domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione. Generale Scalas: basta speculare
Pubblicato il 15-06-2015


Migranti-Salvini-Scalas“Sono proprio preoccupato con questa storia di personaggi politici molto impegnati a salvare l’Italia dagli immigrati”. Esordisce cosi il Gen. Gianfranco Scalas, sessantadue anni, in pensione dal 2011. Era a Nassiriya il 12 novembre del 2003, portavoce della missione italiana “Antica Babilonia”. Era a Nassiriya, così come fin dal 1993 è stato in Somalia, Bosnia, Kosovo, Albania. Sempre con il fazzoletto biancorosso della Brigata Sassari, stretto orgogliosamente intorno al collo. “Oggi – dice – un presidente di Regione, Maroni, afferma in tv, senza alcuna remora, che la scabbia è malattia grave. Grave, anzi gravissimo è l’atteggiamento di chi con parole al vento crea allarmismi. Gli acari più pericolosi sono in Italia. Non si crea becero allarmismo utilizzando il dramma degli immigrati. Il problema va risolto con piani che non hanno saputo né pensare né tantomeno cercare”.

Un uomo, un servitore della patria che ha certamente tanto da raccontare per aver visto e vissuto sulla propria pelle, su quella degli uomini a suoi comandi, le tante difficoltà e disperazione delle genti dei paesi in cui è stato in nome della fedeltà e del giuramento fatto alla Repubblica. In nome di tante missioni di pace che hanno visto, impegnate le forze dell’ordine. Si carpisce l’immagine della verità e del dramma di queste popolazioni ascoltando dalla voce diretta di chi quel dramma l’ha visto compiersi nei Paesi di origine di questi immigranti che sono, come dice Scalas, “uomini, donne, bambini e anziani con l’unico desiderio di ricostruirsi un futuro in libertà e dignitoso”.

La scabbia la conosco bene – continua Scalas – ho visto e bruciato migliaia d’indumenti di tanti in Somalia. Oggi sentirlo da Maroni, presidente del consiglio regionale della Lombardia, e quindi rappresentante delle Istituzioni, mi fa un certo effetto. Dice che la scabbia è una malattia grave! Sarà. Non sono medico, ma a Mogadiscio siamo stati proprio incoscienti nel lavare centinaia di bambini colpiti da scabbia! Penso con terrore alla salute delle crocerossine che ogni giorno ne lavavano a centinaia quanto rischio, ho e hanno corso. Lo dico con amara ironia perché qualcuno non fraintenda le mie parole”.

A dire il vero penso di comprendere l’effetto che le parole di Roberto Maroni suscitano in Scalas, magari è lo stesso che pervade ognuna delle persone di buon senso che preferiscono ragionare e parlare usando il cervello anziché la pancia e soprattutto parlare per non cavalcare l’onda del malcontento generale italiano determinato sicuramente da altre azioni in malafede politica piuttosto che a causa delle persone che fuggono dai luoghi “conquistati” da chi si professa difensore della democrazia.

In Sardegna stanno verificandosi le stesse scene che le Tv mostrano per le stazioni ferroviarie di Milano e Roma. Anche Cagliari, nella centralissima piazza Matteotti, è diventata un accampamento a cielo aperto di profughi. Questa gente non vuole rimanere né in Sardegna né in Italia, vuole andare via, lontano, nell’Europa settentrionale. “Questo non da oggi, ricordo – ci dice il generale – che nel 1994 ho fatto di tutto per aiutare un interprete somalo, lo chiamavo Paolino, scappato per non subire gravi conseguenze per la sua vita. L’ho fatto arrivare ad Assemini a spese mie. Fu assunto a lavorare in una serra da un animo buono di Assemini, dopo qualche mese gli abbiamo dato sostegno e i soldi per raggiungere la Svezia meta prediletta da tanti somali. Oggi vogliono impedire loro di passare, vogliono rispedirli indietro? Facciano pure, ognuno risponde alla propria coscienza e indole. Qui il problema è uno solo, sono molti i responsabili di quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. C’è chi ha lucrato sulla disperazione, ma al contrario dei profughi nessuno vuole cacciarli via dai posti di comando che occupano. Molti di questi poveri disgraziati rischiano la loro vita non appena salgono su quei barconi e partono dalle coste libiche; il problema è lì che deve esser risolto”.

La Libia. Ecco, il problema che nessuno vuole davvero affrontare seriamente, e anche sulla Libia il Generale offre la sua versione. “La Libia fu bombardata tra silenti e discenti con l’Onu spettatrice. Da quando è iniziata l’emergenza di chi scappa per vari motivi da terre dilaniate dalla guerra; dalla Somalia hanno iniziato oltre venti anni fa. L’Onu, su input americano, spesso ha sponsorizzato missioni internazionali come in Bosnia, Kosovo, Iraq Afghanistan. Manca, ed è mancato, un deciso impegno da parte dell’Italia in primis di pretendere una soluzione di missioni e l’apertura di corridoi umanitari. Ci sarà un motivo del perché non c’è stato un tale forte impegno. Una missione in terra libica è ad alto rischio di sicuro, ma perché in Iraq e Afghanistan non lo era? Il dialogo è una cosa seria, ma non è di chi ha i paraocchi e pensa di avere la corsia di favore”.

“Certamente ordine e legalità sono valori universali. Sono e dovrebbero esserlo anche in Italia anche se nell’ultimo periodo pare, esser tutto il contrario. Tra ‘mafia capitale’ e chi vuole radere tutto al suolo con le ruspe, l’immagine chiara che appare sono gli esatti valori contrari. Insomma, chi dovrebbe, come il padre di buona famiglia, dare esempio positivo e corretto, fa tutto il contrario salvo poi incitare all’odio e alla violenza. Due considerazioni/domande; quanti quattrini elargisce ogni anno l’Ue all’Italia per l’emergenza immigrazione? Questi quattrini ‘comunitari’, cioè di tutti, che fine fanno? Il fermo no da parte UE all’Italia, in merito alle quote di immigrati da ripartire in tutta Europa, più che altro pare esser dipendente da un aspetto in particolare: malaffare e corruzione”.

E questo porta a riflettere, se già non lo abbiamo fatto, sulla pochezza di chi invece di fare politica per…, sfrutta ogni debolezza umana per cercare consenso effimero: “Vede, io ho avuto conati di vomito e tanta rabbia quando ci fu chi speculò politicamente sui morti di Nassirya. Altrettanta reazione di fronte a chi specula sui morti in fuga dalle loro case, su disperati la cui causa di disperazione è rintracciabile nelle coscienze anche di chi oggi vuole usare le ruspe e bombardare i barconi. C’è solo da augurarsi seriamente che nei futuri schieramenti politici ci sia gente migliore, che ci siano cittadini che sappiano discernere dalle sparate grosse che si sentono ultimamente. Senza se o ma.”

Pongo al generale un’ultima domanda. Gli italiani sono ancora un popolo civile e propenso al dialogo? La sua risposta, dopo averla sentita, è qualcosa che ti lascia lì a pensare se ancora tu stesso possa definirti, persona civile. “Nazione è quando i cittadini si sentono uniti in valori comuni, Stato è un insieme di varie nazioni. Gli italiani sono un insieme di “come si dice” uniti su facebook contro tutto e sparpagliati contro tutti”.

In conclusione, chi oggi fa politica puntando su allarmismo, mal di pancia, intolleranza, sappia che la legge dello sputo in aria non perdona, torna sempre indietro.

Antonella Soddu

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