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Opinioni e commenti
 

Immigrati. Tocca ancora all’Italia
Pubblicato il 18-06-2015


Immigrati-Ventimiglia-sindaco“Per ora ce la facciamo”, ha detto il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, dopo l’arrivo dei migranti spediti indietro dalla Francia: circa 200, tra ieri e oggi. Ma il problema resta, e non solo per Ventimiglia, ma per tutto il territorio nazionale, tanto che è stata indetto un incontro tra una delegazione della Conferenza delle Regioni e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi sull’emergenza immigrazione. Ad annunciarlo è stato il vice segretario del Pd e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, a margine della riunione della Conferenza delle Regioni. Serracchiani ha anche precisato che l’incontro con Renzi si terrà prima del Consiglio europeo in programma il 25 e il 26 giugno prossimi.

L’Italia, nonostante i buoni propositi e le promesse di alcuni Stati (la Francia ha assicurato 10mila alloggi per i profughi ma continua a rispedire indietro i migranti) è rimasta sola nell’accoglienza degli immigrati, ricevendo gli elogi di alcune testate internazionali, ma non sarà in grado di farcela ancora e per molto. Dal rapporto annuale dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), pubblicato oggi e intitolato Global trends si parla di un aumento costante dei migranti a causa delle guerre. Sono 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014, rispetto ai 51,2 milioni di un anno prima e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. Si tratta dell’incremento più alto mai registrato in un solo anno. L’accelerazione principale è cominciata nei primi mesi del 2011, quando è scoppiata la guerra in Siria, diventata la prima causa di migrazione forzata.

Oggi, in tutto il mondo, una persona ogni 122 è un rifugiato, uno sfollato interno o un richiedente asilo. E se i 59,5 migranti forzati componessero una nazione, sarebbe la ventiquattresima al mondo per numero di abitanti. “Siamo di fronte a un cambio di paradigma, a un incontrollato piano inclinato in un’epoca in cui la scala delle migrazioni forzate, così come le necessarie risposte, fanno chiaramente sembrare insignificante qualsiasi cosa vista prima”, ha dichiarato l’alto commissario dell’Onu per i rifugiati, António Guterres. Ma non è questo il solo lato sconvolgente, molti degli Stati, da cui i rifugiati scappano, sono supportati dagli stessi Stati occidentali che poi rifiutano loro l’accoglienza. È il caso dell’Eritrea, su cui si è soffermato il rapporto della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, e da cui emerge che il governo eritreo è responsabile di massicce e gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di una popolazione “controllata, ridotta al silenzio, isolata, vittima di abusi, sfruttata e ridotta in schiavitù”. Nei 22 anni d’indipendenza, l’Eritrea è diventata uno stato-prigione in cui ogni tentativo di opposizione viene stroncato e punito col carcere e con la tortura.

Nel frattempo però l’Europa e i suoi ideali sta naufragando su sè stessa: l’annuncio di un muro in Ungheria ha sconvolto e allo stesso tempo chiarificato quale strategia si adotterà nei prossimi mesi. “Il paese che ha avuto una parte molto importante nell’abbattere la ‘cortina di ferro’, ora ha iniziato i preparativi per costruirne una nuova”. Si legge in un comunicato dei giovani socialisti europei (Yes). “Con questa decisione, insieme alla campagna xenofoba, il primo ministro Viktor Orbán non contribuisce alla soluzione, ma crea più problemi”, si legge ancora.

Il rimbrotto al Primo Ministro ungherese arriva anche dall’Europa, “In Europa sono stati recentemente abbattuti dei muri, non abbiamo bisogno di costruirne di nuovi”, ha detto Natasha Bertaud, portavoce del Commissario Ue per l’Immigrazione Avramopoulos. Si dimentica infatti che già da un po’ un altro membro della Comunità europea, la Bulgaria, ha addirittura issato una barriera di filo spinato al confine con la Turchia per di arginare il crescente flusso di esseri umani, soprattutto rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalla guerra civile in Siria.

Maria Teresa Olivieri

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