Suppongo che ci sia molta gente interessata a seguire a guidare un Nuovo Ordine, fondato su un Socialismo Liberale come tu intendi, come io intendo.
    Noi come P.S.I. dobbiamo uscire da questo torpore, dobbiamo farlo per noi stessi, ma ancor più per dare speranza a chi l’ha perduta, ai giovani in particolare.

  2. Quanto letto non è moderno socialismo liberale, è il classico, consueto, metabolizzato, socialismo liberale, ricetta che sul tema dell’immigrazione risulta astrattamente giusta ma concretamente semplicistica.
    Tuttavia, al di là di ciò, “per tornare alle forti identità…per comprendere la nuova realtà e per fornire risposte attraverso progetti” occorre favorire una svolta etica, attraverso l’affermazione di nuovi stili di vita, ed una svolta politico-economica, attraverso l’affermazione di nuovi modelli di sviluppo.
    In tal senso il moderno socialismo liberale è l’ecosocialismo, che nella sostanza la straordinaria Enciclica Papale ha profondamente evocato.

  3. Mi torna abbastanza difficile seguire fino in fondo il ragionamento del Direttore, perché se oggi rispuntano i nazionalismi, insieme a una qualche voglia di “autarchia”,, e riprende corpo un concetto di famiglia tradizionale, ancorché lo si voglia definire tardo-contadino, e se trova consenso elettorale chi interpreta questi sentimenti, una qualche ragione deve pur esservi, e il non tenerne conto sarebbe mancanza di rispetto verso l’altrui pensiero.

    Per vincere le paure legate “all’emozione del momento”, e per “tornare alle forti idealità” occorre che la politica abbia un progetto chiaro e realistico sul come affrontare i grandi problemi dell’oggi, dalla economia all’immigrazione, essendo questo il compito “nobile” che è chiamata a svolgere, e che le conferisce il fatto di avere il primato della rappresentanza sociale (e anche perché il pragmatismo del pensiero riformista dovrebbe sempre unire gli ideali alla concretezza). .

    Progetto che ancora non si intravvede, o che appare addirittura piuttosto lontano, e questa incertezza induce inevitabilmente i popoli a rinchiudersi nel presente, in una sorta di comprensibile “autodifesa”, secondo l’antico detto “prima si pensi a vivere e poi a filosofare”, se non ho sbagliato la traduzione della frase latina.

    Se “nel nazionalismo sono incorporati quei valori di sufficienza, di egoismo, di indifferenza…”, come scrive il Direttore, non senza ragione, è però altrettanto vero che il vento di autoconservazione che sta attraversando il Vecchio Continente, potrebbe preludere ad una fase di maggiore apertura e solidarietà, una volta che si sia superata la crisi economica in atto, anche in modo un po’ “egoistico”, perché fino a quando non si riescono a far quadrare i conti in casa propria, e vi è semmai il timore di “impoverirsi”, riesce arduo e faticoso il pensare agli altri, quantomeno per il motivo che non se ne hanno i mezzi finanziari. .

    Paolo B. 22.06.2015

  4. Mi complimento Mauro per questo articolo.
    Dobbiamo però prendere atto anche della realtà: vogliamo uno stato o il “de monarchia”?
    La Società delle Nazioni ha fallito nella prima metà del secolo scorso; l’Organizzazione delle Nazioni Unite, non funziona da tempo ed è un contenitore “svuotato” i Paesi forti curano esclusivamente i loro interessi, e inutile negarlo sono “nazionalisti”ed anche “razzisti” e “colonialisti”. Questo vale per gli USA, come per la Russia, ma soprattutto per Francia, Germania, Inghilterra.
    Noi Italia da tempo non siamo più Stato, avendo ceduto grandissime quote della nostra sovranità.
    Quindi come ne usciamo?
    Personalmente, proprio seguendo la dottrina, rilevo che i principi basilari non vi sono più. Neanche quelli su cui si basa la parola STATO, mentre avanza sempre più la parola ENTE,
    Lo Stato come sappiamo si basa sulla classica definizione: popolo, territorio, confini, sovranità.
    La popolazione non è mai diventata popolo, mantenendo ciascuna cultura le proprie peculiarità.
    Il territorio è alla mercè di ogni violazione e speculazione, come dimostra il fatto che non abbimo più confini e neppure conosciamo chi è, da dove proviene e che lingua parla – con scarsa conoscenza di quella italiana – chi vive e intrapprende nello “stivale”.
    La sovranità è stata ceduta e Parlamento, Governo e istituzioni in genere si comportano alla stregua di una qualsiasi azienda che attua le disposizioni di chi gestisce il potere.
    In definitiva cedendo quanti previsto dall’art 52, con somma gioia di chi non ha più il “sacro dovere” e avendo un ordine pubblico che protocolla sterilizzate denunce dei cittadini abbiamo perso anche la primordiale definizione di Stato Liberale di Polizia, che doveva garantire i confini e appunto l’ordine pubblico.
    In definitiva: perché paghiamo i “tributi”, quando non sappiamo più a che titolo dovremo farlo? Per ingrassare una mastodontica burocrazia inefficiente? Per mantenere le “missioni militari” all’estero, per conto delle “vere” potenze mondiali? per avere in cambio grossomodo il 20% della partecipazione?
    Non vedo all’orizzonte nessun “Decisionista, socialfascista, dittatore, ladro, opportunista, imbroglione, traditore dei lavoratori, ecc.” alla Bettino Craxi, che sulla scorta della nostra storia socialista, partendo da Turati, aveva rivendicato e perseguito la DIGNITA’ e l’ORGOGLIO nazionale, riuscendo a imporre l’Italia come paese rispettato nel contesto internazionale.
    Al di la delle nostre belle e futuristiche analisi, non nutro speranza, ne credo vi sarà qualcuno che “a mali estremi”, proporrà “estremi rimedi” (di quel che predica Bergoglio non voglio neanche parlare).

  5. In un tempo di insicurezze guardare silenti e indifferenti un problema dalle feritoie di un muro sembra un’ottima soluzione a chi a paura. La paura che uccide la ragione però è capace di non farci trovare modi migliori di risoluzione dei problemi. Noi non siamo più un popolo ne cristiano, ne socialista e ora siamo anche impauriti. Socialismo più che mai, si ma con la flebo. Ci vuole il socialismo come cura di un’occidente ammalato di paura, egoismo e di un campanilismo che vede dall’altra parte di un mare solo orde di incivili e razziatori.

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