lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione, la Ue pensa a un piano B?
Pubblicato il 12-06-2015


Se per la Grecia un piano B non esiste, gli stati europei stanno lavorando a una alternativa per costruire scenari alternativi alla proposta della Commissione sui ricollocamenti da Italia e Grecia, per portare il negoziato fuori dallo stallo (nel caso di conta formale sarebbe probabile un blocco di minoranza).
Almeno questo è quanto fanno sapere da Bruxelles fonti ben informati e vicine al dossier immigrazione. Le stesse fonti spiegano che un primo passaggio informale sarà al consiglio Interni Ue di martedì. Su 28 Paesi tre – Gran Bretagna, Irlanda, e Danimarca – si sono chiamati fuori grazie ad una clausola di eccezione; una dozzina sono contrari; e tre non si sono espressi, tra questi la Lettonia (Paese che ha la presidenza del Consiglio Ue fino al 31 giugno).

“Tutti gli Stati sono d’accordo che occorre fare qualcosa per i richiedenti asilo – sono le parole che ricorrono a Bruxelles – ma l’immigrazione è un tema politicamente molto sensibile a livello nazionale in tutti i Paesi e l’obbligatorietà prevista dalla proposta della Commissione viene vista come un nuovo diktat di Bruxelles, provocando forti ripercussioni in termini di consensi”. Il tentativo è quello di trovare un sistema che “non sia né obbligatorio né volontario. Si cerca una terza via, e ci sono vari scenari possibili”. Il problema quindi è politico, di opportunità. I governi non vogliono prendere decisioni da cui potrebbero essere indeboliti dal punto di vista del consenso. L’occasione per un test a livello di ministri sarà al Consiglio Affari interni di martedì. “Sarà fatto in modo molto informale, a livello di corridoi. Non c’è nessuno a guidare il processo. È a livello di brainstorming. Non saranno fatti circolare documenti, ma ci saranno scambi di idee, per vedere le reazioni”, da lì poi si deciderà come arrivare al vertice del 25 e 26 giugno. Se con una proposta in tasca è però tutto da vedere. Un ‘piano b’ per il negoziato sui ricollocamenti intra-Ue dei 40mila richiedenti asilo da Grecia e Italia viene però smentito dal portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas che ribadisce: “Difenderemo la nostra proposta”, che prevede l’obbligatorietà della ripartizione delle quote, “Fno all’ultima parola”.

Da Bruxelles all’Italia il passo è breve. E le polemiche molte . “L’immigrazione è un problema che vogliamo affrontare con determinazione a partire dalla richiesta di aiuto all’Europa”, ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti. “Questo – ha aggiunto – è un problema europeo e non solo italiano. E’ simpatico e fa ridere che chi fino a ieri ha avuto responsabilità su un tema importante come l’immigrazione e diceva alcune cose, oggi sia il primo ad urlare ed a lamentarsi”. Alludendo a Maroni che da responsabile del ministero degli interni è stato l’ideatore del sistema della suddivisione in quote da distribuire nelle regioni italiane. Mentre il neo governatore della Liguria Toti chiede la sospensione delle assegnazioni nei comuni liguri in “Attesa che vengano adottate dal governo soluzioni più eque” dalla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Piero Grasso, chiede alle istituzioni di essere solidali. “C’è un’esigenza assoluta di accoglienza” e “occorre una coesione sociale e una solidarietà da parte di tutte le istituzioni e gli enti locali, Regioni, Comuni, per cercare di affrontare questo problema”.

A Milano Renzi e Maroni si sono trovati seduti allo stesso tavolo alla conferenza Italia-America Latina e Caraibi. E il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni non si è sentito tirato in causa dalle parole del premier Matteo Renzi che, seduto al suo fianco ha stigmatizzato chi “abbaia alla luna” e preferisce “chiudersi in casa” di fronte alla globalizzazione. “Non si riferiva a me – ha detto –  io uso il cervello, ma purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”, ha infatti risposto ai giornalisti l’ex leader della Lega. Secondo Maroni, specie dopo l’aggressione con un machete a un macchinista di un treno ieri sera a Milano, in Italia in questo periodo “La paura c’è e deriva da fatti concreti, non da chiacchiere: il governo deve intervenire e non so che cosa aspetta”.

Intanto proseguono gli sbarchi. Nel pomeriggio di venerdì nel porto di Reggio Calabria è giunta la nave Driade della Marina Militare Italiana con a bordo 193 migranti. Sono 148 uomini, 30 donne e 15 minori, di cui 9 non accompagnati, di varie nazionalità. Nel clima ormai drammatico e sempre più ingestibile si inseriscono episodi di cronaca sempre più inquietanti come l’aggressione a colpi di machete di giovedì sera a Milano a un capotreno. Un’aggressione che ha reso ancora più serrato lo scontro politico, con Maroni che ha suggerito di imbracciare le armi e se necessario sparare. Anche se gli aggressori in questo caso nulla hanno a che vedere con l’invasione di disperati che arriva dal Nord Africa, visto che hanno origini sudamericane.  “C’è un allarme sociale – ha commentato il segretario del Psi Riccardo Nencini – che rischia di sfuggire di mano. Ciò che è successo nella periferia di Milano è un fatto gravissimo. Vanno studiati rapidamente dei sistemi di controllo e vigilanza efficaci che garantiscano la sicurezza e l’incolumità del personale e dei passeggeri. Ai due ferrovieri – ha concluso – tutta la mia più profonda vicinanza”.

Ginevra Matiz

 

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